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Lo sviluppo del costituzionalismo



Il costituzionalismo trae origine dalle tre grandi rivoluzioni, inglese, americana, francese, e dalle idee illuministiche che le alimentarono, e ha trovato ulteriore impulso nel corso dell’Ottocento liberale e, dopo la crisi successiva al primo conflitto mondiale e l’avvento dei totalitarismi, a partire dalla seconda metà degli anni Quaranta del Novecento. Due sono stati i passaggi che ne hanno caratterizzato lo sviluppo: l’affermarsi dell’idea di cittadinanza e la diffusione del controllo di costituzionalità.

(A) L’idea di cittadinanza. Su questa si basava già la democrazia ateniese, dalle riforme di Clistene e di Pericle in avanti. L’idea di un rapporto fra cittadino e istituzioni, mantenutasi a Roma nel periodo repubblicano e poi lentamente oscurata, venne travolta nel Medioevo dall’organizzazione feudale e corporativa, tanto che la rappresentanza nei primi parlamenti fu composta per ceti. Essa riprese vigore nel momento in cui con la Rivoluzione francese, il 10 brumaio dell’anno II, furono aboliti i titoli (nobiliari ma anche borghesi) e i francesi diventarono non più sudditi ma citoyens (recuperando l’etimo civis). Nelle costituzioni a cavallo fra Sette e Ottocento il riferimento è ai diritti dell’uomo, in omaggio alle dottrine del diritto naturale, ma privilegiando soprattutto i diritti del cittadino (la stessa Francia, che aveva abolito la schiavitù nel 1794, la ripristinò tuttavia qualche anno dopo).

Il recupero dell’idea di cittadinanza portò al cambiamento delle basi stesse del potere statale. Nella fase che precede il costituzionalismo la sovranità era fondata sul principio della monarchia di diritto divino. L’illuminismo, invece, fonda il diritto sulla ragione («etsi Deus non daretur», aveva detto Grozio) e trova la fonte di legittimazione del potere nella «Nazione».

Secondo l’abate Sieyès, alla Nazione spetta il potere costituente: di essa diviene interprete il «terzo stato», cioè la borghesia colta e produttiva che andava affermandosi all’epoca come classe egemone. La borghesia, proprio in quanto soggetto che esprime lo spirito della Nazione, esercita le pouvoir constituant, ponendosi come depositaria della legittimazione costituzionale. I rappresentanti della Nazione riuniti in parlamento si affermano come il nuovo legislatore che non conosce limiti, travolgendo il vecchio diritto romano, la lex terrae, i diritti personali e feudali. «Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione»: così recitava l’art. 3 della Dichiarazione francese del 1789.
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