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Art.19 della Costituzione e la libertà religiosa


“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale e associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”

Garantisce la libertà religiosa, sotto il profilo individuale e collettivo: tutti coloro che si trovano sul territorio italiano hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, in forma individuale o associata. L’uso dell’aggettivo “tutti” sta a significare i destinatari (stranieri, apolidi, rifugiati), senza distinzione alcuna. Il contenuto dell’art.19 è collegato all’art.2 (per il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo) e all’art 3 (che sancisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge senza distinzione…. di religione…). Il principio di libertà religiosa è affrontato anche dall’art.20. Esso garantisce la facoltà ai singoli e alle confessioni religiose di creare associazioni o istituzioni con carattere ecclesiastico o finalità religiose senza che esse possano essere soggette a speciali limitazioni legislative o a speciali gravami fiscali.

Pertanto la libertà religiosa è un diritto personalissimo, inalienabile, indisponibile, inviolabile ed intangibile, riconosciuto a tutti gli individui e a tutte le comunità religiose.
Dalla libertà religiosa, derivano alcune facoltà:
• libertà di professare qualunque fede religiosa, di non professarne nessuna, o di cambiare credo senza che ciò comporti discriminazione. Da tale libertà deriva il diritto alla riservatezza, in parallelo col diritto alla privacy
• libertà di propaganda: qualsiasi mezzo per fare proseliti e esternare il proprio pensiero. Possono anche essere contestati i dogmi delle altre religioni, purché non si arrivi all’ingiuria o all’oltraggio di valori etici.
• libertà di culto: libertà di celebrare i riti connessi alla propria confessione religiosa, sia in privato che in pubblico. La normativa impone un preavviso alle autorità quando si tratta di riunioni in luogo pubblico: esse possono essere vietate solo per motivi di sicurezza o incolumità pubblica, ma non possono essere impedite
I limiti della libertà religiosa
• espliciti: contrarietà dei riti al buon costume con lesione della morale e del pudore sessuale. Per estensione,sono considerati contrari al buon costume anche i riti che ledono la salute fisica e psichica della persona
• impliciti: derivati dalla necessità di tutelare altri diritti di rilevanza costituzionale (diritto alla vita, alla salute, legge penale, ecc)
Presenza della libertà religiosa nei rapporti privatistici
• educazione dei figli: i genitori hanno il potere di educare i figli a qualsiasi religione o all’ateismo, tenendo presente, però che si tratta solo di un avviamento alla religione e non di una coercizione. Se i genitori, su tale tema, sono in disaccordo, deciderà il Tribunale dei minorenni a dirimere il conflitto.
• rapporti fra i coniugi: la professione religiosa non condivisa non costituisce motivo di addebito della separazione; ciascun coniuge e libero di aderire alla professione religiosa che vuole poiché non si può impedire ad un soggetto di esercitare il diritto alla libertà religiosa che è garantito dalla Costituzione.
Rapporto di lavoro: in tale ambito viene garantito dalla normativa giuslavoristica
▪ il divieto di licenziamento in base alle proprie convinzioni religiose
▪ il divieto di indagine sulle opinioni politiche del lavoratore
▪ il divieto di porre in essere trattamenti discriminatori, collegati all’appartenenza ad una determinata confessione religiosa.
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