Mongo95 di Mongo95
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Nel clima conflittuale che prelude allo scoppio della prima guerra mondiale, si assiste ad un progressivo indebolimento del sistema parlamentare, con la figura del Re che tende a riassumere i suoi poteri e il ruolo del Governo che viene valorizzato.
Nel dopoguerra, il sistema istituzionale è incapace di affrontare i problemi connessi alla vittoria militare, nonché alla riconversione dell’apparato produttivo (dall’industria bellica al normale tipo di industria di un periodo di pace) e della Pubblica Amministrazione. Le forti tensioni sociali portano alla nascita di nuovi partiti estremisti che puntano allo scontro politico (1919 partito fascista guidato da Benito Mussolini, 1921, dopo il Congresso di Livorno, il PCI guidato da Antonio Gramsci). La situazione politica, economica, sociale di grande tensione vede come conseguenza la diffusione di scioperi e squadrismo (vedi Fasci di combattimento). Il movimento fascista guadagna sempre più consensi, al punto tale che Mussolini, accompagnato da 20,000 camicie nere, il 28 ottobre 1922 osa la Marcia su Roma. Il Re Vittorio Emanuele III, di conseguenza, affida a Mussolini l’incarico di formare il Governo in sostituzione di quello di Facta. Il partito fascista non ha la maggioranza alle camere, quindi si tratta di un governo di minoranza (minoritario). Tanti sono coloro che accusano il re sabaudo di aver contribuito, e non arrestato, l’ascesa del fascismo. Il Governo Facta aveva proposto un decreto di stato di assedio, che avrebbe attribuito alle forze armate il potere di disperdere il ribelli. Ma il Re si rifiuta di firmarlo. Si assiste quindi ad una rottura delle regole costituzionali: la possibilità di adozione del decreto era un potere formalmente regio, ma sostanzialmente governativo.

Dato l’aspetto minoritario del Governo di Mussolini, le forze liberali hanno ancora la speranza di ribaltare la situazione. Di conseguenza l’opposizione è ancora debole. Succede però che nel 1923 viene varata la legge elettorale “Acerbo”, per la quale la lista che avesse ottenuto la maggioranza con una percentuale superiore al 25% dei voti si sarebbe aggiudicata i 2/3 dei seggi. Le elezioni del 19245 consacrano il PNF come primo partito con il 51% dei voti. È un periodo elettorale caratterizzato da un grande clima intimidatorio, che viene denunciato in Parlamento del deputato Giacomo Matteotti. Dopo pochi giorni verrà ritrovato assassinato. In segno di protesta tutti i deputati dell’opposizione scelgono di ritirarsi dai lavori. Avviene il cosiddetto “Aventino” (in ricordo del colle sul quale usavano rifugiarsi i plebei in caso di protesta contro i patrizi ai tempi della civiltà latina). Mussolini risponde con un discorso alla Camera nel gennaio 1925 (“discorso del bivacco”), nel quale si assume tutte le responsabilità dei fatti ed espone il programma che caratterizzerà il suo governo totalitario.
Il fascismo si consolida grazie alla creazione di una serie di norme, le leggi “fascistissime”. Nell’ottobre 1925 i sindacati vengono ridotti a due (entrambi di stampo fascista), uno per i lavoratori e l’altro per il padronato. Inoltre è abolito il diritto di sciopero. Nel dicembre 1925 tutti i poteri vengono affidati al Capo del Governo, che viene anche dichiarato non più responsabile di fronte al Parlamento, ma solo nei confronti del sovrano. Si elimina quindi il legame fiduciario. I lavori delle Camere vengono subordinati al Capo del Governo. Non possono essere poste all’ordine del giorno questioni senza la sua autorizzazione. Eventuali suoi provvedimenti, se respinti dal Parlamento, potevano essere immediatamente riproposti.
Nel gennaio 1926 vengono rafforzati i poteri normativi dell’esecutivo. Può emanare norme giuridiche, senza efficaci garanzie d’intervento da parte delle assemblee legislative. (delegazione legislativa senza limiti; decreti leggi; regolamenti governativi; regolamenti ministeriali). Nell’ottobre del 1926 vengono abolite le libertà di stampa per gli esponenti, partiti e organizzazioni antifasciste, e i deputati che avevano partecipato alla Secessione dell’Aventino vengono dichiarati decaduti.
Nel 1928 il Gran Consiglio del Fascismo viene istituzionalizzato. Da organo di partito quindi esso diventa un organo di Stato. Il suo capo è anche il Capo del Governo. Ha importati compiti costituzionali. Nello stesso anno viene creata una nuova legge elettorale per la Camera: unica lista nazionale (“listone”) formata da deputati da sottoporre al corpo elettorale scelti dal Gran Consiglio. Era prevista soltanto la loro approvazione in blocco.
Nel 1929 si assiste ad una grande apertura politica nei confronti dello Stato del Vaticano. Si hanno i Patti Lateranensi e il Concordato, che riconoscono la religione cattolica, apostolica e romana come sola religione di Stato. Si regolano privilegi e controlli nei confronti della Chiesa cattolica: le “rex mistae”, cioè il matrimonio, l’insegnamento della religione nelle scuole, l’assunzione di religiosi a dipendenze statali. La nomina dei vescovi subisce ora il controllo del governo, e prevede un giuramento di fedeltà ad essa.
Nel 1938 si hanno le leggi razziali contro ebrei, che non potevano diventare dipendenti pubblici, possedere capacità successoria e aveva accesso ad una più ristretta scelta di posti di lavoro. C’è una generale compressione dei diritti politici e di libertà.
Nel 1939 la Camera viene sostituita dalla Camera dei fasci (Duce e componenti del PNF) e dalle corporazioni. La Camera quindi non è più rappresentativa.
Dopo la disastrosa avventura fascista nella Seconda Guerra Mondiale e il crollo del consenso nei confronti di Mussolini, il 24 luglio 1943 si riunisce il Gran Consiglio del Fascismo (non accadeva dal 1939), che invita il Re a riassumere i suoi poteri, l’iniziativa politica, come previsto dallo Statuto Albertino (articolo 5). Si tratta quindi di una sostanziale sfiducia nei confronti del Governo di Mussolini. Il Re revoca il Duce dalla guida del Governo e nomina Badoglio nuovo Capo del Governo. Mussolini viene arrestato, il PNF viene sciolto, così come Camera dei Fasci e delle Corporazioni e il Tribunale speciale per la difesa dello Stato (creato nel 1927 per perseguire crimini
politici). Il Governo Badoglio è un governo pseudo militare e di non fascisti, si assiste ad uno smembramento del vecchio apparato. Tutti gli atti aventi forza di legge, in assenza di un Parlamento, vengono assunti dal Governo.
Il 3 settembre 1943 avviene l’Armistizio tra Re e Alleati. Il Re fugge a Brindisi, dove avrà sede il nuovo governo, con Badoglio, sotto protezione alleata. Essendo il Re a capo delle forze armate, l’esercito è ora allo sbando. La Wehrmacht occupa l’Italia settentrionale, scoppia la lotta tra gruppi fascisti e antifascisti. Si ha la guerra civile. Mussolini, liberato da Hitler, sotto sua supervisione fonda la Repubblica sociale italiana (Repubblica di Salò), in opposizione al Regno del Sud (Brindisi). Intanto gli Alleati liberano gradualmente il territorio italiano.

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