Caravaggio nasce a Milano e viene a contatto con il colorismo veneto, fondamentale nella sua pittura, che gli dà una grande sensibilità per le luci e le ombre.
È un uomo violento e irrequieto e va a Roma dove dipinge “nature morte” (in una bottega). È coinvolto in risse e loschi affari e dopo un litigio arriva addirittura a uccidere l’avversario. Fugge da Roma e da molte altre città italiane. Muore a Porto Ercole di malaria e di fatica.
•• Testa di Medusa: è il cardinale Francesco Maria Del Monte, che ospitava Caravaggio nel suo palazzo a Roma, a commissionare l’inquietante opera. È un olio su tela e la tela è incollata su uno scudo circolare di legno, leggermente convesso (curvo verso l’esterno). Il realismo è sconvolgente: la testa mozzata e sanguinante della gorgone (orrenda) Medusa sembra vera. Al posto dei capelli ha un intrico di serpenti. La creatura è dipinta nel momento della decapitazione e la sua espressione è paurosa e sgomenta: la bocca è spalancata e quasi la sentiamo urlare per l’ultima volta; gli occhi ancora ruotano per gli ultimi istanti di vita. Il tema mitologico di Medusa era forte attrazione per molti artisti: anche Cellini e Bernini dipingono la Gorgone (Bernini nel momento in cui i capelli diventano serpenti).

•• Canestra di frutta (alla Pinacoteca della Biblioteca di Milano): anche questa è commissionata dal cardinale Del Monte. È un olio su tela di piccole dimensioni (dipinto intorno al 1600). È una natura morte con una semplice canestra di frutta. Caravaggio osserva minuziosamente la realtà. Nonostante l’insieme sembra essere semplice e disadorno, l’opera è invece frutto di uno studio meticoloso. Il cesto occupa un ideale semicerchio che ha per diametro il lato inferiore del dipinto. Questo creava un problema che Caravaggio risolve in modo raffinato: fa sporgere appena la canestra dal tavolo come per avvicinarla all’osservatore. Dipinge lo sfondo con una luce calda e uniforme così da allontanare la percezione di questo. In più, lo sfondo di colore caldo è in contrasto con i toni freddi delle foglie e della frutta in primo piano.
La natura morta è rappresentata dalle foglie di vite accartocciate, dalle foglie di pesca forate e mangiucchiate da qualche insetto, così come la mela; anche le foglie del limone sono chiazzate e alcuni acini di uva sono schiacciati o mancanti. La realtà appare oggettiva, non abbellita artificialmente. Questo perché Caravaggio osserva la natura e la vede dominata dalla bruttura e dalla morte incombente. Il talento di Caravaggio affascinava il cardinale Borromeo, che però lo vede come immorale e vestito in modo poco curato. La differenza con gli artisti del ‘400 è che Caravaggio non indaga la natura, ma la contempla: è più portato per le emozioni che per la razionalità. Non leggeva i classici perché la Natura era il libro migliore (Galilei, Goldoni).

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