Incostituzionalità di una legge e il "Lodo Alfano"


Che cosa succede fondamentalmente quando la Corte costituzionale decide che una legge non possiede i necessari requisiti di costituzionalità, cioè quando giudica che tale legge violi i principi costituzionali fondamentali? Lo spiega l'articolo 136, al primo comma, che afferma che quando la Corte dichiara l'illegittimità costituzionale di una norma o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. Il potere dei giudizi della Corte quindi è notevole anche perché contro le sue sentenze non è ammesso appello: cioè non si può chiedere a un altro tribunale di pronunciarsi di nuovo sull'argomento che è stato oggetto di una sentenza della Corte. È molto importante considerare però che la Corte costituzionale non può agire di sua propria iniziativa; né può agire su istanza di singoli cittadini. La legge che ordina il funzionamento della Corte ha stabilito infatti che la Corte possa esaminare la legittimità costituzionale di una data legge solo se l'eccezione di costituzionalità viene sollevata davanti a un tribunale nel corso di un procedimento giudiziario o se sollevata da un organo dello Stato che si appella alla Corte. Queste norme riducono evidentemente il raggio d'azione della Corte, che nondimeno resta un fondamentale organismo di controllo e di garanzia. Un esempio di intervento della Corte costituzionale di fronte all'eccezione di incostituzionalità sollevata nei riguardi di una importante legge recente. Nel luglio del 2008 il Parlamento ha approvato una legge proposta dal ministro di Grazia e Giustizia, Angelino Alfano, e approvata dal Consiglio dei ministri presieduto da Silvio Berlusconi, che prevede che i processi penali nei confronti della Repubblica, del presidente del Senato, del presidente della Camera e del presidente del Consiglio dei ministri fossero sospesi dal momento in cui una persona avesse ricevuto uno di questi incarichi fino al momento in cui avesse concluso il suo mandato. Nel linguaggio corrente la legge è stata definita "lodo Alfano". Nel settembre del 2008, nel corso di due processi che vedevano imputato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è stata sollevata l'eccezione di costituzionalità nei confronti del "lodo Alfano", che è dunque stato rinviato al giudizio della Corte costituzionale. Il 7 ottobre del 2009 la Corte si è pronunciata e ha giudicato la legge incostituzionale per violazione dell'articolo 3 della Costituzione che afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguale davanti alla legge; ha comunque aggiunto che per introdurre le norme previste dalla legge sarebbe stata necessaria una legge costituzionale.

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