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Legislazione irlandese in materia di aborto


A differenza degli altri Stati europei, la legge irlandese in materia di aborto non trovava ill proprio fondamento su un testo costituzionale vago e impreciso: la Costituzione irlandese, infatti, si esprime in maniera netta contro l’aborto, ponendo sullo stesso piano la tutela della vita prenatale e la vita successiva alla nascita.

Al momento della ratifica del trattato di Mastrick, l’Irlanda lo sottopose a un referendum interno. Poco prima, un gruppo di studenti universitari irlandesi, aveva diffuso una serie di volantini che pubblicizzavano alcune cliniche inglesi in cui era possibile praticare l’aborto. I suddetti studenti vennero denunciati dall’associazione per la difesa dei bambini non nati, la quale sostenne la rilevanza penale dell’atteggiamento posto in essere dagli universitari.
Il giudice irlandese innanzi al quale il caso fu riportato ritenne che esso riguardava la giurisdizione dell’Unione europea e pertanto si rivolse alla Corte di giustizia di Lussemburgo per chiedere delucidazioni.
Alla luce della lettera del trattato di Mastrick che disciplina la libera erogazione dei servizi informativi, il giudice chiese alla Corte di giudicare la legittimità dell’incentivo avanzato dagli studenti universitari in materia di aborto.
La Corte di giustizia affermò che, affinché si potesse configurare una lesione di libertà dei servizi erogati, gli studenti sarebbero dovuti essere dipendenti delle cliniche sponsorizzate. Per questo motivo, la Corte ricondusse il problema sollevato al diritto di manifestare il proprio pensiero e, pertanto, ritenne di non poter rilevare alcun collegamento tra l’atteggiamento degli studenti e il tema legato all’aborto. L’Irlanda si immunizzò dall’applicazione del diritto comunitario laddove esso possa interferire in materia di tutela del diritto prenatale.
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