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Dante – “La Commedia”



Il titolo e il genere


La più importante opera di Dante non ha ricevuto un titolo dall’autore, ma è probabile che nella su intenzione la denominazione di “Commedia” fosse destinata alla funzione di titolo. Così la forma Commedia è quella oggi adottata dai filologi (studiosi che studiano i testi scritti).
L’aggettivo “Divina” compare per la prima volta nel 1555 e lo aggiunse Boccaccio, sia per distinguerla dalla sua opera, sia perché alludeva al tema dell’opera che è di argomento sovrannaturale e quindi divino.
Il titolo “Commedia” suscita perplessità; infatti esso evoca un preciso riferimento alle poetiche medievali che distinguevano “tragedia” e “commedia” su base stilistica, riservando alla commedia lo stile mediocre in confronto a quello sublime della tragedia.
Nel poema dantesco non mancano nell’Inferno discese verso il registro più basso e nel Paradiso frequenti impennate verso il linguaggio sublime.
La questione del titolo è collegata a quella del genere letterario. Nel “De vulgari eloquentia” la commedia è l’unico genere cui sia riconosciuto il diritto di spaziare in più registri stilistici; ciò annuncia già una concezione del comico destinata poi ad allargarsi in prospettiva pluristilistica e plurilinguistica.
Inoltre la “Commedia” non può essere descritta come un genere “misto”, perché in realtà si tratta di qualcosa di molto più inconsueto e ambizioso, in cui al centro si trova la tradizione letteraria nel suo complesso.

La composizione del poema, la tradizione manoscritta e la struttura formale


Dante avrebbe cominciato a scrivere il poema durante l’esilio.
Alla base dell’organizzazione strutturale della materia sta il numero tre, il numero della Trinità cristiana; il poema infatti è diviso in tre parti, chiamate dal poema “cantiche”: l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. La materia è distribuita in canti, nel numero complessivo di cento uguale a trentatré per cantica, più un canto introduttivo premesso all’Inferno.
Il metro scelto è quello dell’endecasillabo raggruppato in terzine.
Dante era una mente enciclopedica anche perché aveva le idee chiare; proprio per questo la Divina Commedia risponde a un ordine ben preciso, infatti egli ha scritto e poi pubblicato prima l’Inferno, poi il Purgatorio e infine il Paradiso. Inoltre gli ultimi canti del Paradiso sono stati scritti da Dante ma non pubblicati da lui.


Il tema del viaggio: l’oltretomba e il mondo terreno


Il viaggio che Dante compie attraverso i tre regni dell’oltretomba la porta al cospetto di anime di tutte le condizioni, epoche e provenienze; le diverse anime non sono mai casuali ma bensì scelti dallo stesso autore.
Il mondo rappresentato nella Commedia si trova in una condizione di eccezionale perfezione; è, cioè, ordinato, dato che l’ordine dell’aldilà è quello stabilito da Dio.
Nella prospettiva cristiana l’oltretomba non è un’ombra del mondo terreno, quasi una sua copia scolorita; al contrario essa è il mondo vero, la sua sede autentica dell’uomo, la dimensione a lui destinata non per un breve transito ma per l’eternità.
Nell’aldilà ogni uomo appare svelato nella sua realtà più intima e vera, quale si è in parte rivelata quando egli era in vita; quindi ognuno è definitivamente sé stesso.
Ai numerosi personaggi del poema (dannati, penitenti e beati) con i quali Dante si ferma a parlare o che gli si mostrano, non è consentito indugiare su particolari secondari; essi, quando Dante si ferma a interrogarli, vanno subito al cuore della propria vicenda terrena, rivelando l’autentica peculiarità. Infatti, come dice Erich Auerbach, un grande studioso tedesco di Dante, “nell’aldilà gli uomini hanno conoscenza di sé perché il giudizio di Dio l’ha loro conferita”.
Inoltre, nella Commedia troviamo la legge del “contrappasso”, che rovescia contro il dannato i mali che egli ha procurato.


La concezione figurale


Quando la Bibbia racconta che gli Ebrei furono liberati dalla schiavitù d’Egitto grazie al soccorso di Dio, essa racconta un fatto storico; ma questo fatto storico ne prefigura un altro ancora più importante e cioè la liberazione dell’umanità, con la Redenzione di Cristo, dalla schiavitù del peccato: in questo caso si dice che il primo fatto è figura del secondo, nel senso che lo annuncia.
Nella Commedia il mondo terreno appare già interpretato dal giudizio divino. Per secoli i commentatori del poema hanno avvertito da una parte la presenza di questa prospettiva che possiamo chiamare allegorica, e dall’altra il profondo realismo dell’arte di Dante.
Virgilio era la guida in nome della ragione e della sapienza terrena, egli guidò Dante fino alle soglie della salvezza non potendo salvarsi egli stesso. Beatrice, invece, era la guida in nome della fede e della teologia; ella era stata per Dante sula terra, una ispiratrice positiva e uno stimolo al bene, mentre nell’aldilà questa funzione figurale si adempie ed ella lo poté guidare fino al cielo più alto.
I protagonisti del poema hanno un significato allegorico perché realizzano pienamente sé stessi nell’aldilà; per loro il mondo terreno è stato figura di quello ultraterreno (di dannazione o di salvezza).

Metrica, lingua e stile


La Commedia è formata da 14.233 versi endecasillabi; anche la terzina diventa un’unità ritmica e sintattica basilare, essa alterna l’apertura della rima secondo lo schema ABA BCB CDC.
Nella terzina dantesca emerge l’importanza della rima per rendere musicali le strofe.
La rima tende ad essere aspra e dura nell’Inferno, invece piana e dolce nel Purgatorio e nel Paradiso.
Nella sua opera Dante utilizza una varietà di linguaggi, questa tecnica si chiama plurilinguismo. C’è anche una varietà di stili (pluristilismo), andando dal parlato più basso e truce, alle sublimi dimostrazioni teologiche.
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