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Referendum statutario


Proprio come nel caso delle leggi di revisione costituzionale e delle altre leggi costituzionali, l’approvazione dello statuto può essere soggetta a eventuale referendum statutario (parte eventuale), ovviamente nei modi e casi previsti dall’articolo 123.
Analogamente a quanto accade per la legge di revisione costituzionale, dunque, la pubblicazione dello statuto non ha effetti costitutivi bensì conoscitivi: entro tre mesi dalla pubblicazione, sarà possibile richiedere il referendum. Solo al termine dei tre mesi, oppure in seguito all’eventuale referendum statutario, lo statuto entrerà in vigore. Esso è pubblicato dal presidente della regione sulla gazzetta regionale.
La pubblicazione successiva all’approvazione implica due distinti termini:
- la possibilità, da parte del governo della repubblica, di sollevare questione di legittimità costituzionale entro trenta giorni;
- la facoltà di richiedere il referendum statutario entro tre mesi.
Data la contemporaneità delle due misure preventive, molti giuristi si sono chiesti quali dei due procedimenti debba prevalere sull’altro. A tal proposito non si esprime né la Costituzione né mai si è espressa la Corte: alcune regioni, autonomamente, hanno stabilito che, qualora il governo sollevi questione di legittimità costituzionale, l’eventuale procedura referendaria sarebbe sospesa. La Corte, invece, si è limitata a definire i due procedimenti coevi egualmente prioritari.
La riforma del titolo V della costituzione, già anticipata dalla revisione dell’articolo 123 della Costituzione (1999) definisce il concetto di potestà legislativa regionale: gli statuti si configurano come vere e proprie fonti regionali del diritto che si collocano a un livello differenziato rispetto alle altre leggi vigenti in quella regione poiché, a differenza di queste ultime, essi sono approvati con una procedura specifica, simile a quella aggravata di revisione. Il primo comma dell’articolo 117 della Costituzione, inoltre, sancisce che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Il suddetto articolo individua le materie in cui lo stato ha la potestà legislativa esclusiva, cioè quelle per cui non è previsto in alcun caso il minimo spazio di intervento regionale: si tratta di numerose e variegate materie di competenza, che spaziano dall’immigrazione ai rapporti internazionali.
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