Mongo95 di Mongo95
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La forma di Stato è un concetto, elaborato dagli studiosi del diritto, che esprime il modo in cui si relazionano tra loro gli elementi costitutivi dello Stato. Cioè il rapporto che intercorre tra le autorità che detengono poteri sovrani (dotate quindi di potestà di imperio) e la società civile. Si tratta quindi anche dell’insieme dei principi e dei valori che guidano lo Stato nella sua azione, che ispirano le politiche statali.
Guardano all’evoluzione storica del concetto di Stato, se ne possono distinguere diverse forme. È una classificazione che inizia a porsi quando nasce lo Stato moderno, dalla dissoluzione del mondo medievale. Un mondo caratterizzato da Stati che dal punto di vista di sovranità esterna non erano pienamente indipendenti e dal punto di vista di sovranità interna subivano la presenza di corpi intermedi produttivi di norme giuridiche (fenomeno di particolarismo giuridico).
Tale evoluzione è principalmente dovuta a trasformazioni economico-sociali. Da un’economia chiusa (autonoma, basata sull’agricoltura, assenza di trasporti, vie di commercio, anche per ristrettezza giuridica) si passa ad un’economia aperta, con necessità di nuove infrastrutture, vie di comunicazione, maggiore sicurezza, nuove necessità militari. Di conseguenza si profila il bisogno di eserciti permanenti. Anche risorse finanziarie, ottenute grazie a tributi, che devono essere riscossi da un apposito apparato amministrativo. Lo Stato moderno si fonda quindi intono alla burocrazia amministrata da corpi di funzionari civili.

1. Stato assoluto
La prima soluzione organizzativa che si trova è quella dello stato assoluto. Nasce in Europa tra 1400 e 1500 e vi si afferma nei due secoli successivi. La società è caratterizzata dalla differenziazione tra diversi ceti (clero, nobiltà, mercanti e banchieri che danno il via alla nascita della borghesia), cioè dei “segmenti” di società uniti stabilmente da un comune interesse economico. Una sempre maggiore esigenza di stabilità fa si che alcune casate inizio a prevalere sulle altre e a concentrare su loro stesse il potere politico. Un feudatario infine emerge sugli altri, fino a diventare sovrano, Re. È nata la monarchia, in cui il potere è accentrato nella mani di un unico individuo. Potere che ha un fondamento dinastico, cioè la qualità di Re è ereditaria. Inoltre lo si ritiene di diretta discendenza divina (origine trascendente), quindi si ha il fondamento carismatico del potere politico. Lo Stato si identifica nella figura del sovrano, il diritto è la sua volontà. Ha monopolio nella sua produzione e applicazione (prerogativa regia), attraverso la sua burocrazia. Anche la giustizia è amministrata in suo nome, da magistrati di nomina regia. Esistevano anche organizzazioni parlamentari come organi di espressione dei diversi ceti, ma non venivano mai convocati.
Nel corso del 1700 si assiste ad una evoluzione, nella fase finale, degli stati assoluti, in stati di polizia (da politeia, cioè polis). Sotto influsso della filosofia illuminista, i sovrani proclamano come proprio il compito di promuovere e sviluppare il benessere e felicità dei cittadini. Attraverso regolamentazione delle attività sociali: istruzione, sanità pubblica, etc..
2. Stato liberale
Tra la fine del 1700 e la prima metà del 1800, spesso accompagnato da episodi traumatici come rivoluzioni. Si assiste nuovamente a grandi trasformazioni economico-sociali: la classe borghese, per via della rivoluzione industriale e della diffusione del metodo di produzione capitalistico, si afferma sugli altri ceti. Di dirette conseguenza, lo Stato si preoccupa sempre più di tutelare i diritti degli individui, soprattutto quelli della classe borghese (uno sopra tutti il diritto di proprietà) da ingerenze di altri individui, ma più che altro statali. Ogni cittadino, in quanto tale, detiene dei diritti naturali che sono soltanto da riconoscere e tutelare con limitazione del potere sovrano. Lo Stato
quindi si identifica con la Nazione e i suoi rappresentanti detengono la sovranità (contratto sociale). Si tratta di Parlamenti elettivi (anche se il diritto di voto attivo era riconosciuto ad una piccolissima parte della popolazione) che curano gli interessi di una determinata classe sociale con requisiti di censo (stato monoclasse). Il diritto diviene espressione della volontà generale della nazione, più precisamente la volontà dei rappresentanti della nazione: democrazia rappresentativa. La legge è quindi superiore a tutto (principio di legalità), il Re stesso viene disciplinato dal diritto, non è più assoluto (ab-solutus, legibus solutus).
Di conseguenza nascono le prime costituzioni, che tentano di distribuire i poteri sovrani tra organi diversi. Limitano molto il potere del sovrano, ma non quello del parlamento. Infatti sono costituzioni flessibili (tranne quella degli Stati Uniti), cioè non richiedono un procedimento aggravato, ma sono modificabili con lo stesso iter di una legge ordinaria. Il legislatore può quindi legiferare in contrasto con esse. Non esistono organi che sanzionino eventuali violazioni.
Si afferma, in tali costituzioni, il principio di uguaglianza formale dinanzi alla legge, vengono eliminate le distinzioni in base al ceto. Vengono riconosciuti i diritti di libertà, soprattutto di natura economica. Lo Stato assume allora una posizione prevalentemente garantista e negativa: deve rispettare le libertà individuali dei cittadini, non solo astenendosi dal violarle, ma proprio non offrendo prestazioni.
Sono per esempio la libertà personale (dagli arresti arbitrari). Tutti diritti individuali, non collettivi. Nascono i codici civili, che tutelano la libertà e disciplinano i rapporti tra privati.
3. Stato democratico
Si afferma nel corso del XX secolo. Emergono ora le classi lavoratrici, quindi il suffragio viene esteso, fino ad essere universale. È uno Stato quindi a grande partecipazione politica, con organi che si occupano degli interessi di diverse classi sociali (Stato pluriclasse). La sovranità appartiene interamente al popolo. In questa situazione le libertà negative e l’uguaglianza formale non sono più sufficienti. Eredita dallo Stato liberale i diritti di libertà, lo stato di diritto, la separazione dei poteri, ecc, ma ci sono anche delle evoluzioni. Avviene il riconoscimento dell’uguaglianza sostanziale: davanti alla legge c’è si uguaglianza, ma i cittadini hanno diverse condizioni economico-sociali, quindi godono diversamente dei diritti. Lo Stato democratico allora deve farsi carico delle disuguaglianze, per eliminarle. L’Articolo 3 della Costituzione per esempio esprime al primo comma il principio di uguaglianza formale (un comando rivolto a chi legifera), e al secondo comma il principio di uguaglianza sostanziale (comando rivolto allo Stato). I diritti ora diventano anche sociali, cioè richiedono un intervento positivo da parte dello Stato, con servizi per i cittadini con l’obiettivo di eliminare le disuguaglianze.
Nello Stato democratico (appunto uno Stato costituzionale) è previsto un sistema di garanzie costituzionali. Prima di tutto la Costituzione (al vertice delle fonti) è rigida, cioè richiede un procedimento aggravato per subire modifiche. Ciò implica la sua superiorità gerarchica rispetto alla legge. Questa rigidità è rafforzata dall’esistenza di organi ad hoc (Corte Costituzionale) che garantiscono il rispetto della Costituzione da parte dei poteri pubblici (Parlamento). La legge non è più libera, ma può e deve agire nei limiti della Costituzione.
Le autonomie territoriali vengono riconosciute e territorialmente viene anche distribuita la facoltà di esercizio della sovranità.
4. Stato autoritario
Il passaggio da Stato liberale a Stato democratico potrebbe anche avvenire tramite eventi traumatici. I conflitti sociali ed economici delle società pluraliste non si riescono a gestire con risposte giuridiche da parte di stati democratici, quindi lo fa l’autoritarismo. Si profila la figura di un Capo come unico interprete dell’interesse collettivo, garante dell’unità nazionale e guida del popolo. Il potere si concentra nelle sue mani. Il pluralismo politico viene abolito a favore di un sistema mono-partitico, in cui il capo del partito unico è capo del governo. In questa figura si concentrano le funzioni esecutiva
e legislativa. Il partito unico viene integrato nell’organizzazione istituzionale statale. Il suo organo direttivo diviene organo dello Stato. Lo Stato quindi può intervenire pesantemente in qualunque aspetto della vita politica e sociale, senza incontrare limitazioni. Le libertà politiche, individuali o collettive vengono soppresse.
5. Stato socialista
Prende il posto dello Stato democratico nel risolvere i conflitti sociali. Lo scopo finale è l’edificazione del socialismo, con la direzione esclusiva dello Stato da parte degli organi dirigenti del partito comunista. A questo fine ultimo viene subordinato tutto il diritto (principio di legalità socialista). Le libertà individuali vengono soppresse, con collettivizzazione forzata dei mezzi di produzione (statalizzazione). Lo Stato socialista si concretizza in regimi non dissimili dallo Stato autoritario.
Un altro concetto è possibile per definire la forma di Stato: come viene distribuita la sovranità sul territorio, cioè in base al rilievo che viene riconosciuto al principio di autonomia territoriale:
1. Stato federale: la sovranità viene divisa tra gli stati membri, che hanno piena autonomia territoriale salvo alcune materie, che rimangono riservate dalla Costituzione agli organi federali.
2. Stato unitario accentrato: la sovranità viene esercitata unicamente a livello centrale, che può anche prevedere piccole forme di decentramento con cessione di funzioni ai suoi organi periferici.
3. Stato unitario regionale: le autorità locali (enti territoriali) si vedono riconosciuta autonomia politica, quindi possiedono autonomia legislativa in determinate materie che non spettano all’istituzione centrale.

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