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Confronto giuridico tra annullamento e abrogazione


Il criterio gerarchico si differenzia dal criterio cronologico per effetti, presupposti e tempistiche.
Dopo aver definito le caratteristiche del criterio gerarchico, è fondamentale comprendere chi debba avere il compito di stabilire la prevalenza di una norma sotto ordinata rispetto a una fonte sopra ordinata. In questo caso interviene il giudice a cui spetta per competenza decidere delle controversie tra cittadini e pubblica amministrazione. Finché non vi è una dichiarazione che espliciti l’annullamento, esso non può essere considerato esperibile. L’annullamento incide sul piano della coerenza di una norma sotto ordinata rispetto a una fonte sopra ordinata.
Come già detto, l’abrogazione concerne l’efficacia di una norma; l’annullamento ne determina la validità. Efficacia e validità non coincidono sempre: consideriamo, ad esempio, una norma efficace ma invalida (una legge ufficializzata tramite la gazzetta ufficiale viene considerata illegittima dal giudice: tale legge è efficace poiché è stata promulgata ma è potenzialmente invalida). Una norma può anch’essere non efficace ma valida (ciò si verifica nel caso in cui una legge è stata deliberata dal parlamento ma non è ancora stata ufficializzata; essa può essere valida qualora sia coerente con una fonte sopra ordinata, ma non può essere ritenuta efficace).
Gli effetti retroattivi trovano dei limiti: essi sono applicabili solo in relazione a rapporti pendenti; i rapporti esauriti, pertanto, non potranno essere messi in discussione anche nel caso in cui la normativa applicata per stabilire la sentenza subisca l’annullamento. In sintesi è possibile dire che, nel caso dell’annullamento, la retroattività vale solo per i rapporti pendenti.
Il criterio gerarchico si fonda su due presupposti:
- tramite la pronuncia esplicita di un giudice, una fonte sopra ordinata può prevalere su una fonte sotto ordinata;
- la sentenza del giudice incide sui rapporti pendenti e mai su quelli esauriti.
Anche in questo caso la materia penale fa eccezione: consideriamo, ad esempio, un caso in cui la corte costituzionale dichiara illegittimo un articolo del codice penale, rendendo lecito un atto precedentemente reputato un reato. Ipotizziamo che mille persone stiano scontando una pena per il suddetto reato; in questo contesto il governo non può tollerare che venga scontata una pena ormai dichiarata illegittima.
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