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Uguaglianza sostanziale e uguaglianza formale


Oggi si dà per scontato che l'uguaglianza dei cittadini in tutti i campi, considerata come massima espressione della democrazia, sia riconosciuta, ma non è sempre così: non solo negli Stati arretrati, bensì anche in Italia l'uguaglianza è a volte solo formale. L'uguaglianza di fronte alla legge non è riconosciuta nella sostanza: chi si può permettere gli avvocati migliori avrà una miglior difesa processuale rispetto a chi, invece, non può. Un'altra forma di disuguaglianza dinanzi alla legge è rappresentata dai parlamentari che godono dell'immunità parlamentare che li pone un gradini sopra ai “normali” cittadini. E proprio la classe governante, o meglio, quella politica, è oggetto delle maggiori indagini ed inchieste per casi di corruzione ed illegalità. Chi è danneggiato da questa situazione è il resto della popolazione la cui qualità di vita diminuisce per la carenza e per il malfunzionamento delle infrastrutture e dei servizi pubblici.
I primi 12 articoli della costituzione italiana enunciato i principi fondamentali sui quali si basa l’intera costruzione della carta costituzionale. Nell’ambito di tali principi il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo assume particolare importante e consente di comprendere a meglio i diritti e i doveri dei cittadini. In particolare nei primi due articoli, la Costituzione proclama i principi che qualificano il nostro tipo di Stato e società: la democrazia e l’inviolabilità dei diritti umani.
Dunque la democrazia e i diritti dell’uomo non possono essere separati. Ma la storia insegna che il lungo cammino dell’umanità verso la democrazia si è svolto parallelamente alle rivendicazioni dei diritti umani e che, anche oggi, ovunque viene abolita la democrazia, contemporaneamente si aboliscono i diritti dell’uomo. Questi ultimi sono inseparabili dall’uguaglianza. Essi infatti devono esser riconosciuti a tutti in egual misura. Questo principio è proclamato dall’art.3 della Costituzione. Dunque i diritti e l’uguaglianza devono esistere insieme ma il riconoscimento dei diritti ai singoli permette loro di agire secondo le diverse capacità e porta quindi alla differenziazione sociale. Viceversa, la realizzazione assoluta dell’uguaglianza comporterebbe la scomparsa della libertà. Quindi le società rigidamente ugualitarie non possono essere libere perché ci deve essere un’autorità assoluta che elimini le differenze, al contrario, nelle società totalmente libere non può esservi uguaglianza perché ogni individuo farà valere la propria forza e ricchezza. Questo conflitto tra uguaglianza e libertà deve trovare quindi un punto di equilibrio.
Nell’art.3 il principio di uguaglianza è previsto in 2 significati diversi ma complementari:
il primo comma stabilisce il principio di uguaglianza formale come pari dignità e pari soggezione di tutti alla legge senza discriminazioni: tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religioni.
Il secondo comma aggiunge l’uguaglianza sostanziale come effettiva possibilità di tutti di godere dei proprio diritti: La Repubblica limitando la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
L’uguaglianza in senso formale, cioè l’uguaglianza di fronte alla legge, è una conquista storicamente dovuta alle rivoluzioni liberali del 600 e 700 che hanno abolito i privilegi della società feudale. L’uguaglianza in senso sostanziale è l’obiettivo dei movimenti socialisti i quali non si accontentano che la legge tratti formalmente allo stesso modo poiché l’uguale trattamento legale del povero e del ricco, del debole e del potenze non fa che consolidare le ingiustizie sociali.

Uguaglianza formale


L’uguaglianza formale significa uguaglianza difronte alla legge che deve rivolgersi dunque ugualmente a tutti e nessuno è al di sopra della legge. In effetti, così come è scritto nelle aule dei Tribunali, questa è la legge uguale per tutti e sono vietati i trattamenti di favore o sfavore.
Da quest’uguaglianza abbiamo anche l’uguaglianza rispetto alle conseguenze della legge che implica l’imparzialità della Pubblica Amministrazione che deve eseguire la legge senza trattamenti preferenziali e deve esser garantita l’imparzialità dei giudici. In realtà l’uguaglianza di fronte alla legge è lontana dall’essere non solo pienamente attuata ma anche accettata nella coscienza sociale.
Per rafforzare il significato dell’uguaglianza difronte alla legge, la Costituzione indica alcuni divieti di discriminazione, in particolare, i cittadini non possono esser posti a trattamenti legislativi differenziati in discriminazione del sesso, razza, lingua, religione.
In effetti l’inferiorità della donna rispetto all’uomo è una componente tradizionale della nostra civiltà. La costituzione vietando le discriminazioni verso il sesso, ha eliminato così le leggi che mettevano le donne in posizione di dipendenza dal marito, datore di lavoro. Inoltre il nuovo art.117, comma 7, ha previsto che le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica. Alla promozione dell’uguaglianza si ispirano anche le leggi che proteggono la donna dai rischi della maternità non voluta e della violenza, cioè la legge sull’aborto e sulla violenza sessuale ma anche le leggi che favoriscono le lavoratrici-madri.

Il divieto di discriminazioni basate sulla diversità razziale è la reazione ai crimini che furono compiuti in Germania e anche in Italia(leggi razziali del 1938) in particolare contro la comunità ebraica.

Nel nostro paese esistono anche varie comunità di cittadini di lingua non italiana: francese in Piemonte, Valle d’Aosta, tedesca in Trentino-Alto-Adige. Ma un tempo, soprattutto sotto il fascismo, la politica del Governo italiano si basava su un'unica lingua nazionale e dunque si attuò il processo di estinzione delle tradizioni nazionali diverse da quella italiana. A questa visione, si è oggi opposta la convinzione che le diverse culture e identità linguistiche costituiscono una ricchezza per tutti e devono essere protette contro il rischio dell’assimilazione. La costituzione(art.6) prevede una specifica legislazione di tutela delle minoranze linguistiche. Questo è avvenuto in particolare in Trentino- Alto Adige e Valle D’Aosta si è avuto il massimo di questa legislazione prevedendo anche il bilinguismo.

In passato le discriminazioni colpivano anche le fedi religiose diverse da quella cattolica per esempio la persecuzione contro i valdesi terminò solo con l’editto di Carlo Alberto del 1848. Oggi queste discriminazioni riguardano soprattutto gli islamici. L’uguaglianza di religione è ribadita nell’art.8, primo comma, e nell’art 20: le religioni sono libere davanti alla legge. Ma in realtà gli art.7 e 8 prevedono accordi particolari (concordato con la chiesa cattolica e con le altre chiese) e quindi regole differenziate. Sono invece vietate le differenze nei diritti di tutti i cittadini quali l’accesso alle cariche pubbliche(art.51) o godimento dei servizi pubblici.

Il divieto di discriminazioni secondo le opinioni politiche è il presupposto fondamentale della democrazia, cioè tutti gli orientamenti politici possono confrontarsi liberamente. Ma è possibile notare guardando intorno a noi (paesi governati dalle dittature) o indietro nel tempo(fascismo) che coloro che la pensano in modo conforme ai governanti, godono dei pieni diritti. Mentre tutti gli altri ne sono privati. Questo è espresso nell’art48 che prevede l’uguaglianza del voto e l’art.22 che vieta la morte civile stabilendo che nessuno può essere privato per motivi politici della capacità giuridica, della cittadinanza e del nome.

Infine abbiamo il divieto di leggi personali e di privilegio che conferma il principio che davanti alla legge, ogni persona vale quanto le altre e che quindi sono vietate leggi personali e di privilegio. Un’unica eccezione, disposta dalla costituzione, riguardava i membri e discendenti della Casa di Savoia, i quali non erano elettori e non potevano coprire uffici pubblici o cariche elettive. Inoltre gli ex re e ai loro discendenti maschi erano vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale. Questi divieti, dopo l’abolizione della monarchia, sono stati rimossi con la 1. Cost, n1 del 2002 che ha disposto l’esaurimento degli effetti dei divieti previsti dalla disposizione transitoria

L’uguaglianza sostanziale


Indicata come compito della Repubblica dal 2.comma dell’art 3, richiede che l’uguaglianza di fronte alla legge ceda il passo a leggi che stabiliscono trattamenti differenziati per favorire coloro che sono più deboli, indifesi, poveri. Ciò significa che nello Stato Sociale ci siano leggi che distinguono gruppi, classi sociali, per sostenere quelle meno forti.( a differenza dello stato liberale che era indifferente di fronte alle disuguaglianze e ingiustizie). In realtà l’uguaglianza sostanziale è anche la condizione dell’effettivo godimento dei diritti da parte di tutti, ad esempio l’art 32 riconosce a tutti il diritto della salute ma se non si ha denaro sufficiente per pagare un medico, una buona assistenza in ospedale, quel diritto non vale . Dunque lo stato organizza un servizio sanitario per poveri e ricchi. La stessa cosa riguarda il diritto all’istruzione (art.34) che ha portato l’istruzione della scuola pubblica.
L’uguaglianza formale richiede che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge e che non preveda diversità di trattamento, la seconda invece richiede leggi particolari per coloro che nella scala sociale stanno più in basso
Dunque, come si conciliano i due principi di uguaglianza?
La conciliazione sta nel fatto che la legge deve trattare in modo uguale le situazioni uguali e in modo diverso le situazioni diverse. In base a questa regola si giustificano le azioni positive cioè le misure legislative a favore di particolari gruppi sociali sfavoriti. Occorre però tenere presente la differenza che c’è tra il caso in cui la legge distingue e quella in cui la legge discrimina: distinguere è attribuire a ciascuno ciò che gli spetta, discriminare è sottrargli ciò che ragionevolmente gli compete.
Il principio di uguaglianza può esser allora così formulato: la legge deve disporre trattamenti uguali per situazioni ragionevolmente uguali e, trattamenti diversi per situazioni ragionevolmente diverse.
Insomma, è di vitale importanza educare al vivere civile ed alla legalità, coinvolgere i ragazzi e le future generazioni in qualunque tipo di progetto legato al rispetto delle regole per formare nuovi punti di riferimento per le future generazioni senza dimenticare chi nel passato ha dedicato un'intera vita e la vita stessa per diffondere la legalità.
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