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Il problema del pareggio e le teorie sulla politica di bilancio

Una delle più importanti questioni in materia di finanza pubblica riguarda l'equilibrio del bilancio: se, cioè, debba essere raggiunto il pareggio annuale fra le entrate e le spese di bilancio o se, invece, possa prospettarsi un risultato di avanzo odi disavanzo. La questione si pone in termini diversi a seconda del modo in cui vengono concepiti il ruolo della finanza pubblica e il suo rapporto con il sistema economico nazionale. Nello schema classico della finanza neutrale.
Lo Stato è visto come un'azienda di erogazione che, in ogni esercizio, deve coprire con le entrate il costo dei servizi pubblici. In quest'ottica l'avanzo non si giustifica perché lo Stato non ha l'obiettivo di incrementare il proprio patrimonio netto realizzando degli utili, né deve prelevare risorse senza impiegarle per la spesa pubblica; il disavanzo, a sua volta, si giustifica soltanto in circostanze eccezionali (guerre, calamità ecc.) che rendono necessarie spese di natura straordinaria. Questa impostazione viene superata quando lo Stato comincia a estendere i suoi interventi in campo economico. Al principio rigido del pareggio annuale viene allora a contrapporsi un diverso orientamento, secondo il quale il risultato di bilancio deve essere determinato in relazione agli obiettivi che lo Stato intende perseguire. In proposito sono state formulate diverse teorie, che hanno trovato attuazione nella politica di bilancio di vari Stati.

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