Art 64.il regolamento parlamentare, ciascuna camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta, le sedute sono pubbliche. Il rapporto tra il parlamento e la legge, una delle funzioni del parlamento è di fare le leggi, quando una legge è contraria al regolamento parlamentare, procedura di approvazione della legge, non siano rispettate delle norme fondamentali. La corte costituzionale dice che la legge nel suo farsi deve rispettare il regolamento, e lo approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Maggioranza che è diversa dalle deliberazioni parlamentari di carattere legislativo, per le quali c'è un doppio quorum, un quorum strutturale. Verifica del numero legale. Maggioranza relativa dei presenti, sul calcolo dei astenuti ci sono due diposizioni diverse nel regolamento. Non è la maggioranza assoluta, tuttavia il regolamento parlamentare non è superiore alla legge perché esso regola solo l'organizzazione del parlamento. Tra legge e regolamento parlamentare c'è un principio di separazione. C'è un principio secondo cui il regolamento parlamentare va rispettato, per la dottrina dell'interna corporis acta va rispettato, non si può ricorre a un giudice né alla corte costituzionale, anche se ciò porta delle violazioni. Il regolamento parlamentare è la norma interposta, i parlamento è insindacabile. Il regolamento disciplina l'attività interna.

La difesa del parlamento eccepisce l'interna corporis acta. Non si parla della legittimità, ma di capire chi deve farlo applicare, lì non c'è giurisdizione. La procedura legislativa in parte è disciplinata dalla costituzione, ma la violazione degli articoli 70 e seguenti comportano l'incostituzionalità della legge, invece se viene violato il regolamento non c'è giurisdizione.
Il parlamento sta diventando autocratico autoreferenziale, un mondo che determina da solo le sue regole.
C'è un'oscurità circa il ruolo dell'inviolabilità, anche fuori dal quadro del parlamento, alle leggi fatte per proteggere il presidente del consiglio da attacchi della giurisdizione. Il ragionamento era il seguente, art 68 della costituzione prevede delle garanzie personali egli appartenenti al parlamento. Il governo aveva detto che se i parlamentari hanno delle immunità, delle esenzioni, il governo che è organo costituzionale pari ordinato, non abbia queste garanzie.
Furono fatte delle leggi per proteggere i membri del governo. La corte li ha dichiarati incostituzionali, erano leggi ad personam, chi esercita delle funzioni pubbliche può avere delle garanzie, ma esse sono solo quelle previste dalla costituzione, al di fuori vale un principio di uguaglianza. Intercettando il telefono di una persona, si erano intercettate il presidente della repubblica, intercettazione indiretta. Il presidente chiede ai giudici di non ascoltare la registrazione e di distruggerla. I giudici la sentono e dispongono la non trascrizione poiché irrilevanti, il presidente ricorre alla corte costituzionali dicendo che le sue intercettazioni andavano direttamente distrutte.
C'erano due problemi, la costituzione stabilisce che il presidente della repubblica è responsabile dei propri atti, e secondariamente perché il presidente della repubblica deve parlare con uno che ha dei problemi dato che viene intercettato? Se non fossero state ascoltate, non si sarebbe potuto sapere se c'erano o meno informazioni rilevanti. La corte nella sentenza numero 1 del 2013 si scatena, e dice che il presidente della repubblica è la carica suprema, si applica per analogia le norme applicate ai parlamentari. È molto difficile il controllo sulla legalità parlamentare.
La dottrina dell'interna corporis è praticata anche in altri paesi, ma neanche la Germania la applica in modo così esteso come l'Italia. Modo in cui sono state interpretate le garanzie parlamentari.

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