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Il 2 giugno del 1946, il popolo italiano, per la prima volta nella sua storia, fu messo in condizioni di pronunciarsi democraticamente sui massimi problemi della vita politica del Paese. Esso fu chiamato alle urne per dare un duplice voto: per il referendum istituzionale, cioè per scegliere tra monarchia e repubblica) e per l’elezione dei deputati all’Assemblea costituente, la quale sarebbe poi stata incaricata di elaborare una nuova Costituzione. Il diritto di voto fu riconosciuto, anche qui per la prima volta, a tutti i cittadini italiani, uomini e donne (suffragio universale). Quanto al referendum istituzionale, la scelta repubblicana prevalse di poco su quella monarchica: per la repubblica si espressero oltre dodici milioni di elettori, contro i quasi undici milioni per la monarchia. Fu una scelta di grande importanza, poiché non si trattava solo di stabilire se avere un re o un Presidente della Repubblica. Era in gioco la continuità con il regime precedente. Con l’abolizione della monarchia, che era il segno più visibile e rappresentativo della vecchia costituzione (lo Statuto albertino), si operò una rottura a favore di un regime integralmente nuovo. Quanto, invece, alla composizione dell’Assemblea costituente emersa dalle elezioni, il quadro politico della nuova Italia vedeva due schieramenti maggiori a confronto: la Democrazia cristiana da un lato, i Partiti comunista e socialista dall’altro; le forze liberali, con un ruolo complementare. Tra queste forze si stipulò il patto che diede luogo alla Costituzione. La Costituzione non nacque quindi dall’imposizione di una forza sulle altre. Essa fu invece una sorta di contratto politico in cui ciascuna parte riuscì a ottenere qualcosa, rinunciando ad altro. Per questo, già dai tempi dell’Assemblea costituente, si parlò di compromesso costituzionale. Il compromesso fu la condizione dell’approvazione unitaria della Costituzione: nel voto finale all’Assemblea costituente, si contarono 453 favorevoli e solo 62 contrari (per lo più gli esponenti della destra legati al regime precedente). Il testo approvato dalla Costituente fu promulgato il 27 dicembre del 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
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