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L’evoluzione del diritto di famiglia


Il modello tradizionale di famiglia impresso nel codice civile del 1942, a sua volta ereditato dal codice del 1865, fu scardinato con la «riforma del diritto di famiglia» avvenuta nel 1975. La riforma seguì di pochi anni la legge che aveva introdotto nell’ordinamento italiano il divorzio ed eliminato il principio dell’indissolubilità del matrimonio (l’aggettivo «indissolubile» non era stato inserito nell’art.
29 Cost. per soli tre voti di scarto in Assemblea costituente). Si tratta della l. 898/1970 (legge Fortuna-Baslini), approvata dopo un’aspra battaglia parlamentare e solo a seguito dell’approvazione della disciplina attuativa del referendum abrogativo, che avrebbe permesso al fronte politico antidivorzista di disporre dello strumento per far ricorso al corpo elettorale contro la nuova legge. Ciò accadde, ma nel 1974 gli elettori a grande maggioranza (59,3% dei voti) decisero di far salvo il divorzio. Più di recente il tema è tornato d’attualità con la legge sul divorzio breve (l. 55/2015).

Va messo in evidenza quanto il diritto di famiglia si sia evoluto, prima e dopo la riforma, e continui a evolversi, anche grazie alla giurisprudenza della Corte costituzionale. Ci limitiamo a segnalare cinque passaggi importanti:
- la sent. 126/1968 con la quale, rivedendo una precedente decisione (sent. 64/1961), fu dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 559 del codice penale che puniva l’adulterio della donna ma non del marito (era punibile solo nel caso in cui avesse dato luogo a una convivenza: il concubinato);
- la sent. 49/1971 che dichiarò l’illegittimità costituzionale del delitto di incitamento a pratiche contro la procreazione (fu poi varata la legge sui consultori familiari: l. 405/1975);
- la sent. 404/1988 con la quale, pur in assenza di una legislazione sulle coppie di fatto, fu riconosciuto al convivente more uxorio superstite il diritto a subentrare nel contratto di locazione;
- la sent. 347/1998 che escluse la possibilità di ricorrere all’azione di disconoscimento della paternità rispetto al bambino concepito con inseminazione artificiale eterologa voluta da entrambi i coniugi;
- la sent. 494/2002 di illegittimità costituzionale del divieto per i figli nati da genitori incestuosi di agire per la dichiarazione della filiazione e svolgere indagini sulla paternità e maternità naturale.
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