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Maggioranza relativa e maggioranza qualificata


Tendenzialmente, la maggioranza può essere calcolata in due modi: o sulla base del numero dei componenti di un collegio, oppure in base al numero dei presenti. Quando si fa riferimento alla maggioranza sul numero dei presenti si parla di maggioranza relativa; quando, invece, ci si attiene alla maggioranza sui componenti totali, si parla di maggioranza qualificata.
La revisione costituzionale richiede sempre la maggioranza qualificata. Nel caso in cui essa non possa essere raggiunta perché i presenti sono in numero minore rispetto a quello che garantirebbe la potenziale maggioranza qualificata, la seduta viene sospesa e aggiornata a causa dell’assenza del quorum strutturale. A tal proposito è fondamentale distinguere il quorum strutturale dal quorum funzionale: il quorum strutturale (o costitutivo) indica la percentuale minima di votanti che devono essere presenti nel corso di un’approvazione affinché questa possa essere considerata valida. La presenza del quorum strutturale, dunque, determina la corretta istituzione e apertura di un dibattito deliberativo; il quorum funzionale, invece, indica la percentuale minima di voti necessari affinché una proposta possa essere approvata.
Come stabilito dal terzo comma dell’articolo 64, la presenza del quorum strutturale è la premessa fondamentale che garantisce il quorum funzionale. Esso recita:
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti (quorum strutturale), e se non sono adottate a maggioranza dei presenti (quorum funzionale), salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.
Consideriamo, ad esempio, un collegio composto da 100 persone. Se ad una seduta partecipano 20 componenti, essa è dichiarata invalida e pertanto aggiornata perché non è possibile raggiungere la maggioranza qualificata. Nel caso in cui, invece, partecipino 51 persone (la maggioranza relativa più 1) la seduta è ritenuta valida poiché è presente la maggioranza qualificata. Tale distinzione si propone di trovare un equilibrio tra l’espressione della volontà della maggioranza e la necessità di impedire ai componenti di un collegio di sabotare la funzionalità deliberativa.
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