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Democrazia secondo Rousseau


Rousseau ritiene che la democrazia sia l’unica forma di governo possibile poiché essa costituisce l’unico strumento che garantisca all’uomo la libertà all’interno dello Stato. Rousseau teorizza un concetto definito «volontà generale»: partendo dall’idea secondo cui la democrazia è lo strumento tramite il quale si creano le leggi, il filosofo sostiene che tali leggi sono prodotte dalla volontà generale.
Per definire tale concetto, Rousseau circoscrive l’idea di maggioranza. Esistono, infatti, diversi tipi di maggioranza, come ad esempio la maggioranza assoluta. Rousseau si pone il problema di rintracciare la forma migliore di democrazia, che egli individua grazie al concetto di volontà generale. Esso permette di spiegare il modo in cui si crea la sintesi della maggioranza, cioè la conformità di chi esprime un parere o un voto. Il voto, pertanto, è una forma di sintesi della volontà della maggioranza. Democrazia, secondo Rousseau, significa aggregare in una sintesi ciò che i singoli voti esprimono. Anche due voti concordanti, dice Rousseau, possono esprimere due concetti generalmente analoghi ma leggermente diversi. La volontà dei singoli votanti, quindi, non è mai perfettamente concorde. Nella democrazia diretta tale problema si pone nel modo più evidente: in essa, la volontà dei votanti non è sintetizzata da alcun rappresentante, dunque in tale contesto è ancora più difficile sintetizzare la volontà generale. Questo ostacolo può essere superato mediante la sintesi della maggioranza, cioè tramite la convergenza delle preferenze generali in una preferenza specifica. La sintesi consente di trovare un punto di incontro tra pareri discordanti. Secondo Rousseau, dunque, essa costituisce la volontà generale. Il filosofo afferma che l’aggregazione delle volontà di più individui rappresenta la sintesi tra diversi tipi di volontà. La volontà generale non è quindi la somma delle volontà individuali, bensì ciò che accomuna le singole volontà tramite una sintesi approvata da intermediari (rappresentanti).
La democrazia diretta, prediletta da Rousseau, rappresenta il parere diretto di tutti i votanti. Essa, però, presenta un problema evidente: la sintesi delle volontà è attuata in modo non democratico. Essa, infatti, è estremamente democratica nel momento in cui si vota, ma defice a livello basilare poiché la sintesi delle volontà (l’insieme delle diverse opzioni proposte ai votanti) è stabilita a priori da un gruppo circoscritto.
Secondo Rousseau la volontà generale è espressa dalle leggi dello Stato. A tal proposito è importante distinguere due concetti: l’autonomia, che si verifica quando uno Stato definisce le leggi che ne regolano la disciplina; ed eteronomia, che si attua quando tali leggi non sono stabilite autonomamente dallo Stato in cui esse sono vigenti. La democrazia autonoma, pertanto, è il modo attraverso cui un popolo impone a se stesso le leggi che lo disciplinano.
Rousseau propone una visione differente da quella di Locke. Infatti, mentre, secondo Rousseau, i diritti inalienabili prescindono dalla legge, per Locke tali diritti esistono esclusivamente in funzione della legge.
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