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Diritto d'aborto


Il diritto in materia di aborto deve essere analizzato sotto tre diversi profili:
- dal punto di vista costituzionale, e, dunque, sotto il profilo della comparazione;
- dal punto di vista del diritto internazionale e, in particolar modo, dei trattati in materia di diritti umani;
- per ciò che attiene i movimenti sociali che lottano per il riconoscimento del diritto di aborto.

Tra ill 1973 e il 1975, cinque Paesi fondamentali nel contesto del costituzionalismo occidentali si sono espressi in materia di aborto. L’incentivo che ha indotto i suddetti stati ad assumere una posizione definita attiene al mutamento della concezione relativa al concetto di aborto: fino al 1973 esso veniva visto come un tema inerente solo ed esclusivamente l’ambito medico e, dunque, salutare, della paziente; durante gli anni settanta, però, si diffuse la consapevolezza di affrontare il problema dal punto di vista costituzionale.
Le quattro corti europee assunsero un approccio diverso rispetto alla posizione di molti stati, in particolare degli USA. Dal punto di vista generale, tutti i Paesi che accingevano ad esprimersi in materia di aborto si trovavano dinanzi allo stesso problema, rappresentato dalla vaghezza del dettato costituzionale in materia.
L’unica eccezione era rappresentata dalla giurisprudenza irlandese, la quale poneva sullo stesso piano la tutela della vita prenatale e quella dell’esistenza successiva al parto.

A partire dal 1975 si diffuse una concezione «gradualistica» della gravidanza: si diffuse l’idea secondo cui l’interesse dello stato a proteggere la vita prenatale sia proporzionale all’avanzare della gravidanza. In Europa, le Corti degli stati membri si espressero in merito all’aborto in diversi modi.
L’articolo 1 della legge fondamentale tedesca protegge la vita in tutte le sue forme, dunque anche quella del nascituro. Secondo i giudici tedeschi, pertanto, non è possibile operare alcun bilanciamento tra il diritto alla vita e alla dignità del nascituro da un lato, e il diritto alla privacy e all’autodeterminazione della madre dall’altro. Infatti, la prevalenza delle prerogative della gestante implicherebbe la morte del nascituro e, dunque, creerebbe una situazione del tutto sbilanciata.
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