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Ruolo delle consuetudini nel diritto internazionale


Dopo aver definito le caratteristiche e i limiti della carta costituzionale, bisogna studiare il loro rapporto con le fonti prodotte dall’ordinamento internazionale, le quali talvolta possono prevalere sull’ordinamento interno.
Analogamente a quanto accade nel caso delle leggi costituzionali e delle altri fonti del diritto, le fonti del diritto internazionale non sono tutte uguali. Esse si dividono in due categorie principali: le fonti consuetudinarie e le fonti pattizie.
Una fonte consuetudinaria è una fonte fatto, cioè prescinde dalla sottoscrizione di un documento che ne disciplina le caratteristiche; le fonti pattizie, invece, sono fonti atto, scaturiscono pertanto dalla prescrizione di una determinata disposizione. La consuetudine si consolida tramite la costante ripetizione nel corso del tempo di un determinato atteggiamento ripetuto da parte di tutti gli stati. Le fonti consuetudinarie si consolidano, soprattutto, quando tale comportamento comincia ad essere considerato doveroso. Si pensi, ad esempio, alla sfera delle immunità diplomatiche, che rende intangibili i ministri esteri degli stati: tale immunità risale all’epoca delle antiche guerre; essa, pertanto, costituisce una fonte consuetudinaria poiché non è prescritta formalmente dall’ordinamento giuridico ma si è consolidata in seguito al suo costante perpetuarsi nel corso del tempo. In sintesi, è possibile dire che le regole consuetudinarie sono regole antichissime che si sono affermate in via di consuetudine. Talvolta una fonte consuetudinaria può essere codificata: la sua applicazione, però, attiene sempre alla sfera delle abitudini.
Sebbene le consuetudini siano formalmente meno rilevanti di un patto formale, l’ordinamento internazionale prevede che un trattato non possa entrare in contrasto con le consuetudini interne a uno stato.
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