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Res sacre, tecniche e miste



Le fonti del diritto ecclesiastico tengono conto della distinzione fra:
- res sacrae, spettanti al pontefice;
- res tecniche, appannaggio dello Stato;
- res mixte, di competenza concorrente fra Stato e Chiesa. Ne è un esempio l’aborto: si tratta infatti di una materia in cui convivono questioni di carattere temporale e di carattere spirituale.

A partire dagli anni ’90 del XX secolo ha inizio la stagione del c.d. diritto ecclesiastico regionale: le regioni cominciano a instaurare un dialogo sempre più aperto con le conferenze episcopali e i vescovi iniziano a trattare attivamente con comuni e province.

Questo processo dà il via a un’apertura sempre più netta da parte dello Stato nei confronti delle confessioni religiose. Bisogna distinguere le confessioni religiose dalle associazioni: le prime sono soggetti costituzionali con capacità di tipo pubblicistico (possono contrattare con lo Stato); le seconde riuniscono persone accomunate dallo stesso credo.
In Italia, le confessioni godono di tre statuti giuridici:
1) statuto con normazione minima, tipico delle confessioni non molto diffuse in Italia (ad esempio l’islamismo). Sono equiparate ad associazioni non riconosciute (art. 36 c.c.);
2) statuti con principi conformi all’ordinamento giuridico italiano;
3) statuti che costituiscono un’intesa.