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Dante Alighieri


• Nato a Firenze nel 1265, Dante Alighieri è figlio della media borghesia cittadina di orientamento guelfo. All’età di 12 anni è promesso sposo a Gemma Donati, che poi sposerà negli anni Ottanta e da cui avrà tre figli. Il primo incontro con Beatrice è del 1274, in cui si innamora, secondo quanto Dante afferma nella Vita nova. Grande importanza per la sua formazione è l’amicizia con Brunetto Latini, che indirizza Dante verso gli studia humanitatis, oltre che la frequentazione con artisti e intellettuali suoi coetanei come Guido Cavalcanti e Cino da Pistoia. Si iscrive all’arte dei medici e degli speziali e comincia a ricoprire alcuni incarichi pubblici in una Firenze divisa tra guelfi Bianchi e Neri. Da guelfo Bianco Dante nel 1300 diventa priore e si trova subito a dover combattere una crisi politica piuttosto grave. L’anno successivo si reca da papa Bonifacio VIII, che stava cercando di portare Firenze sotto il suo potere grazie all’appoggio dei guelfi Neri, con l’incarico di trovare un accordo. Ma durante la sua assenza, un alleato del papa entra a Firenze con le truppe mandando via i Bianchi e così Dante viene accusato di baratteria e condannato a 2 anni di esilio; inoltre non presentandosi al giudizio 2 mesi dopo, il poeta è stato condannato a morte e gli vengono confiscati tutti i beni.

• Inizia così la sua peregrinazione in molte città dell’Italia centro-settentrionale, dove si guadagna da vivere facendo il segretario di principi o l’ambasciatore. Il poeta vaga e arriva alla corte veronese di Cangrande della Scala, dove rimane fino al 1320 per poi recarsi a Ravenna, ospite di Guido Novello da Polenta. Forse a causa della malaria, Dante muore nel settembre del 1321.

La poetica di Dante


Tra i più grandi scrittori di ogni tempo, Dante passa con facilità da un genere e da uno stile a un altro, inventa l’autobiografia letteraria (la Vita nova), scrive il primo trattato sulla lingua italiana con cui vuole insegnare agli italiani a usare in maniera opportuna la loro lingua (De vulgari eloquentia), scrive poi il primo trattato filosofico in volgare, il Convivio, con l’intenzione di voler insegnare agli italiani le norme etiche e civili che devono tenere; scrive un trattato sulla politica, la Monarchia e si cimenta sulla poesia in latino e compone un’opera poetica senza precedenti, la Commedia. Tutta la sua opera poetica ha al centro una donna, Beatrice, che salva Dante, perduto nella selva oscura, e poi lo raccoglie nel paradiso terrestre. Vi è dunque su Beatrice, che nella realtà sposa un altro uomo, un simbolo che va ben oltre la fisicità e che Dante trasforma in devozione.


Le opere


• La Vita nova è il diario della vita interiore di Dante all’età di 25 anni. Sotto forma di prosimetro, cioè un testo misto di prosa e poesia, si apprendono i dettagli dell’incontro con Beatrice, che ha luogo quando il poeta ha 9 anni. Poi c’è l’innamoramento a 18 anni, la storia del corteggiamento e, infine, la morte della donna avvenuta forse nel 1290. Le poesie risalgono agli anni giovanili, mentre quelle in prosa sono state composte dopo la scomparsa della donna e servono a commentare i versi che Dante le aveva precedentemente dedicato. Nell’opera, Beatrice, non è rappresentata attraverso un ritratto fisico o morale, ma attraverso gli effetti che essa esercita sull’amante e sulle persone che incontra: il suo saluto è come una salvezza soprannaturale. Il sonetto Tanto gentile è la poesia nella quale la rappresentazione di Beatrice come miracolo si sente più viva, Dante parla dell’amore che si appaga dell’essenza spirituale della donna.

• Le rime sono composte dalle poesie non contenute dalla Vita nova e dal Convivio, sono poesie che Dante non aveva intenzione di unire ma che sono state riunite dagli studiosi di epoche successive. Sono una settantina di componimenti di tenzoni-quello tra Dante e Forese Donati è una specie di duello verbale in cui i due poeti a turno si prendono in giro in versi. E poi ci sono le poesie d’amore, sonetti, ballate scritte con uno stile più aspro, energico dedicate a una donna chiamata “Petra”, da qui il nome di “rime petrose”.

• Il De vulgari eloquentia, scritto tra il 1304 e il 1305, è stato progettato in 4 libri ma si interrompe a metà del secondo, rimanendo incompiuto. Dante intende stabilire qual è il volgare italiano che merita di essere chiamato “illustre” e di essere proposto come lingua letteraria di tutti gli italiani. La ricerca del migliore lo porta ad analizzare i vari dialetti d’Italia e a concludere che nessuno possa veramente avere quel titolo. Il volgare che merita il nome di illustre è quello che in vari luoghi hanno adoperato i migliori poeti, che hanno elaborato il loro volgare, raffinandolo, così da poter essere chiamato curiale (della corte).

• De Monarchia è un trattato in tre libri in cui Dante, in latino, affronta e difende l’autorità dell’impero contro le pretese temporalistiche della chiesa. Il primo è dedicato alla questione se l’impero sia necessario per il buon andamento del mondo; il secondo alla questione se l’impero spetti al popolo romano; il terzo affronta il rapporto tra papa e imperatore, che, seppur autonomi, entrambi traggono il loro potere da dio.

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