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Impugnazione degli statuti ordinari



Il governo può impugnare gli statuti delle regioni ordinarie davanti alla Corte costituzionale entro 30 giorni dalla pubblicazione. Questa avviene al solo scopo di dare notizia dell’avvenuta approvazione consiliare.
Sempre dalla pubblicazione notiziale decorre il termine di 3 mesi entro il quale un quinto dei componenti del consiglio regionale o un cinquantesimo degli elettori della regione possono chiedere che lo statuto sia sottoposto a referendum.
Richiesto il referendum, occorre che si pronunci a favore la maggioranza dei voti validi (non c’è quorum strutturale) e lo statuto viene così promulgato. Per quanto riguarda l’oggetto del quesito referendario, esso deve riguardare l’intero testo statutario, e non singole parti (sent. 445/2005).

Tutte le quindici regioni si sono dotate di un nuovo statuto, pur con anni di ritardo (le prime nel 2004 e via di seguito le altre, ultima la Basilicata nel 2016).
Accanto ai vincoli relativi ai suoi contenuti specifici (v. dopo), lo statuto deve rispettare il limite generale indicato nell’art. 123 dell’«armonia con la Costituzione». Fermo ovviamente restando che lo statuto non può che rispettare ogni singola disposizione costituzionale, «armonia» indica qualcosa di più. Si tratta di vincoli statutari e formali che, necessariamente, il governo e il legislatore devono rispettare.