Concetti Chiave
- Lon Fuller, giurista e filosofo del diritto, ha vissuto tra il 1902 e il 1978, insegnando a Harvard e influenzando il dibattito giuridico, ma poi è caduto in un oblio accademico.
- Negli anni '90, Fuller è stato riscoperto, con il suo pensiero che emerge in modo implicito in autori contemporanei, sebbene non sia facilmente catalogabile in una sola corrente filosofica.
- Fuller critica il giuspositivismo, contestando la sua separazione tra diritto e morale e sostenendo che il metodo analitico non cattura la complessità del fenomeno giuridico.
- Propone una visione del diritto come un processo dinamico e in costante evoluzione, contrapposta all'idea di un diritto statico e immutabile.
- Fuller cerca di riconciliare dicotomie come mezzi e fini, sottolineando la loro interconnessione e l'importanza di un approccio che consideri il diritto come uno strumento di organizzazione sociale.
Qual è la vita e l'opera di Lon Fuller?
Lon Fuller nasce nel 1902 e muore nel 1978. opera dalla fine degli anni 20 fino alla fine degli anni 60.
Durante il percorso di ricerca è stato un grande giurista, filosofo teorico del suo tempo, era famoso, ha insegnato a Harvard, ma è anche un grande giurista positivo, dopo la pensione del 68 e dopo la morte, sparì dal panorama degli studi di filosofia del diritto, cade in una sorta di limbo e pochissimi autori se ne occupano.
Chi se ne occupa lo fa in maniera accidentale, chi studia Hart a un certo punto di imbatte in Fuller, ma non è mai il centro del discorso.
La riscoperta di Fuller
Dagli anni 90 inizia una riscoperta di questo autore, in America, in Europa. Il pensiero di Fuller è molto presente anche se in maniera latente e implicita nel dibattito contemporaneo.
Dworkin attinge pesantemente dalla filosofia del diritto di Fuller ma non lo richiama mai.
Come mai è scomparso? Fuller non è riconducibile a una corrente di pensiero, non abbraccia nessuna prospettiva in maniera definitiva. Crea una teoria nuova tra 3 prospettive, ciò ha determinato la sua scomparsa dal punto di vista scientifico, non è giuspositivista, non è giusnaturalista, non è un realista.
Critica al giuspositivismo
Perché Fuller critica in modo così acceso il metodo standard del positivismo giuridico? All'inizio del suo percorso scientifico, anni 30-40 in America, nel "diritto alla ricerca si sé stesso" monografia del 40, produce un pensiero anti positivistico. La cultura dominante in America era quella positivistica, i teorici del diritto erano imperativisti, si rifacevano alla teoria di Austin, o al realismo giuridico, altri subivano il fascino di Hans Kelsen. Tutti aderiscono a una tradizione di pensiero giuspositivismo. In maniera molto dura lui dice che è un anti positivista e spiegherà il suo mal contento.
Il metodo giuspositivista
Dimensione molto ampia quella del giuspositivismo, se c'è qualcosa che la identifica, senza di essa non si è giuspotivisti, è l'idea della separazione tra diritto e morale. Tutti gli autori credono che il diritto sia un oggetto dotato di una sua oggettività fuori da noi e noi possiamo studiarlo con un metodo rigoroso, analitico, neutrale, avalutativo. Posso descriverlo e osservarlo, la descrizione diventerà della scienza giuridica. Una cosa sono i meriti o demeriti, che il diritto sia giusto o ingiusto, altra cosa discutere se il diritto giusto o ingiusto. Idea che permane in Kelsen e in Hart.
Lon Fuller critica questa idea, lui non usa gli argomenti dei giusnaturalisti come Tommaso d'Aquino, i quali dicono che il diritto non è soltanto quello. Austin dice che il diritto studiato è quello che è valido, è valido perché è posto dal sovrano. Schema che si ripete anche negli altri autori, scompare il sovrano ma compare l'idea di stato dell'ordinamento giuridico.
Il diritto valido è il diritto giusto. Che cos'è giusto? Esiste la giustizia?
Vuole combattere contro il giuspositivismo ad armi pari, lui vuole criticare il METODO del giuspositivismo, il metodo che usano per studiare il diritto, giuspositivismo metodologico.
Quando studiamo qualcosa è importante il metodo, io sto creando anche una differente idea di diritto. Fuller crede che il metodo che usano i giuspositivisti, inserisce realisti, normativisti, per lui il loro metodo è molto problematico, è un metodo che non ci permette di vedere il diritto nella sua complessità, ci fa perdere di vista l'idea del diritto.
La complessità del fenomeno giuridico
Secondo Fuller, il fenomeno giuridico è un fenomeno troppo complesso, influenzato da così tanti fattori, il fatto di studiare il diritto con un tratto puramente analitico, per Fuller è molto problematico. Se l'oggetto è complesso il metodo con cui lo studiamo deve essere complesso.
Fuller è convinto che (pensiamo a Kelsen come punto di riferimento) queste teorie hanno sempre teso a dividere il diritto creando sempre più piccole dicotomie e opposizioni. La prima grande divisione è tra diritto e morale. Differenza tra il fatto e il valore, una cosa è il mondo dei fatti, l'altra del mondo del valore, una cosa è descrivere, una cosa è prescrivere, distinzione mezzi e fine, diritto e società, queste opposizioni di cui si nutre il giuspositivismo sono delle dicotomie di fatto ingiustificate. Dicotomie che possono essere portate avanti con grandi sforzi analitici ma nella realtà queste opposizioni di fatto non esistono.
Nella realtà concreta, nella natura, fatto e valore sono uniti, sono fusi insieme, lo stesso vale per le altre dicotomie. La divisione crea dei problemi.
Fuller dice che le opposizioni devono essere riconciliate, non c'è distinzione netta tra essere e dover essere, tra diritto e morale. La sua operazione scientifica tende a conciliare le dicotomie.
Fuller vuole superare la distinzione più importante, tra fatto e valore.
L'esempio della narrazione
Ci propone un esempio. Ammettiamo che qualcuno ci ha raccontato una storia e noi vogliamo raccontarla a qualcuno. Nell'atto di riraccontare saremmo mossi da 2 forze, fuse insieme che è difficile capire dove inizia una e dove finisce l'altra. Per un lato raccontiamo la storia come fatto, come esse è, ma un'altra forza ci spingerà a modificarla nel tentativo di migliorarla, ovvero come dovrebbe essere secondo la nostra sensibilità.
Magari il narratore era così bravo e noi non dobbiamo migliorarla ma quella forza subentra non solo perché vogliamo migliorare qualcosa, ma magari c'è qualche lacuna, qualcosa che non ricondiamo e quel vuoto viete colmato. Esempio interessante applicabile a qualunque attività umana tendente a un fine. Laddove c'è un'attività umana che ha uno scopo, per Fuller ogni attività tendente a uno scopo ha sempre queste due forze che lavorano insieme, fonte a migliorare l'attività in questione.
Quando parliamo di diritto e dell'attività del giudice, distinguere tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere è qualcosa di improprio o di impossibile, il dividerli è un'attività del tutto ingiustificata e impossibile.
Il diritto in costante divenire
Ci sono moltissime conseguenze, passo del non ritorno. A livello giuridico scaturisce l'immagine di un diritto, è un percorso in costante divenire, ogni atto non è altro che un'incisiva o tenue modifica del diritto d'innovazione. L'idea di un diritto statico non raccoglie l'esperienza giuridica di cui parla Fuller.
Fuller vuole avvicinare il diritto alle persone.
Riconciliare mezzi e fini
L'idea di Fuller è di riconciliare opposizioni, dicotomie che l'individuo ci presenta come necessarie e indispensabili, dicotomia tra mezzi e fini, l'idea che il diritto è uno strumento di organizzazione sociale, un mezzo che organizza una materia, idea univoca. Il rapporto tra mezzi e fini è un rapporto che va vito nel senso inverso, il mezzo modifica il fine ma anche il fine modifica il mezzo. Scegliere tra i due corni della dicotomia per lui non è esatto.
Studio del buon ordine sociale è la teoria del diritto, la scienza giuridica non è semplicemente una scienza neutrale avalutativa a prescindere dalla sua connotazione sociale. Studio della buona organizzazione sociale.
Fuller propone un metodo antitetico rispetto a tutti quelli dei giuspositivisti.
Domande da interrogazione
- Qual è il contributo principale di Lon Fuller alla filosofia del diritto?
- Perché Fuller è stato trascurato nel panorama degli studi giuridici dopo la sua morte?
- Qual è la critica di Fuller al metodo giuspositivista?
- Come Fuller utilizza l'esempio della narrazione per spiegare il suo pensiero giuridico?
- Qual è la visione di Fuller riguardo al diritto e al suo sviluppo?
Lon Fuller ha offerto una critica incisiva al giuspositivismo, proponendo un metodo che riconosce la complessità del fenomeno giuridico e la necessità di conciliare le dicotomie tra diritto e morale, fatto e valore, e mezzi e fini.
Fuller è scomparso dal dibattito scientifico perché non si allinea a nessuna corrente di pensiero dominante, risultando difficile da classificare come giuspositivista, giusnaturalista o realista, il che ha portato a una sua marginalizzazione.
Fuller critica il metodo giuspositivista per la sua rigidità analitica, sostenendo che non riesce a cogliere la complessità del diritto e delle sue interrelazioni con la morale e la società, proponendo invece un approccio più integrato.
Fuller utilizza l'esempio della narrazione per illustrare come le forze di fatto e valore siano fuse insieme in ogni attività umana, suggerendo che nel diritto non si possa separare ciò che è da ciò che dovrebbe essere, poiché entrambe le dimensioni si influenzano reciprocamente.
Fuller concepisce il diritto come un fenomeno in costante divenire, dove ogni atto giuridico rappresenta una modifica e un'innovazione, rifiutando l'idea di un diritto statico e promuovendo un approccio che avvicina il diritto alle esperienze delle persone.