Concetti Chiave
- Il mercantilismo, sviluppatosi tra il 1500 e il 1750, enfatizza l'importanza della quantità di metalli preziosi e la necessità di un intervento statale per proteggere il commercio e promuovere le esportazioni.
- La fisiocrazia, attiva tra il 1758 e il 1780, sostiene il laissez-faire e considera la terra come l'unica fonte di ricchezza, escludendo altri settori dall'obbligo di pagare imposte.
- L'economia classica, rappresentata da Adam Smith, promuove l'idea di un mercato autoregolato e un intervento statale limitato a servizi pubblici essenziali come difesa e giustizia.
- La teoria della finanza compensativa, emersa dopo la crisi del 1929, sottolinea la necessità per lo Stato di intervenire per correggere gli squilibri economici attraverso politiche fiscali anticicliche.
- Keynes propone una finanza funzionale in cui lo Stato deve intervenire permanentemente nel mercato e in campo sociale, non limitandosi solo a politiche anticicliche.
Indice
Il mercantilismo e la sua espansione
Il mercantilismo si sviluppa dal 1500 e dura fino al 1750, dopo aver raggiunto la sua massima espansione nel Seicento con Colbert.
Si crede infatti che la ricchezza degli Stati dipendeva dalla quantità di metalli preziosi che erano al suo interno.
Secondo questa teoria, lo Stato, per essere forte, deve quindi proteggere il commercio attraverso una tassazione molto contenuta e sviluppare le esportazioni, limitando le importazioni attraverso una politica protezionistica.
I mercantilisti considerano quindi l’intervento dello Stato indispensabile.
La fisiocrazia e il laissez faire
La fisiocrazia si sviluppa in Francia tra il 1758 e il 1780, ispirandosi al pensiero del laissez faire: lo Stato dunque non deve intervenire all’interno dell’economia.
Secondo questa scuola, l’unica classe produttiva è quella degli agricoltori, mentre tutti gli altri lavori (artigiani, commercianti…) sono considerati classe sterile perché non produce nuova ricchezza, ma si limita a conservare nei suoi prodotti il valore dei mezzi di produzione impiegati.
I fisiocrati ritengono che la terra sia l’unica fonte di ricchezza e che i proprietari fondiari siano i legittimi detentori di tale ricchezza.
Pertanto, l’unica classe tenuta al pagamento delle imposte è quella dei proprietari terrieri.
L’intervento dello Stato non è indispensabile, in quanto l’economia è regolata da leggi superiori.
L'economia classica e Adam Smith
L’economia classica si sviluppa in un periodo storico (1776-1848) fortemente caratterizzato da fatti, invenzioni e scoperte scientifiche che contribuiscono alla trasformazione dell’economia da agricola a industriale.
Adam Smith ha una concezione liberista del mercato, come sistema economico in grado di “autoregolarsi”, una volta lasciato libero di funzionare.
Si parla a tal proposito di finanza neutrale, secondo cui lo Stato non deve turbare l’equilibrio del mercato, limitandosi ad offrire i servizi pubblici essenziali.
Smith individua quindi una serie di attività istituzionali in cui è opportuno l’intervento dello Stato: difesa, giustizia e ordine pubblico.
Il finanziamento di tali settori deve interessare tutti i cittadini mediante il pagamento di imposte, che rappresentano il corrispettivo dovuto allo Stato per ottenere i servizi pubblici essenziali.
Per Smith, lo Stato può altresì intervenire in quei servizi in cui il privato non è interessato ad investire.
Si aveva quindi idea di un bilancio statale in pareggio.
John Stuart Mill e la finanza sociale
Nell’Ottocento, John Stuart Mill elabora una teoria della finanzia sociale, secondo cui lo Stato deve intervenire per proteggere le classi sociali più deboli, alleviando le differenze che il sistema liberale ha creato tra le varie classi sociali, tutelando quindi i disoccupati, i minori e gli analfabeti.
Nell’Ottocento, Karl Marx aderiva alla corrente di pensiero del determinismo, secondo il quale tutto era già definito (in base a quanto era accaduto in passato, si poteva anche stabilire il futuro).
Secondo Marx – come i borghesi avevano fatto la Rivoluzione francese e con la proprietà privata erano diventati la classe egemone – i proletari con l’abolizione della proprietà privata a seguito di una rivoluzione, sarebbero diventati la classe egemone.
Dunque, di conseguenza, non sarebbe più esistito lo Stato in quanto non più necessario, perché tutti gli organi statali erano ormai superflui in quanto anche i ladri non sarebbero esistiti perché non potevano rubare le cose di tutti, e perciò anche la polizia non era più necessaria.
La teoria marxista, però, era utopistica.
La crisi del 1929 e la finanza compensativa
Con la grave crisi economica americana del 1929, emerge l’incapacità dei sistemi economici di autoregolarsi senza interventi esterni.
Prende così corpo la convinzione che lo Stato possa intervenire, ogniqualvolta si presentino degli squilibri, attraverso una politica anticiclica.
In base a questa teoria della finanza compensativa (o anticiclica), lo Stato deve intervenire correggendo eventuali squilibri momentanei dell’economia.
Nei periodi di recessione, lo Stato doveva aumentare la spesa pubblica; nei periodi di espansione, doveva ridurre la spesa pubblica.
Il bilancio dello Stato non doveva essere in pareggio, ma:
• Quando il PIL era in recessione, lo Stato doveva essere in disavanzo (spese > entrate);
• Quando il PIL era in espansione, lo Stato doveva essere in avanzo (entrate > spese).
Keynes e la finanza funzionale
Terminata la crisi, Keynes sosteneva una teoria della finanza funzionale, secondo cui lo Stato deve operare nel mercato in modo permanente, non solo attraverso una politica anticiclica, ma anche mediante interventi in campo sociale.
Il bilancio dello Stato, quindi, non diventa più il fine, ma il mezzo con il quale raggiungere gli obiettivi.
È quindi compito dello Stato stabilire una “base” di parità per tutti.
L’eccesso di interventi all’interno dello Stato, però, rischia di ridurre la meritocrazia.
Dunque, in funzione degli obiettivi sociali stabiliti dallo Stato, si definisce poi il bilancio dello Stato (che poi è sempre in disavanzo).
Con la finanza funzionale, si è quindi ampliato il ruolo dello Stato.
La teoria delle scelte pubbliche
La teoria delle scelte pubbliche nacque in America negli anni Settanta.
La scuola studia i comportamenti dei protagonisti delle scelte pubbliche (politici). Questi non si comportano in modo da raggiungere gli obiettivi politici e sociali che garantiscono il benessere a tutti i cittadini, ma risentono di interessi personali e di vari tipi di condizionamenti.
Tutto ciò fa presumere che vi sia un fallimento dello Stato che non può garantire l’efficace utilizzo delle risorse economiche.
Si afferma quindi la necessità di un nuovo patto sociale, che consenta un ridimensionamento dell’intervento statale attraverso vincoli rigorosi al debito pubblico e all’emissione di moneta.
Si cerca pertanto di non sprecare per ritornare ad una finanza con un bilancio in pareggio.
Domande da interrogazione
- Qual è il principio fondamentale del mercantilismo?
- Come si differenzia la fisiocrazia dal mercantilismo?
- Qual è la visione di Adam Smith riguardo all'intervento statale nell'economia?
- Cosa propone John Stuart Mill in relazione alle classi sociali?
- Qual è il concetto chiave della finanza funzionale di Keynes?
Il mercantilismo sostiene che la ricchezza degli Stati dipende dalla quantità di metalli preziosi in loro possesso e promuove una politica protezionistica per favorire le esportazioni e limitare le importazioni.
A differenza del mercantilismo, la fisiocrazia, che si sviluppa tra il 1758 e il 1780, sostiene che lo Stato non deve intervenire nell'economia e considera gli agricoltori come l'unica classe produttiva, mentre gli altri lavori sono visti come "sterili".
Adam Smith promuove una concezione liberista, affermando che il mercato si autoregola e che l'intervento dello Stato dovrebbe limitarsi a servizi pubblici essenziali come difesa e giustizia, senza turbare l'equilibrio del mercato.
John Stuart Mill elabora una teoria della finanza sociale, sostenendo che lo Stato deve intervenire per proteggere le classi sociali più deboli e alleviare le disuguaglianze create dal sistema liberale.
La finanza funzionale di Keynes sostiene che lo Stato deve operare permanentemente nel mercato, non solo con politiche anticicliche, ma anche attraverso interventi sociali, utilizzando il bilancio statale come mezzo per raggiungere obiettivi sociali.