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Canto XI Paradiso - Il canto di San Francesco

Mercoledì 13 aprile 1300, IV cielo: Sole

Spiriti sapienti

Si presentano come splendori eccezionalmente ardenti che costellano il cielo. Dodici di queste luci si dispongono a cerchio intorno a Dante e Beatrice, danzando e cantando in modo sublime.

Prima parte (vv. 1-12)

Invettiva di Dante contro la falsa sapienza degli uomini che sulla terra inseguono beni e ricchezze e non si preoccupano della felicità: (O insensata cura de' mortali...). Dante sospende un attimo la narrazione; egli assomiglia a Sant'Emiliano: sta contemplando la terra dall'alto, nella beatitudine e può commiserare gli uomini che con la loro stupidità si affannano alla ricerca dei beni terreni. L'insistente anafora del pronome chi conferisce ai versi l'incalzante ritmo del degradarsi dell'uomo nelle diverse forme di errore (la felicità non è nei beni terreni, cfr. Somnium Scipionis). Il tono alto e solenne anticipa la figura di San Francesco.

Seconda parte (vv. 13-139)

Discorso tenuto a Dante da San Tommaso d'Aquino. San Tommaso aveva già cominciato a parlare nel canto X pronunciando due frasi che Dante non aveva capito ("U' ben s'impingua", "Non nacque il secondo"). Tommaso allora gliele vuole spiegare. Per spiegare il primo verso organizza il discorso in tre parti:
vv. 13 - 42: introduzione generale
vv. 43 - 117: biografia di San Francesco
vv. 118 - 139: polemica contro la corruzione dell'ordine domenicano; termina con il verso che voleva chiarire a Dante.
San Tommaso, come tutti i beati del Paradiso, vede in Dio i pensieri di Dante, e anticipa quindi i dubbi di Dante. Dante non ha capito il verso "U' ben s'impingua, se non si vaneggia" e nemmeno la frase "non surse il secondo" del canto X. San Tommaso comincia a chiarire il primo dubbio e dice che la provvidenza che governa il mondo per aiutare la Chiesa ("la sposa di Cristo" del v.32) nel suo cammino le pose a fianco due principi, cioè due grandi santi: uno, San Francesco, arse di carità come un serafino, l'altro, San Domenico, risplende per la sua sapienza come un cherubino. Questa distinzione tra cherubini e serafini risale alla Summa Teologica di San Tommaso, dove dice che c'è un primo ordine di angeli chiamati serafini che splendono come il fuoco per il loro ardore di carità, poi c'è un secondo ordine, quello dei cherubini, che risplendono per la loro sapienza.

Tommaso parlerà solo di San Francesco, perchè parlando di uno dei due si loderanno entrambi.
Comincia al v. 43 la biografia di San Francesco. Dante si rifà ad alcune fonti:
- la Legenda Maior di s. Bonaventura
- L'Albero della Vita Crocifissa di Ubertino da Casale
- un'opera anonima intitolata Le Misteriose Nozze del Beato Francesco con Madonna Povertà
La biografia di San Francesco è una vera e propria agiografia e può essere suddivisa in sei sezioni:

Prima sezione vv. 43 - 54: luogo geografico di nascita di San Francesco e, siccome con una metafora Francesco viene paragonato al sole per la cristianità, il luogo della sua nascita secondo San Tommaso non deve essere chiamato Assisi ma Oriente.

Seconda sezione vv. 55 - 59: episodi giovanili che ne anticipano la santità. Si racconta che Francesco scese in lotta contro suo padre per amore di una donna a cui nessuno apre volentieri le porte come non le apre alla morte. Dante non fa ancora il nome di questa donna ma essa è la Povertà.

Terza sezione vv. 60 - 78: matrimonio tra Francesco e questa donna. Davanti al tribunale ecclesiastico e a suo padre Francesco sposa madonna Povertà e da quel giorno l'amò sempre più forte. Fino al quel giorno la Povertà era rimasta sola, finchè appunto viene sposata da Francesco e al v.74 i due amanti vengono indicati con il loro nome.

Quarta sezione vv. 79 - 87: la fondazione dell'ordine francescano, attraverso alcuni personaggi che si sono legati a Francesco: Bernardo, Egidio, Silvestro si scalzano, diventano poveri per seguire Francesco.

Quinta sezione vv. 100 - 118: momenti principali dell'apostolato di Francesco: la sua predicazione in oriente presso il sultano, l'eremitaggio sul monte Verna, l'esperienza delle stigmate, chiamate "l'ultimo sigillo" delle sue membra. L'ultimo sigillo perchè nei versi precedenti Tommaso racconta che Francesco aveva ricevuto due sigilli per consacrare il suo ordine: papa Innocenzo III (primo sigillo), papa Onorio III (secondo sigillo) e le stigmate (terzo sigillo) che Cristo ha donato a Francesco che le ha portate per due anni.

Sesta sezione vv. 109 - 117: la morte. Così come era nata all'insegna della povertà, la sua vita si chiude all'insegna della povertà. Francesco in punto di morte consegna la povertà ai suoi fratelli e si fa porre nudo sulla terra per morire come è nato.

Negli ultimi versi Tommaso può spiegare il verso che non è stato capito da Dante.
San Tommaso è un domenicano e con la biografia di San Francesco ha lodato anche San Domenico.
Purtroppo tra i domenicani molti se ne sono andati e l'ordine di San Domenico è diventato voglioso di altri beni materiali. Critica il fatto che al periodo di Dante nella chiesa ci sia molta corruzione: molti frati si allontanano dall'ordine attirati dai beni materiali e quando ritornano sono frati non più pieni di virtù. Sono pochi i frati che sono ancora sulla giusta via, è necessaria poca stoffa per i loro mantelli. Ciò significa che nell'ordine domenicano ci si arricchisce di virtù se non ci si perde in cose vane, se non si vaneggia.

Il canto è circolare: si apre e si chiude con la critica ai beni terreni. La critica iniziale è rivolta all'umanità in generale; la critica conclusiva è circostanziata a quei domenicani che inseguono beni terreni. In contrasto alla corruzione della Chiesa c'è l'esaltazione di San Francesco.

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