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Parlamento britannico


Il parlamento costituisce l’organo legislativo dello stato britannico. Esso è composto da due camere che costituiscono un esempio di bicameralismo imperfetto, poiché ad ognuna sono demandati compiti e prerogative diverse:
- la house of lords, la camera non elettiva. Fino alla seconda metà del XX secolo essa era composta da un numero definito di lord spirituali (tra 26 e 30), per lo più rappresentanti della chiesa anglicana e lord temporali (fino a 800), per lungo tempo designati su base ereditaria, oggi individuati tramite nomina governativa.
A partire dalla sua fondazione (XIX secolo), il partito laburista è progressivamente riuscito a limitare l’influenza della House off lord nell’ambito delle iniziative legislative. Il dissenso della camera dei lord, infatti, può rallentare (non ostacolare) l’iter legislativo. Fino allo scorso decennio, inoltre, la house of Lords conteneva al proprio interno il vertice della giurisdizione ordinaria civile e penale: la Corte suprema è stata individuata come organo autonomo indipendente esterno solo nel 2009;
- la house of Commons, invece, è la camera elettiva. Essa è composta da 750 membri eletti mediante il sistema maggioritario a turno unico: la maggioranza relativa nel collegio uninominale è sufficiente per ottenere il seggio. Ciò consente di realizzare maggioranze stabili e ben definite. La funzione legislativa è esercitata attraverso il metodo della pre-lettura. Le possibilità di successo di un’iniziativa legislativa proposta da un singolo parlamentare sono estremamente basse: di solito, infatti, le iniziative che riescono a giungere a termine provengono dal governo.
Fino al 2011, il Parlamento inglese poteva essere sciolto dal sovrano su proposta del primo ministro. Fino ad allora, dunque, in base a una valutazione fatta dal primo ministro e dal suo partito, era possibile indire nuove elezioni: lo scioglimento era funzionale al rafforzamento della posizione politica del suddetto partito. Per evitare questo disequilibrio, nel 2011 è stato stabilito che il parlamento deve restare in carica per cinque anni e che il sovrano possa dichiararne lo scioglimento solo in due ipotesi:
- se è stata presentata una mozione di sfiducia nei confronti del premier in carica e se, entro due settimane, è stato proposto un nuovo soggetto che ricopra l’incarico;
- se è stata attuata una votazione di scioglimento da parte di due terzi della Camera dei comuni.
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