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Prerogative presidenziali e controfirma ministeriale



Il testo della Costituzione italiana (1948) assegna al presidente poteri rilevantissimi e largamente incidenti sull’esercizio sia delle funzioni esecutive sia delle funzioni legislative sia delle funzioni giurisdizionali: ma con il corollario, per nulla marginale, dell’art.
89 Cost., in base al quale gli atti del presidente non sono riconosciuti come validi se non sono controfirmati da un componente del governo.

La controfirma ministeriale è nelle origini istituto monarchico corrispettivo dell’inviolabilità della figura del sovrano: proprio in quanto questi non era sottoponibile a sindacato sotto alcun profilo, i ministri, cioè i più alti funzionari da lui nominati e suoi più diretti collaboratori, firmando gli atti del re assumevano su di sé ogni responsabilità giuridica.
Ora, l’art. 89 fa riferimento alla necessaria controfirma dei ministri proponenti «che ne assumono la responsabilità» (e per gli atti di valore legislativo anche del presidente del Consiglio dei ministri: promulgazione di leggi, rinvio di leggi, emanazione di decreti legislativi e decreti legge).
Questo riferimento ai ministri proponenti sembra quasi indicare che non si tratti di atti propri del presidente: tanto che si ritiene che ci si trovi di fronte a un vero e proprio errore, anche perché nel testo del progetto sottoposto all’Assemblea costituente c’era scritto, invece, ministri competenti (e in questo senso viene di solito interpretato, anche dalla Corte costituzionale: v. la sent. 200/2006.