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Significato e origine del diritto comune


Con l’espressione «diritto comune» si indica il complesso delle fonti del diritto romano giustinianeo (Codice, Digesto, Istituzioni, Novelle) emanate da Giustiniano a partire dal 529 d.C.
Il diritto comune divenne il complesso normativo di riferimento del Sacro romano impero medievale, che si professava erede dell’impero romano. A partire dalla seconda metà del XI secolo, i giuristi della scuola di Bologna coordinarono il recupero e l’adattamento del diritto giustinianeo alle diverse esigenze della società medievale. Per convensoria, i diritti comuni (iura communia) comprendono anche il diritto della Chiesa cattolica romana, che integra il diritto romano giustinianeo ratione materiae (cioè nelle materie di sua competenza: diritto delle persone, matrimonio, usure).

Diritto comune ≠ Common law


Si tratta di due fenomeni giuridici pressoché coevi ma distinti nei contenuti normativi, negli ambiti territoriali e nella durata:
Il common law risale alla conquista della penisola britannica da parte di Guglielmo il conquistatore (1066). I Normanni imposero alle popolazioni autoctone, gli Angli e i Sassoni, le loro consuetudini giudiziarie espresse da corti di giustizia itineranti. Queste consuetudini formano il common law. Il sistema di common law non accolse il modello codificatorio dell’Europa continentale, bensì creò un sistema basato sul valore vincolante del precedente giudiziale. La vigenza del diritto comune si estende fino alla fine del Settecento, quando la rivoluzione francese e la stagione napoleonica aprono l’età delle codificazioni (il codice civile napoleonico è del 1804).
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