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Figura del Capo dello Stato fra 1955 e 1985



Il terzo Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, tentò di varare un governo che rispondesse più al presidente che ai partiti (governo Tambroni, 1960): ciò fu possibile perché i partiti non esprimevano una maggioranza coesa; e quando questi si resero conto del pericolo che non la democrazia, forse, ma il loro ruolo avrebbe corso, si ricompattarono e imposero le loro scelte.

Ne seguì per un quindicennio, con le presidenze di Antonio Segni (rimasto in carica solo diciotto mesi per ragioni di salute) e Giuseppe Saragat, un notevole ridimensionamento di qualsiasi velleità presidenzialista.
E pur tuttavia, sia l’uno sia l’altro presidente non mancarono di influenzare l’indirizzo politico del paese. Per esempio, si ricorda che il presidente Saragat in più occasioni affidò l’incarico di formare il governo accompagnandolo dall’indicazione di una precisa maggioranza.

La crisi della VI legislatura (1972-76) e, soprattutto, quella della VII legislatura (1976-79) si riverberò sulla figura presidenziale. In un clima di forte instabilità, cui concorsero lo shock petrolifero, l’esplodere della questione morale e il diffondersi del terrorismo nero e rosso, il presidente Giovanni Leone fu costretto a dimettersi per presunti scandali finanziari (ma le accuse contro di lui si rivelarono poi senza fondamento).
Il successore, Sandro Pertini, socialista, fu il primo a interpretare il proprio ruolo stabilendo un rapporto diretto con l’opinione pubblica: il primo presidente dell’era mediatica, si può dire. Fu un presidente che compì scelte innovative che incisero sull’indirizzo politico: ancora una volta perché la crisi dei tradizionali equilibri partitici si era ormai aperta. Per la prima volta egli nominò presidente del Consiglio un non democristiano, il repubblicano Giovanni Spadolini che era alla guida di un partito del 3% con 16 deputati e 6 senatori. Pertini concorse poi attivamente a selezionare i ministri di almeno un paio di governi, non rinunciando a porre informali veti di cui parlarono tutti i giornali.