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La Costituzione


Concetto di Costituzione: esistono due accezioni della parola Costituzione: è l’organizzazione dello stato, nel quale ogni ordinamento statale, per il solo fatto di esistere ha una costituzione; secondo un concetto più moderno è la legge fondamentale che contiene una serie di regole che stanno alla base dell’ordinamento giuridico dello stato e riguardano tutti gli individui e tutti gli organi dello stato. Di norma tutte le Costituzioni contemporanee sono scritte e hanno rappresentato il passaggio dallo stato assoluto allo stato liberale ad eccezione della Gran Bretagna che non ha una Costituzione scritta, in quanto la sua evoluzione costituzionale si è svolta gradualmente e ha portato alla formazione dello stato liberale prima che nel resto dell’Europa. Quando si fa riferimento all’insieme di norme che operano in base a un’evoluzione, anche consuetudinaria, si parla di Costituzione sostanziale.
Varie specie di costituzioni: le Costituzioni si distinguono in rigide e flessibili in base alle procedure previste per modificarle; in votate e concesse in base al modo in cui sono venute a esistere; in libere e sociali in base al loro contenuto e in brevi e lunghe in base all’ampiezza del testo. Sono Costituzioni rigide quelle che sono modificabili solo con un procedimento più complesso rispetto a quello previsto per l’approvazione delle leggi ordinarie. Questo può consistere in una norma costituzionale che richiede maggioranze parlamentari come in Italia. La maggior parte delle Costituzioni scritte sono di tipo rigido. La rigidità assicura una maggiore protezione dei principi e una maggiore stabilità alle strutture dello stato. Le Costituzioni flessibili sono per contrasto quelle che sono modificabili con legge ordinaria. Le Costituzioni concesse sono quelle emanate direttamente da chi gestisce il potere nate in seguito alle lotte popolari del XIX secolo che hanno costretto i sovrani a concedere la Costituzione al popolo. Le Costituzioni votate sono quelle approvate dal popolo attraverso lo strumento del referendum, oppure con il voto di un organo rappresentativo come l’Assemblea Costituente. Esse sono le Costituzioni emanate nel XX secolo. Le Costituzioni liberali nacquero nel XIX secolo e si conformavano ai principi del liberalismo. Sancivano i diritti fondamentali dei cittadini, ma non prevedevano alcun intervento dello stato per renderli effettivi. Inoltre non prevedevano il suffragio maschile e femminile, ma il diritto di voto per censo e alfabetizzazione e per tale motivo non potevano definirsi democratiche. Le Costituzioni sociali nacquero dopo il secondo conflitto mondiale e oltre a prevedere e tutelare i diritti fondamentali dei cittadini, legittimano l’intervento dello stato in campo economico-sociale. Prevedono inoltre il suffragio universale maschile e femminile. Le Costituzioni brevi, caratteristiche degli stati liberali di tipo ottocentesco, contengono soltanto le norme sull’organizzazione dello stato e l’elenco dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini. Le Costituzioni lunghe hanno un contenuto più ampio, comprendendo molte altre disposizioni, soprattutto di carattere economico e sociale.
Storia costituzionale dell’Italia: essa affonda le sue radici ai tempi della rivoluzione francese e delle conquiste napoleoniche, periodo in cui la diffusione di idee liberali rese evidente alla borghesia la necessità di porre limiti al potere assoluto dei sovrani. La prima Costituzione dello stato italiano è lo Statuto Albertino concesso nel 1848 da Carlo Alberto al Regno di Sardegna.
Lo Statuto Albertino e l’unificazione d’Italia: nel 1848 Carlo Alberto emanò un proclama in cui venivano enunciati i principi fondamentali del nuovo sistema di governo e che divenne la Costituzione del Regno di Sardegna. Lo Statuto rappresentava una forma di governo costituzionale dominata da un esecutivo facente capo al sovrano. Egli aveva il comando delle forze armate, gestiva la politica estera, nominava i funzionari dello stato e poteva sciogliere le camere. Al sovrano si contrapponeva il Parlamento formato da due camere. Ad esse era affidato il potere legislativo. Le principali libertà dei cittadini erano riconosciute, ma in modo generico. La proclamazione del Regno d’Italia avvenuta nel 1861 non ha configurato la nascita di una nuova Costituzione, ma la continuazione di quella del Regno di Sardegna. Lo Statuto Albertino divenne quindi da Costituzione del Regno di Sardegna, a Costituzione dello stato italiano.
Evoluzione del sistema costituzionale: il sistema costituzionale nato con lo Statuto Albertino ha subito una rapida evoluzione. Già il primo Governo si dimise dopo che la Camera dei Deputati aveva respinto un suo emendamento. Da quel momento divenne abituale che il Governo dovesse dimettersi di fronte a un voto contrario del Parlamento. Si ebbe così la trasformazione da monarchia costituzionale a monarchia parlamentare. Presidente del Consiglio e ministri erano nominati dal Re, ma rimanevano in carica solo se ottenevano la fiducia del Parlamento. Le funzioni del Re si trasformarono da funzioni politiche decisionali, in funzioni puramente formali. Nel 1861 solo il 2% della popolazione godeva del diritto di voto e a votare erano solo i proprietari terrieri e l’alta borghesia, finché nel 1919 si giunse al suffragio universale maschile per gli uomini di almeno 21 anni di età.
Il regime fascista: l’affermazione delle classi popolari che richiedevano il riconoscimento di maggiori diritti e il timore della borghesia di essere estromessa dalle leve del potere, oltre agli effetti della I Guerra Mondiale, portarono alla formazione da parte di Benito Mussolini del partito fascista. Nel 1922 dopo la “marcia su Roma”, il Re diede a Mussolini l’incarico di formare un nuovo Governo. Una volta ottenuta la fiducia delle camere Mussolini iniziò le trasformazioni istituzionali che portarono all’instaurazione del regime fascista. Mussolini diventò capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato e Duce del fascismo, responsabile solo nei confronti del Re. Furono introdotte leggi che abolivano il diritto di sciopero e la libertà sindacale. Nel 1928 fu introdotta una riforma elettorale in base alla quale si poteva votare per un solo partito, quello fascista. Nel 1939 la Camera dei Deputati venne abolita e sostituita dalla camera dei fasci. Furono abolite la libertà di stampa, d’espressione, il dissenso politico e fu reintrodotta la pena di morte. Nel 1938 furono emanate leggi razziali contro gli ebrei, attuando così una discriminazione tra cittadini italiani, che portò alla persecuzione di una parte di essi. Nel 1940 l’Italia entrò in guerra al fianco della Germania.
Dalla caduta del fascismo al referendum istituzionale: con lo sbarco degli alleati nel 1943, fu chiaro che l’esito della guerra per l’Italia e la Germania avrebbe avuto esito negativo. Il Re Vittorio Emanuele III, fatto arrestare Mussolini, nominò capo del Governo il maresciallo Badoglio, il quale mise fuori legge il partito fascista e si impegnò a indire nuove elezioni alla fine del conflitto, per restaurare il regime liberale prima esistente. Ma dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, nell’Italia settentrionale e centrale, i fascisti aiutati dai nazisti diedero vita, sotto la guida di Mussolini che era stato liberato, alla Repubblica Sociale Italiana o Repubblica di Salò. Contro tale Repubblica e contro l’occupazione nazista, le forze antifasciste organizzarono la resistenza partigiana, formata dai rappresentanti dei sei partiti antifascisti: il partito d’azione, il partito comunista, il partito socialista, il partito liberale, la democrazia cristiana e la democrazia del lavoro. Venne presa la decisione di dare vita a un regime politico transitorio, quella di rimandare la scelta tra monarchia e Repubblica a dopo la fine della guerra e quella della formazione di un Governo formato dai sei partiti antifascisti. La condizione per l’attuazione di questo patto era il ritiro del Re a vita privata, in quanto troppo compromesso con il regime. Il 25 aprile 1945 si concluse la guerra in Italia e scomparve la Repubblica di Salò. Nel 1946 fu stabilito che la questione istituzionale sarebbe stata risolta mediante il referendum. Sempre nello stesso anno il Re Vittorio Emanuele III abdicò in favore del figlio Umberto, che assunse il titolo di Re d’Italia.
La proclamazione della repubblica e l’Assemblea Costituente: il 2 giugno 1946 insieme alla votazione per il referendum istituzionale, fu fatta anche quella per l’elezione dell’Assemblea Costituente, che ebbe l’incarico di redigere la nuova Costituzione. Per la prima volta si votò con il suffragio universale maschile e femminile. Il risultato del referendum fu favorevole alla Repubblica, per cui il Re d’Italia Umberto dovette partire per l’esilio, mentre i risultati per la votazione per l’Assemblea Costituente diedero la vittoria ai tre principali partiti di massa: la Democrazia Cristiana, Il Partito Socialista e il Partito Comunista. L’Assemblea Costituente elesse capo provvisorio dello stato italiano Enrico de Nicola. Dopo sei mesi di lavori fu stesa definitivamente la Costituzione, che fu approvata il 22 dicembre 1947. Essa entrò in vigore dal 1 gennaio 1948 e si compone di 138 articoli. Nel gennaio 1948 l’Assemblea Costituente si sciolse e il 18 aprile dello stesso anno si svolsero le elezioni per la Camera dei Deputati e per quella del Senato. Il 12 maggio le camere elessero il primo Presidente della Repubblica: Luigi Einaudi.
La Costituzione repubblicana: la nostra Costituzione è di tipo programmatico, perché oltre a stabilire regole precise, mira anche a definire alcuni indirizzi per il cui conseguimento è necessaria l’emanazione di leggi ordinarie. La Costituzione repubblicana presenta diverse caratteristiche fondamentali che la rendono sociale e rigida e con alcune particolarità specifiche: a) il potere del Presidente della Repubblica risulta ampliato rispetto a quello puramente rappresentativo di un capo di stato parlamentare; b) sono stati introdotti nuovi organi come la Corte Costituzionale, che ha il compito di controllare la legittimità delle leggi e il Consiglio Superiore della Magistratura che ha il compito di assicurare l’indipendenza della Magistratura; c) vengono riconosciute le autonomie locali, quali le regioni, le province e i comuni; d) si prevede l’intervento dello stato per rendere effettivi i diritti e le libertà dei cittadini; e) si prevede il ricorso al referendum; f) si prevede un procedimento complesso per attuare modifiche costituzionali. La Costituzione si compone di una parte iniziale, cioè i principi fondamentali, di due parti centrali, vale a dire diritti e doveri dei cittadini e ordinamento della Repubblica e di una parte finale con le disposizioni transitorie e finali.
Evoluzione costituzionale dal dopoguerra ai giorni nostri: la diversa composizione all’interno dell’Assemblea Costituente ha avuto come effetto immediato la ritardata attuazione di alcuni istituti e organi previsti dalla Costituzione. I ritardi accumulati nei primi anni sono stati in parte colmati durante gli anni Sessanta e Settanta. Tra le riforme più importanti ricordiamo nel 1962 la legge che elevava l’obbligo scolastico a 14 anni. Nel 1970 si sono svolte le prime elezioni regionali ed è entrato in vigore lo statuto dei lavoratori. Nel 1975 è stata introdotta la riforma del diritto di famiglia e nel 1977 la legge sulla parità tra uomo e donna sul lavoro. Nel 1978, per quanto riguarda il diritto alla salute, è stata introdotta la riforma sanitaria. La Costituzione italiana è nata da un patto politico tra forze di ispirazione ideologica diversa, cattoliche, marxiste e liberali, con l’intento di essere una Costituzione per tutti e non solo per una certa maggioranza politica. Negli ultimi anni sono state sempre più frequenti le iniziative tendenti a modificare, almeno in parte, la Costituzione, anche se in realtà nessuno mette in dubbio e in discussione i principi fondamentali da essa proclamati nella sua prima parte. Ad essere in discussione sono alcuni meccanismi riguardanti la seconda parte della Costituzione, che dagli anni Ottanta si è cercato di riformare.
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