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Integrazione eteronoma del contratto individuale di lavoro



Le condizioni in cui il lavoratore presta la propria opera e gli obblighi reciproci delle parti sono definiti all’interno del contratto individuale di lavoro, il cui contenuto è vincolato al rispetto delle fonti eteronome: prima di tutto la legge e, in secondo luogo, il contratto collettivo di lavoro.

La legge e il contratto collettivo, le due principali fonti lavoristiche, danno a loro volta contenuto ai contratti individuali di lavoro.
Affinché la contrattazione collettiva incida sui contratti individuali, è necessario che le parti interessate vi aderiscano volontariamente: così i contratti individuali vengono integrati da quelli collettivi.
L'incidenza della legge, invece, può essere ricavata dalla lettura dell'articolo 1374 c.c., il quale stabilisce che «il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte quelle conseguenze che ne derivano secondo la legge».

Molti giuristi ritengono che questa disposizione comprometta l'autonomia contrattuale delle parti: l'ordinamento giuridico può interferire con le valutazioni private per proteggere i valori fondamentali e, per questo, il contratto non può considerarsi un affare riservato meramente ai contraenti.
In sostanza, il contratto è un mix di effetti voluti dalle parti e imputati dalla legge: si tratta di una fonte autonoma ed eteronoma insieme. Il contratto di lavoro subordinato è uno degli esempi più tipici a tal proposito: dopo l’iniziale e libera manifestazione del consenso dei contraenti, il contenuto della disciplina è in pratica sequestrato dalle fonti eteronome (legge e contrattazione collettiva); l’autonomia individuale può limitarsi a prevedere clausole di miglior favore, qualora il lavoratore riesca ad ottenerle.
A causa dell’elevatissima ingerenza esterna nella determinazione delle fonti lavoristiche, alcuni studiosi sono persino giunti ad affermare che il rapporto di lavoro subordinato non ha natura contrattuale. Questa tesi è avvalorata dal fatto che nell’art. 2094, in cui si definiscono le caratteristiche del prestatore d’opera, non viene precisato se la subordinazione deriva dal contratto.
La dottrina maggioritaria, comunque, continua a considerare i rapporti lavoristici prevalentemente fondati sul diritto dei contratti.