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Dante: Vita e Opere

Famiglia
Dante Alighieri nacque a Firenza nel 1265, da una famiglia di nobili guelfi, Alighiero di Bellincione e Bella. La famiglia era decaduta dopo la confisca delle terre e dopo l'ascesa al potere della nuova borghesia. Perse la madre quando era appena adolescente e il padre nel 1283. Due anni dopo sposò Gemma Donati, dalla quale ebbe tre figli.

Educazione e Formazione
Nonostante la crisi economica familiare, Dante ricevette un'istruzione cavalleresca, come era usanza per quei tempi. Fu studente di Latini, grande maestro famoso in quegli anni. Egli gli fece scoprire i classici e la retorica latina e la letteratura francese. Fondamentale per la sua formazione fu lo studio delle opere di Virgilio. Nel periodo giovanile scrisse liriche cortesi e stilnovistiche, raccolte nelle Rime e i poemetti allegorico-didascalici come Fiore e il Detto d'Amore. Ci fu un incontro che segnò l'ispirazione dantesca: a soli nove anni incontrò Beatrice e se ne innamoro all'istante. La donna però andò in sposa ad un altro uomo e sfortunatamente morì nel 1290, all'età di 24 anni. Dante si ispirò molto a lei, scrivendo un'intera opera su ella intitolata La Vita Nuova(1293-95), dove la ragazza viene descritta in modo spirituale, come donna-angelo. In quest'opera Dante la chiama col nome di Beatrice, cioè colei che da' beatitudine, ma in realtà il nome della donna amata da Dante era Bice: gli storici l'hanno identificata con Bice Portinari, figlia di Folco Portinari. Dopo la morte della sua amata, Dante passa dagli studi teologici a quelli filosofici.

Carriera Politica
Nell'epoca in cui visse Dante, Firenze era terreno di continue lotte tra fazioni: Guelfi contro Ghibellini. In questo Comune si ebbe anche un'ulteriore divisione all'interno della prima fazione citata: Guelfi Bianchi, i quali guardavano verso l'interesse del proprio Comune e di cui prese parte Dante, contro Guelfi Neri, i quali appoggiavano le mire espansionistiche del papa Bonifacio VII.
Dante, desideroso di partecipare alla vita politica della città che amava con tutto se stesso, si iscrisse all'Arte dei medici e speziali, come cultore di studi filosofici (al tempo ritenuti legati alle scienze naturali), perchè era l'unico mezzo per poter partecipare attivamente alla politica fiorentina. Fu subito eletto Consigliere speciale del Capitano del popolo, in seguito prese parte all'elezione dei Priori e, nel 1295, fu eletto tra i sei Priori delle Arti, coloro che governavano il Comune.

Dante era guidato dalla moralità nella sua conduzione politica: cercò di porsi al di sopra delle lotte tra fazioni, opponendosi anche alle mire espansionistiche del papato: Bonifacio VII, infatti, voleva approfittare del disinteresse che aveva l'Imperatore Alberto d'Asburgo verso i territori italiani, per porre la propria autorità sui Comuni. Dopo la riuscita della presa del potere di Firenze da parte dei Guelfi Neri, i maggiori esponenti della fazione nemica furono esiliati e gli furono espropriati i propri beni. Tra questi ci fu anche Dante, il quale fu condannato anche a pagare un'ingente multa e il quale si rifiutò di pagarla, ottenendo (mentre era in esilio) una condanna al rogo, condanna che si estese in seguito anche ai suoi figli. Il poeta tentò invano di tornare a Firenze, lottando con gli altri componenti dei Guelfi Bianchi. Alla fine si rassegnò a vivere una vita da esiliato, lontano dalla patria che lui aveva tanto amato. Dopo l'esilio scrisse Convivio (1304-1307), un resoconto del suo sapere filosofico, lasciato interrotto. Trasferitosi a Verona scrisse il De Monarchia, dove espose il suo modello ideale di monarchia universale guidata dalla giustizia. Il poeta visse gli ultimi anni della sua vita a Ravenna, dove compose due Egloghe e scrisse un trattato scientifico, Quaestio de aqua e terra. Morì nel 1321, fu sepolto in un'arca di pietra nella chiesa di San Pier Maggiore.

La Commedia

La Commedia dantesca è un poema allegorico-didascalico, composto tra il 1306 e il 1321, quando Dante era in esilio. L'Inferno fu pubblicato nel 1314 a Verona, il Purgatorio nel 1315, sempre a Verona, e il Paradiso fu diffuso dai figli di Dante, in quanto il poeta terminò la propria opera poco prima della sua morte.

Il termine Commedia e l'aggettivo Divina

Dante scrisse nell'Epistola XIII il perchè dell'utilizzo del termine Commedia: l'opera si apre con un'inizio terribile -Dante si è smarrito dalla strada giusta, buona- e si conclude con un finale felice -Dante vede finalmente Dio. Inoltre l'appellativo commedia lo usa poichè adatta uno stile medio, questo termine si riferisce in gran parte alla mescolanza di stili e immagini che il poeta ci propone.
L'aggettivo Divina non fu coniato da Dante, bensì da uno dei suoi più grandi commentatori: Boccaccio. Egli conia questo termine perchè ammira immensamente l'opera Dantesca, lo conia per manifestare tutta l'ammirazione che ha verso lui e la sua commedia. C'è da aggiungere però, che la prima volta che l'aggettivo è apparso nel titolo del poema è nel 1555, nell'edizione a stampa di Ludovico Dolce.

Lingua, Stile e Metrica
Dante può essere considerato l'inventore della lingua poetica italiana. Scrive la Commediain volgare e utilizza vari stili nel suo poema: neologismi, latinismi, arcaismi, provenzalismi. Ha una capacità stilistica eguale a pochi: nell'Inferno Dante utilizza un linguaggio aspro, cruento, per descrivere e far capire al lettore le pene che i peccatori provano in quei cerchi infernali. Il linguaggio utilizzato nel Purgatorio e nel Paradiso è totalmente differente: usa dei vocaboli elevati e piacevoli all'ascolto, proprio per indicare quell'atmosfera non più cupa ma più vicina al divino, sublime.

La commedia è composta da endecasillabi raggruppati in terzine. I versi sono in rima e seguono lo schema ABABCBCDCD ecc..

Simbologia
Nel Medioevo ogni fenomeno naturale veniva ricollegato ad un universo soprannaturale: Dante, nella sua Commedia utilizza un simbolismo numerico: Tutto ruota intorno al numero tre e al suo multiplo, nove. Il tre esprime la Santissima Trinità, tre sono le Cantiche, queste sono composte da 33 Canti più uno, che fa da proemio all'inizio dell'Inferno, per un totale di 100 (canti), cioè il numero perfetto. tre sono le belve che ostacolano Dante all'inizio della Commedia, tre sono le donne che intercedono per lui affinché venga salvato; nove sono i cerchi dell'Inferno, nove sono le cornici del Purgatorio e infine nove sono i cieli del Paradiso.

Rapporto tra le Cantiche
Si narra che un giorno l'angelo più bello di tutti sfidasse Dio, e che questi, per punire la sua superbia e la presuntuosità, lo abbia scagliato giù dal cielo, verso la Terra. La Terra si ritrasse al passaggio di quest'angelo, scandalizzata e inorridita da cotanta presunzione, si assottigliò finché non poté più arretrare. L'angelo rimase conficcato al centro della Terra, divenendo una creatura mostruosa: il suo nome era Lucifero.
La materia terrestre spinta verso il centro, a causa della pressione diede vita ad una montagna nell'altro polo, la più alta che gli uomini avessero mai visto. Nacquero così Inferno e Purgatorio. Per giungere al Paradiso, le anime devono arrivare fino alla cima del Purgatorio, là spiccheranno il volo verso l'alto dei cieli.

Storia di un viaggio

Il poema racconta un viaggio nei tre regni dell'Aldilà: il viaggio inizia la notte del 7 aprile 1300, giovedì santo, e si concluse la notte del 14 aprile dello stesso anno. Ogni personaggio che Dante incontra è un esempio morale: i peccatori dell'Inferno sono simbolo di vizio, le anime del purgatorio di debolezza e quelle del Paradiso di virtù. Dante tornerà da questo viaggio con un messaggio ben preciso: tutti gli uomini sono degni del Paradiso, se non ci arriviamo abbiamo solo buttato le nostre chance. Se non si è coscienti della vita, non si è degni di aspirare a qualcosa di grande.

Dante: tra narratore e pellegrino
La commedia è scritta in prima persona, quindi ci porta una testimonianza diretta di ciò che è accaduto. Parla in prima persona come rappresentante di tutta l'umanità (Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura...). L'autore è contemporaneamente narratore e personaggio, ma queste due figure si distinguono l'una dall'altra a seconda dei tempi verbali usati: il narratore usa il presente o il futuro, il personaggio il passato remoto o l'imperfetto.

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