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Sviluppi del diritto internazionale nel secondo Dopoguerra


Durante il secondo Dopoguerra, sotto il profilo processuale) nell’ambito di varie organizzazioni internazionali si sono previste procedure destinate ad assicurare l’osservanza da parte degli stati delle convenzioni sui diritti umani e a reprimere le violazioni del diritto umanitario.
Sul modello dei tribunali di Norimberga (1945) e di Tokyo (1946), che processarono i massimi responsabili dei crimini commessi da tedeschi e giapponesi durante la Seconda guerra mondiale, nel 1993 e 1994 sono stati istituiti, sulla base di risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, i tribunali penali internazionali rispettivamente per la ex Jugoslavia e il Ruanda. Entrambe queste corti hanno proceduto contro moltissimi imputati: fra questi, l’ex presidente della Serbia Slobodan Milošević, estradato nei Paesi Bassi dove il tribunale ha sede e morto in cella poco prima della conclusione del processo, e i leader serbo-bosniaci, condannati per il massacro di Srebrenica.
Tali esperienze hanno condotto all’istituzione della Corte penale internazionale, prevista da un trattato firmato nel 1998 (lo Statuto di Roma, entrato in vigore il 1o luglio 2002). La Corte è un tribunale permanente (questa la novità che ne fa uno storico progresso). Essa esercita la sua giurisdizione sulle persone fisiche che si siano macchiate dei più gravi crimini di portata internazionale: genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra (nonché l’aggressione, ma solo per gli stati contraenti che hanno accettato la competenza della Corte su questo crimine). La sua giurisdizione è «complementare» alle competenti giurisdizioni nazionali: può agire solo quando sia accertato che queste ultime non vogliono o non possono procedere; e si estende ai crimini commessi dai cittadini degli stati che hanno ratificato lo Statuto o sul territorio degli stessi (sono finora 123).
Un altro esempio importante sotto entrambi i profili, sostanziale e processuale, è costituito dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (e dai successivi Protocolli), la Cedu. Firmata a Roma nel 1950 dai paesi aderenti al Consiglio d’Europa, è oggi il caso più cospicuo di accesso diretto dei singoli a istanze internazionali, attraverso i ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
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