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Mezzi diplomatici del diritto internazionale


Al fine di dirimere un contenzioso in ambito internazionale, nella maggior parte dei casi, si dà vita a un nuovo e risolutivo negoziato finalizzato all’individuazione di un vero e proprio accordo internazionale che risolva giuridicamente la controversia.
Tuttavia, in presenza di una disputa particolarmente aspra, può accadere che i due stati non riescano a individuare una soluzione servendosi del negoziato. In questo caso può essere chiamato in causa un terzo soggetto, a cui è affidato il compito di risolvere il conflitto. Per raggiungere questo obiettivo egli avvia un’inchiesta, proponendo l’utilizzo di strumenti logistici che possano risolvere la controversia.
Il procedimento di inchiesta può essere attivato solo con il consenso delle parti in lite e il risultato che ne scaturisce non è generalmente vincolante, salva diversa disposizione delle parti: ad esempio, la Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare di Montego Bay del 1982 prevede una procedura di inchiesta i cui risultati saranno vincolanti per le parti in lite.
Un ulteriore mezzo diplomatico di risoluzione è la mediazione: anche in questo caso è prevista la presenza di un soggetto terzo rispetto alle parti in disputa. Solitamente si tratta di una personalità di spicco della comunità internazionale (il presidente della C.i.g., un ambasciatore particolarmente eminente, un’istituzione internazionale o persino un altro stato). Il mediatore cerca di individuare determinati elementi mediante cui sia possibile analizzare il punto di vista di ognuna delle due parti, lasciando comunque a loro il compito di giungere alla risoluzione effettiva. Egli presenta alle parti possibili soluzioni del contenzioso e le modifica in base alla loro reazione, fino al raggiungimento, quando possibile, dell’accordo risolutivo.
Alla mediazione si affiancano i cosiddetti «buoni uffici», che costituiscono il livello minimo della mediazione (motivo per cui non sono annoverati tra gli strumenti previsti dall’art. 33). Un esempio tipico di buoni uffici si rinviene nel ruolo svolto dal sovrano dell’Arabia Saudita nella sentenza Qatar-Bahrein del 1994, al quale fu demandato il compito di stabilire e mantenere la comunicazione tra le parti al fine di individuare una pacifica risoluzione della controversia, mantenendo per altro una posizione di assoluta ed evidente neutralità.
Sia la mediazione che i buoni uffici possono essere richiesti da ciascuna delle due parti, sebbene solitamente tali iniziative vengano proposte dal terzo.
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