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Fonti internazionali quasi giuridiche


La maggior parte delle convenzioni sui diritti dell’uomo è stata preceduta dall’adozione di documenti non vincolanti: l’esempio più significativo è costituito dai due patti delle Nazioni unite del 1966 sui diritti economici, politici e culturali, i quali hanno ripreso il contenuto della Dichiarazione universale del 1948, aggiungendo il riconoscimento al diritto dell’autodeterminazione dei popoli e il divieto di espropriazione dei beni stranieri.

I diritti enucleati dai due patti vennero appositamente disposti all’interno di due documenti distinti per via della loro diversa natura: i primi (diritti civili e politici) necessitavano di tutela e riconoscimento immediati; i secondi (diritti economici e sociali) presentavano un contenuto programmatico (da raggiungere entro un termine meno perentorio). Riunire le due categorie all’interno di un unico documento avrebbe rischiato di rendere troppo flessibile l’accertamento delle violazioni dei diritti civili e politici, oppure eccessivamente rigido l’accertamento della mancata osservanza degli obblighi relativi ai diritti economici e sociali.
Il patto sui diritti civili e politici prevede un organo di controllo (comitato sui diritti umani) composto da 18 membri a cui è demandato il compito di esaminare i rapporti sul rispetto dei suddetti diritti, presentati da ogni stato con cadenza quinquennale. In caso di consenso corrispettivo, gli stati possono inoltre presentare un ricorso davanti al Comitato per la violazione dei diritti enunciati nel patto (procedimento di natura conciliativa il cui esito è costituito da una decisione giuridicamente non vincolante).
La natura inizialmente non vincolante delle fonti di diritto internazionale è inoltre testimoniata da importanti convenzioni ambientali: la Convenzione di Parigi del 1994 sulla lotta alla desertificazione, ad esempio, ripropone il contenuto del documento non vincolante «Piano di azione sulla lotta alla desertificazione»; allo stesso modo, le più importanti Convenzioni ambientali adottate nell’ambito dell’UNECE trovano il proprio fondamento in documenti non vincolanti (le raccomandazioni sulla pianificazione relativa alla gestione dell’acqua; la decisione sui principi inerenti alla cooperazione nel settore delle acque; il codice di condotta sull’inquinamento accidentale delle acque interne transfrontaliere, ecc.).
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