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Il nazismo e i regimi fascisti

L'avvento al potere del nazismo è legato al propagarsi della crisi di Wall Street del 1929. In Europa e, soprattutto, in Germania si riaccesero l'inflazione, la disoccupazione e il malessere che si tradussero in un grande incremento del voto ai partiti più estremisti. Nelle elezioni del 1928 i nazisti avevano ottenuto il 2,6% e i comunisti il 10,5%. Nelle elezioni del 1930 i nazisti passarono al 18,3% e nel 1932 al 37,4%. Ciò accadde perché il nazismo offri non solo delle ricette economiche convincenti che riassorbirono la disoccupazione, ma riuscì a colpire l'immaginario collettivo attraverso l'immagine della grande Germania con il primato della razza ariana. Ciò compattò attorno a Hitler la piccola e grande borghesia, l'esercito e il sottoproletariato (operai privi di lavoro) che videro nel nazismo una possibile risposta alla crisi. Dopo i risultati elettorali del 1932, il Presidente della Repubblica Hindenburg affidò a Hitler l'incarico di formare il governo; l'atto più eclatante fu l'incendio che distrusse il Parlamento tedesco (Reichstag), di cui furono incolpati i comunisti.

Fu la molla per le nuove elezioni, il restringimento dei diritti sociali e politici. I nazisti ottennero il 44%, la maggioranza parlamentare e Hitler assunsero pieni poteri. Mussolini compì il colpo di Stato e ottenne la guida del governo quando è rappresentante di un piccolo gruppo politico, invece Hitler ebbe un grande favore politico che poi trasformò in regime totalitario. Il totalitarismo non è soltanto un regime dittatoriale, ma è un termine introdotto da Mussolini, la cui espressione è rappresentata dal libro di Hannah Arendt "Le origini del Totalitarismo". La Arendt lega la nascita dei totalitarismi a due fattori: l'antisemitismo e l'imperialismo. Gli ingredienti del totalitarismo sono: la presenza di un capo carismatico, un'ideologia forte che ha compreso la logica di sviluppo della storia, un apparato poliziesco oppressivo, una mobilitazione costante delle masse di cui si colonizza ogni ambito biologico, un apparato di propaganda e una miscela di spoliticizzazione e esasperazione della politica.
Il totalitarismo inquadra le masse, sottoposte a un capo, dove vengono disciolti tutti i partiti e associazioni a favore del conformismo di massa. Ciò vale per lo stalinismo e in parte per il fascismo. Tipico delle dittature, i primi nemici sono quelli interni e, infatti, Hitler decapita il vertice delle S.A. (gruppo paramilitare), Rohm ed altri, in parte perché erano un'alternativa sociale di sinistra del nazismo, in parte per ragioni di integralismo ideologico: molti erano omosessuali. Il punto di caduta di tutte le ostilità interne fu la persecuzione degli ebrei, oppressi dalle leggi di Norimberga. Nel 1938 si ebbe la Notte dei cristalli, ovvero l'assalto alle vetrine dei negozi ebrei. Gli ebrei furono perseguitati anche perché le loro ricchezze facevano gola a molti. Il lager è un esempio di applicazione della logica totalitaria, perché i deportati stessi vengono utilizzati per attività di vigilanza e denuncia (Kapos) a favore della stessa dirigenza che li controlla.
Il nazismo dedica molta attenzione all'inquadramento della società in organizzazioni che indottrinano i cittadini con la propaganda, la scuola diviene di formazione al regime, si istituiscono organizzazioni giovanili (Hitlerjugend) per irregimentare la vita dei giovani (paramilitare della gioventù hitleriana) e la propaganda con il ministro Goebbels utilizzò tutti i mezzi all'avanguardia. In campo economico vi era il modello dirigista e corporativo con appalti di lavori pubblici per riassorbire la disoccupazione. Il nazismo è definito storiograficamente come poliarchia, perché vi erano più centri di potere convergenti nella figura del fuhrer. La strategia pangermanista di Hitler portò ad una politica espansionistica, alla violazione di dotarsi di armi, all'uscita dalla Società delle Nazioni e a mire espansionistiche verso l'Austria nel 1934, dove vi fu il tentativo di annessione. In Austria vi erano i conservatori, che avevano spostato a destra il partito cattolico, emarginando i socialisti e vedendo sorgere movimenti filofascisti. Nel 1932 divenne cancelliere Dollfuss che impose una svolta autoritaria con restringimento delle libertà civili e opposizione socialista; si oppose ai tentativi di nazificare lo Stato e di pilotarlo all'annessione della Germania.
Nel 1934 Dollfuss fu ucciso per un colpo di Stato nazista nel corso del quale Mussolini schierò la fanteria e le truppe al Brennero per impedire l'invasione tedesca in Austria. Nel 1938 Hitler, alleato di Mussolini per l'Asse Roma-Berlino, invase l'Austria, realizzando l'annessione. Tra gli anni Venti e Trenta, l'intera Europa Centrale si coprì di regimi fascisti: Ungheria, Bulgaria, Romania, Polonia, Jugoslavia, Baltico con l'eccezione della Cecoslovacchia. Il fascismo si diffuse in Grecia, in Portogallo con Salazar in Spagna. Anche fuori l'Europa regimi di destra si affermeranno in Giappone, con l'attacco alla Manciuria e alla Cina, in America Latina si svilupparono regimi populisti, in cui il capo politico tenta di rapportarsi al popolo tentando di ingraziarsi i sindacati, come tramite per ottenere il consenso. I regimi più importanti furono quelli del Brasile con Vargas e dell'Argentina con Peròn, che diede vita al peronismo. "La grande trasformazione" fu scritto da Karl Polany, ungherese trasferitosi negli Stati Uniti. E' un libro di antropologia che si propone di dimostrare che l'idea di un mercato capace di autoregolarsi (liberismo) sia un fenomeno infondato e nemmeno vero storicamente.
Il mercato è sempre stato il frutto di una costituzione sociale da parte dello Stato. Tutto ciò è venuto meno dopo la crisi del 1929, perché il crollo di Wall Street dimostrava l'illusione di un mercato che si autoregola e che un mercato lasciato alle sue dinamiche porta alla crisi economica e disgregazione del tessuto sociale. Secondo Polany le società liberali si reggevano su quattro Istituzioni: 1) il sistema di equilibrio di potere che impedisce rivolte per un secolo; 2) la base aurea internazionale che simboleggia un'organizzazione unica dell'economia; 3) il mercato che si autoregola; 4) lo stato liberale. Tra esse solo il mercato era la matrice dell'intero sistema. Così alla crisi del 1929 segue la fine del mercato liberale e la fine dell'Ottocento (nuova periodizzazione). La crisi generale del capitalismo mette in luce la necessità di ritornare alla solidarietà umana contro il mito del benessere diffuso dal mercato. Il culto del libero mercato era negativo, perché aveva portato alla crisi e all'instaurazione dei regimi nazifascisti.

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