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Clausole di tregua e pace sindacale



Le clausole di tregua e pace sindacale sono inserite nella parte obbligatoria dei contratti collettivi. Il loro obiettivo primario è evitare la creazione di conflitti interni alle associazioni sindacali; quest’ultime si impegnano a non proclamare lo sciopero per l’intera vigenza del contratto collettivo.
Esse sono annoverate nella parte obbligatoria perché vincolano l’organizzazione sindacale a non proclamare l’azione di sciopero, dunque il suddetto vincolo non è rivolto al singolo lavoratore, il quale continua a poter esercitare liberamente, a livello individuale, il diritto di sciopero.
Il diritto di sciopero, in sintesi, si configura come soggettivo, fondamentale e inalienabile. Esso, infatti, è collegato in prevalenza al concetto di realizzazione dell’uguaglianza sostanziale ai sensi dell’articolo 3, secondo comma, della Costituzione italiana. Si tratta, in aggiunta, di un diritto che prevale sulla libertà di iniziativa economica privata riconosciuta dall’articolo 41 Cost.; la suddetta prevalenza, però, non è riconosciuta in valore assoluto.

Pur essendo un diritto di carattere individuale, nella maggior parte dei casi lo sciopero si realizza mediante un’azione di natura collettiva; l’obiettivo da esso perseguito, infatti, attiene sempre a un interesse collettivo. Quest’ultima espressione attiene a un concetto appartenente alla teoria politica, dunque non al diritto positivo. Pertanto bisogna tener presente il fondamento politico che l’interesse collettivo mira a realizzare.
Le azioni collettive e gli scioperi possono avere come destinatari persino le istituzioni pubbliche (di solito il governo, che gestisce la politica economica). Esse possono divenire vere e proprie armi di cui servirsi contro le istituzioni politiche al fine di incentivare l’adozione di rilevanti e significative misure in ambito lavoristico.
Spesso, quindi, gli scioperi hanno come destinatari non le imprese, bensì il governo.