Concetti Chiave
- Il regno di Savoia nel XVIII secolo subisce un'involuzione rispetto alle riforme promosse nelle corti europee, con un progressivo stagnamento politico.
- Vittorio Amedeo II trasforma lo Stato da vassallo della Francia a potenza significativa, attuando riforme contro la feudalità e rafforzando l'autorità della corona sul clero.
- Carlo Emanuele III prosegue le politiche del padre ma, dopo la Pace di Aquisgrana, si trova costretto a rinunciare alle ambizioni espansionistiche, portando a un'inerzia politica.
- Vittorio Amedeo III adotta una linea reazionaria e militarista, causando un clima intollerabile che spinge molti intellettuali a lasciare il Piemonte.
- Il distacco tra la corte sabauda e gli intellettuali si accentua, generando disaffezione anche tra la borghesia e la popolazione della Savoia.
Il regno di Savoia nel XVIII secolo
In mezzo a tanto fervore riformatore che circolava all’ interno delle corti europee (Prussia, Austria, Russia, Toscana), nella seconda metà del XVIII secolo. il regno di Savoia rappresenta un fenomeno di involuzione.
Le riforme di Vittorio Amedeo II
All’inizio del secolo, Vittorio Amedeo II aveva portato in poco tempo lo Stato dalla condizione di vassallaggio della Francia a quella di una delle maggiori potenze della penisola. Inoltre, nonostante delle possibilità finanziarie ridotte, egli aveva anticipato l’opera riformatrice del dispotismo illuminato. Infatti colpì la feudalità con una dura legislazione, attuò una riforma fiscale e promosse una politica d’indirizzo giurisdizionalistico, riconducendo così il clero sotto l’autorità della corona.
Carlo Emanuele III e la politica estera
Il suo successore, Carlo Emanuele III sembrò continuare la politica del padre sia all’interno che all’esterno: partecipazione alla guerra di successione austriaca ed interventi di miglioramento della condizione della Sardegna che giaceva ancora sotto il peso del feudalesimo più antiquato. Tuttavia la Pace di Aquisgrana, con il rovesciamento delle alleanza, blocco le mire espansionistiche del Piemonte, impedendo al Piemonte di annettere Genova e Milano, obiettivo che da sempre i Savoia aveva sempre sognato di raggiungere. Ridotto all’inerzia in politica estera, il regnò cominciò così a cadere nell’inerzia politica anche in politica interna .Infatti, nella seconda metà del’70’0, mentre i sovrani illuminati conducevano la loro battaglia giurisdizionalistica per riaffermare l’autorità dello Stato contro il clero, troppo invadente, il Piemonte seguiva un indirizzo di politica ecclesiastica sempre più dipendente dai voleri del Papa.
Vittorio Amedeo III e la reazione
La situazione non migliorò con il suo successore, Vittorio Amedeo III, il quale si appoggiò agli elementi più reazionari e mostrò tutta la sua ambizione nell’imitare il militarismo prussiano di Federico II, senza avere di quest’ultimo, né il genio politico, né le capacità politiche. L’atmosfera del Piemontesi fece così irrespirabile da costringere gli uomini migliori ad emigrare come fece lo scrittore Vittorio Alfieri, il matematico Lagrange e il tipografo Bodoni In questo modo si veniva a creare una netta separazione fra la corte sabauda, reazionaria e militaristica e gli intellettuali del paese. Provavano disaffezione nei confronti della corte anche la borghesia e la popolazione stessa a cominciare da quella della regione della Savoia in cui la monarchia era nata.
Domande da interrogazione
- Quali furono le principali riforme attuate da Vittorio Amedeo II nel regno di Savoia?
- Come influenzò la Pace di Aquisgrana la politica estera del regno di Savoia?
- Quali conseguenze ebbe il regno di Vittorio Amedeo III sulla società piemontese?
Vittorio Amedeo II portò il regno da una condizione di vassallaggio a una delle maggiori potenze della penisola, colpendo la feudalità con una dura legislazione, attuando una riforma fiscale e promuovendo una politica giurisdizionalistica che riportava il clero sotto l'autorità della corona.
La Pace di Aquisgrana bloccò le mire espansionistiche del Piemonte, impedendo l'annessione di Genova e Milano, e portò a un'inerzia sia in politica estera che interna, con un crescente allineamento della politica ecclesiastica ai voleri del Papa.
Vittorio Amedeo III si appoggiò a elementi reazionari e cercò di imitare il militarismo prussiano, creando un'atmosfera insostenibile che portò all'emigrazione di intellettuali come Vittorio Alfieri e Lagrange, e generò disaffezione tra la borghesia e la popolazione nei confronti della corte sabauda.