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Le giurisprudenze locali


Il primo contributo alla formazione del nuovo diritto costituzionale passa attraverso la cooperazione delle giurisprudenze locali.

È senza dubbio vero che l’attività di queste ultime non vincola la collettività, in quanto si riferisce a casi concreti, ma, allo stesso tempo, il fatto che attraverso di esse, si affermi il carattere universale di principi generalmente riconosciuti consente che le Corti stesse dialoghino, dando risposte analoghe alle simili problematiche che si presentano e che vengono risolte facendo riferimento a un tessuto culturale comune in continua formazione.

Il fatto che un organismo internazionale abbia la possibilità di sostituirsi ai giudici nazionali nella giurisdizione penale, materia espressione della sovranità nazionale per eccellenza, costituirebbe, di per sé, un fatto rivoluzionario. Tuttavia, tale portata, appare fortemente ridimensionata laddove si consideri che il Trattato istitutivo non è mai stato ratificato da Paesi come Israele e Stati Uniti e non vi hanno mai aderito Cina e Russia. È evidente, quindi, come il mancato riconoscimento della giurisdizione di questa Corte da parte di Stati che, spesso, si sono resi colpevoli della commissione degli stessi reati di competenza del Tribunale, crei un’enorme lacuna nei principi che con essa si vogliono sancire come universali. La mancanza di unanimità nel riconoscimento dell’unicità di questo mosaico – che dovrebbe essere generalmente riconosciuto e tutelato – ostacola fortemente il ruolo che il costituzionalismo attuale è chiamato a svolgere: sembra, infatti, si voglia ancora legare la giustizia penale alla sola sovranità statale quando, ormai, ogni fenomeno con cui dobbiamo confrontarci travalica questi confini.
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