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Potere regolamentare regionale


Il potere regolamentare regionale può essere attribuito alla giunta o al consiglio, secondo forme e modalità stabilite dallo statuto di ciascuna regione (v. sentt. 313, 324/2003 e 119/2006).
Quanto alla collocazione nel sistema delle fonti, i regolamenti regionali sono subordinati sia alla legge statale sia alla legge regionale, e non possono sostituirsi ai regolamenti degli enti locali relativi all’organizzazione e all’esercizio delle funzioni ad essi attribuite (v.
sent. 246/2006).
L’art. 116.1 Cost. stabilisce che il «Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti adottati con legge costituzionale». Il procedimento è quello dell’art. 138 Cost., ma con due differenze introdotte dalla l. cost. 2/2001:
1)  quando la revisione dello statuto speciale è d’iniziativa del governo o d’iniziativa parlamentare, il progetto di legge costituzionale deve essere comunicato all’assemblea regionale, la quale ha due mesi di tempo per esprimere un proprio parere;
2)  non si fa comunque luogo a referendum.

L’intenzione è quella di favorire revisioni statutarie promosse dalla regione speciale interessata, o con essa concordate, senza sottoporle all’intero corpo elettorale, e quindi facendo del Parlamento l’unico soggetto cui, in tal caso, è affidata la tutela dell’interesse nazionale (mentre un referendum potrebbe prestarsi a mettere una regione contro le altre).
Sono fonti degli enti locali: gli statuti; i regolamenti.
Gli statuti e i regolamenti locali, già disciplinati dal testo unico sull’ordinamento degli enti locali (d.lgs. 267/2000, Tuel), dopo la riforma costituzionale del 2001, hanno un fondamento negli artt. 114.2 e 117.6 Cost.
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