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Forma di governo americana


Il modello più significativo di forma di governo presidenziale è quello previsto dalla Costituzione degli Stati Uniti, risalente al 1787.
Nella forma di governo presidenziale vige il principio della separazione rigida dei poteri costituiti, tra loro equilibrati mediante meccanismi di controllo che impediscono il prevalere di un organo statale sugli altri.

I padri fondatori redassero la Costituzione americana tenendo parzialmente conto, pur volendosene distaccare, del sistema politico inglese. Essi giunsero a un compromesso, attribuendo al Capo dello stato prerogative molto rilevanti ma meno esclusive di quelle del monarca inglese.
Il Presidente degli Stati Uniti è il capo del governo e in quanto tale ha il compito di nominare i membri dell’esecutivo. Per questo motivo, il governo non instaura alcun vincolo fiduciario con il Parlamento.
Il Presidente è eletto dalla collettività nazionale e il Parlamento non può provocarne le dimissioni, così come il Presidente non può sciogliere il Congresso.

Presidente e Parlamento limitano le proprie prerogative tramite un sistema di controllo reciproco definito «checks and balances»: al Parlamento sono affidate la gestione della Borsa, l’approvazione del bilancio e degli interventi comportanti nuove spese), mentre il presidente può porre il proprio veto sulle proposte di legge del Congresso, bloccandone l’efficacia sine die.
Dunque, mentre le forme di governo parlamentari sono incentrate su uno stretto rapporto di fiducia e collaborazione tra Capo dello Stato e Parlamento, il presidente degli USA vive con il Congresso un rapporto di netta separazione poiché, non essendo eletto dalle camere ma dal popolo, è ad esso che deve la propria fiducia.
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