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La Divina Commedia


Dante nacque nel comune di Firenze in un periodo di grandi trasformazioni politiche causate da una guerra interna mossa da passioni culturali e civili. Contemporaneamente si ha la formazione della cultura europea della quale Dante ne è fondatore. Intorno all’anno 1000 si ha un incremento demografico notevole che porta alla fioritura dei commerci, all’allargamento delle mura ( 1173 e 1284) e ad un processo di urbanizzazione. Le redini erano nelle mani della borghesia. Papato e impero erano in continua lotta e i rispettivi esponenti, Bonifacio e Arrigo III, si scontrarono dando origine a due fazioni differenti: guelfi e ghibellini.
Come riporta nella Divina Commedia, Dante è nato in un periodo di lotte in cui i nuovi lupi della società (avidi borghesi) si erano sostituiti all'aristocrazia ed erano dediti all'accumulo dl ‘’fiorino’’, moneta locale. In questo periodo abbiamo grandi dibattiti filosofici e teorici principalmente tra tre scuole: quella agostiniana, con sede la Chiesa di Santo Spirito e come sostenitori Sant'Agostino e Platone; quella domenicana con sede la Chiesa di Santa Maria Novella e come rappresentante San Tommaso;e quella francescana con sede la Chiesa di Santa Croce e rappresentante San Francesco.
Firenze era a contatto con Parigi dove vi erano i due filosofi maggiori del tempo, cioè San Tommaso e Averroè, esemplificativi dello scontro tra filosofia europea e araba. Esponente dichiarato dell’averroismo è Cavalcanti che, come citato nel ‘’De Monarchia’’, fu condannato per eresia. Firenze era quindi un centro culturale molto importante in quanto erano presenti tutte le scuole teoriche e filosofiche dell’epoca.
In quest’epoca abbiamo una rinascita e coesistenza tra latino dottrinale e cattolico e volgare diffuso. Così come le lingue, anche diverse poetiche coesistettero, per esempio la scuola popolare e quella siciliana, successivamente toscana, d’Arezzo e infine quella del Dolce Stil Novo. In Dante abbiamo numerose riflessioni e visioni sulle ideologie del tempo contemporaneo.
Beatrice è il cardine del percorso dantesco. È una donna realmente esistita e incontrata da Dante. i suoi dati biografici sono scarsi ( da Vita Nova). Viene vista come un angelo puro, gentile e bellissimo. Nella Divina Commedia subisce un processo di spiritualizzazione diventando esempio di fede, guida e strumento di salvezza.
La Vita Nova è il risultato di anni di formazione precedente, una sorta di conclusione di una prima fase. Dante si distingue dai poemi medievali di ogni genere in quanto ogni simbolo diventa figura e i dogmi non diventano figure complete ma allegorie figurate. Beatrice è simbolo di amore e passione, dell’antica fiamma di origine provenzale. Per figura si intende un parlare traslato concreto, per esempio è l’applicazione pratica di effetti angelici sulla terra per quanto riguarda Beatrice o la ragione pratica che dà chiavi di lettura pragmatiche per Virgilio. Abbiamo inoltre numerosi neologismi. Essendo la conclusione di una fase, è considerata anche l’inizio di quella successiva alla quale seguirà la catastrofe.
Dante scrisse, oltre alla Divina Commedia, altre tre importanti opere: il Convivio, il De Vulgari Eloquentia e il De Monarchia.
Il Convivio è scritto in volgare e, oltre a presentare, esalta scienza e filosofia. La teologia ha infatti meno spessore, non domina; il sapere è equamente suddiviso.
Il De Vulgari Eloquentia è un'opera scritta in latina volta illustrare la nobiltà del volgare. Il sommo poeta riprese il pensiero platonico secondo cui, essendo la Bibbia scritta su dettatura di Dio, così la poesia è scritta su dettatura di Amore, che in questo senso si personifica in una divinità; contrariamente a san Tommaso, che definì la poesia il livello più basso di sapere (cognitio minor).
Il De Monarchia fu scritto in contemporanea al Paradiso, in quest'opera, una delle più importanti in ambito politico, Dante condanna il potere temporale della Chiesa perché, offuscata dalla ricchezza, fallisce nella sua missione di condurci alla nostra destinazione sensibile, exducere, condurre fuori, oltre, in paradiso. Nell'empireo si trova infatti San Francesco, sposo della povertà.
Povero e umile è anche il linguaggio utilizzato nella Divina Commedia, che rappresenta l'eccellenza del volgare, e la stessa parola umiltà deriva dal latino humus, terra; per questo si può affermare che la nobiltà derivi dalla terra. Quest'opera ha un inizio negativo e una fine positiva perciò è una commedia, una commedia che tratta del bene e essendo per Dante ogni parola misurata l'opera non è solo una commedia ma anche un trattato. Più specificamente è un racconto del viaggio fantastico nell'aldilà per dimostrare agli uomini il cammino giusto da percorrere , allontanandosi dalle passioni attraverso l'espiazione dei peccati.
La prima cantica dell'inferno è suddivisa in nove cerchi: il limbo, il cerchio dei lussuriosi, dei golosi, degli avari, degli iracondi, degli eretici, dei violenti, dei fraudolenti, in cui si trova papa Bonifacio VIII, e dei traditori
Nella seconda cantica del Purgatorio emerge il tema della speranza, ove le anime dei penitenti si liberano dai loro peccati ed è diviso in antipurgatorio, purgatorio e paradiso terrestre, ove compare lo spirito di Beatrice e si allontana quello di Virgilio. Il purgatorio è diviso in dieci cerchi: di quelli che si pentono troppo tardi, dei superbi, degli invidiosi, degli iracondi, degli accidiosi, degli avari, dei prodighi, dei golosi e dei lussuriosi.
Il lessico di Dante è ricchissimo, e così anche il suo bestiario che ricorre nella concezione divina: la giustizia divina punirà anche le capre matte che peccano senza saperlo e per la loro ignoranza rimangono dove sono; ma ci si può liberare dalla prigione poiché ci è dato il lume dell'innata libertate che è il sommo dono direttamente immediato da Dio, mentre la vita ci viene data mediamente, dovuta a cause secundae. Dopo esserci liberati, bisogna ridonare la libertà che ci è stata donata, riportarla al suo fattore attraverso un'ascesa verso il cielo.
Ma la struttura dell'opera è poliedrica, la si può leggere in modi diversi e aderisce alla cultura cosmologica tolemaica: Dante concepiva la Terra divisa in due emisferi: l'emisfero settentrionale o boreale, formato dalle terre emerse; l'emisfero meridionale o australe, formato dalle acque.
L'Inferno si trovava nell'emisfero settentrionale, sotto la città di Gerusalemme e aveva la forma di un cono rovesciato..
Dalla terra in eccesso, nasceva la montagna del Purgatorio, che era collocata quindi nell'altro emisfero, alla cui cima si trovava l'eden, il paradiso terrestre.
Il Cielo del Paradiso era diviso in: sfera del fuoco, cielo della Luna, cielo di Mercurio, cielo di Venere, cielo del Sole, cielo di Marte, cielo di Giove, cielo di Saturno, cielo delle Stelle Fisse, Primo Mobile, cielo Quieto, Empireo.
Anche la Commedia è organizzata geometricamente , i numeri che ricorrono sono il tre, simbolo della trinità, il suo quadrato, i suoi multipli e il dieci, simbolo del mistero di Dio:
Tre sono le cantiche
trentatré i canti per ogni cantica,
i canti totali sono 99 + il prologo = 100
9 i cerchi dell'inferno +il destino = 10
9 cerchi del paradiso + l'empireo =10
In questa visione cosmologica noi siamo pellegrini, e abbiamo la possibilità di passare da servi a liberi attraverso un viaggio sofferto, ma non puoi essere libero se non liberi e Dante crea la Divina Commedia per liberare, per insegnare. Si tratta di una visione profetica, rivelatosi a Dante solo nell'empireo.
Ovviamente sorge la domanda “perchè il libero dovrebbe liberare?” la risposta è perchè spinto da Amore. Per esempio, Virgilio andò in aiuto di Dante perchè spinto dalle tre donne: Maria, Beatrice e Lucia. Virgilio, ossia la sapienza umana, non ama: il pensiero di per se nulla muove, ma è spinto dall'amore, che vince su tutto, persino sulla stessa divina volontà.
L'ultima guida di Dante è Bernardo, mosso da un amore mistico, e i mistici smuovono la volontà di Dio. Da ciò si può dedurre che le persone possono scegliere due diverse sfumature di amore per superare la volontà divina: allontanandosi da tutto ciò che è materiale per diventare puro spirito o amando Dio talmente tanto da sacrificare la propria libertà per gli altri.
Potrebbe risultare strano che l'imperatore Traiano si trovi in paradiso e Virgilio no dato che Traiano si sarebbe convertito con le lettere di Virgilio, ma non basta il profetismo religioso per andare in Paradiso: occorre poi liberare, poichè la libertà è un seme che da profitto e Traiano, anche se pagano, viene glorificato. Egli era un un homo sapiens ma anche un vir optimus, mentre Virgilio si è limitato alla sapienza personale e non l'ha condivisa politicamente. Gli abitanti del Paradiso sono tutti degni di gloria perché hanno alle spalle un'esperienza di serenità come homno viator che si infutura attraverso la fede. In questo modo Dante giustifica anche se stesso: egli può permettersi il ruolo di giudice per mezzo della sua grande fede in quanto infutura .
Ma la beatitudine si può avere con la resurrezione, cioè soltanto legata al corpo l'anima è perfetta, e solo l'ultimo giorno, il giorno del giudizio, risorgeremo anima e corpo. Infatti le anime del Paradiso non sono perfette perchè non sono nell'empireo. Anche il paradiso diviene perché non è ancora avvenuto il giudizio universale. Questa unione tra sapere politico e religioso fu espressa da San Tommaso, che compare nel ventesimo canto come strumento per parlare di San Francesco, che rappresenta la perfetta unione tra amore pragmatico e fede operante; in questo senso ha incarnato Dio nella missione più alta.
Tommaso era un domenicano e aveva quindi come obiettivo sconfiggere l'eresia; mentre Bonaventura era un francescano che professava la povertà della Chiesa; entrambi subordinavano la filosofia alla teologia e per questo erano avversari dichiarati dei seguaci di Averroè , in particolare di Sigieri da Bramante. In paradiso però ci sono sia Tommaso e Bonaventura che Gioacchino da fiore, l'eretico per eccellenza. Solo a Dio spetta giudicare, perchè la verità della logica non è in grado di inveritarsi nella verità ultima e secondo questa Gioacchino è un profeta in agonia
L'esperienza di Dante è dettata dalla curiosità individuale e dall'amore ordinato come impegno sociale, un'ascesa; mentre quello di Paolo e Francesca e di Ulisse è un amore disordinato, un viaggio orizzontale.
Dante e non Shakespeare considerato Il Grande perchè per l'inglese Cristo non è mai esistito, e quindi ha fatto un' analisi solamente umana, ma laicamente è il liberatore da una visione puramente religiosa. Invece, Dante ha saputo unire unito conoscenza e fede con impegno.
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