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Universalizzazione del diritto costituzionale


La convergenza tra diversi regimi costituzionali, favorita a partire dal secondo dopoguerra dalle prime convenzioni internazionali, diede vita a uno spazio culturale comune a tutti gli stati, senza altresì abolire l’autosufficienza degli ordinamenti nazionali, che continuavano ad essere fondati sul principio della sovranità.

Il consolidamento di valori comuni tra gli stati ha indotto parte della dottrina a formulare la cosiddetta «teoria dell’universalizzazione del diritto costituzionale».
L’espressione, in particolare, attiene ai vincoli normativi imposti agli stati da organizzazioni sopranazionali (si pensi alla Corte di Giustizia Internazionale) e ai principi essenziali del costituzionalismo (consolidati in convenzioni internazionali ratificate dalla maggior parte dei Paesi del mondo (si pensi, ad esempio, alla Carta delle Nazioni unite, ratificata da 193 Stati).
A proposito di questa «globalizzazione giuridica» gli studiosi hanno parlato di diritto costituzionale cosmopolitico o aperto, espressione che attiene a una sorta di diritto costituzionale comune a ogni Stato.
Tribunali nazionali e internazionali sono tenuti a risolvere casi che oltrepassano i confini statali: non esiste, dunque, una netta scissione fra le competenze di giudici nazionali e internazionali. Questa tendenza ha dato vita a una vera e propria comunità giuridica globale, composta da giudici che si riuniscono in convegni scambiandosi idee, e citandosi a vicenda nelle proprie sentenze. In alcuni casi è la stessa costituzione ad orientare l’indirizzo della Corte: l’articolo 39 della Costituzione africana del 1996, ad esempio, dispone che l’interpretazione giurisprudenziale del diritto possa fondarsi anche sul «Foreign law», al fine di uniformarsi il più possibile agli ordinamenti liberali.
Al giorno d’oggi, l’obiettivo più importante dei comparatisti è quello di valorizzare i principi di fondo comuni a tutti gli stati in modo da mettere in risalto le similitudini esistenti tra i vari soggetti di diritto internazionale (presunctio similitudinis). Contestualmente, i comparatisti si propongono di valorizzare anche le differenze che intercorrono tra i vari Paesi al fine di promuovere il pluralismo e la varietà delle cosiddette «memorie culturali» proprie di ogni nazione.
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