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Vita di Saba

Umberto Saba nasce a Trieste nel 1883, dall’unione di due genitori diversissimi (duplicità incisiva!); il padre, ariano, è spensierato e vitale mentre la madre, ebrea, è rigida e severa. Il padre presto abbandona la madre la quale, ritrovatasi sola, affida il bambino ancora piccolissimo ad una balia, Peppa Sabaz, a cui Umberto rimarrà sempre legato. Infatti è dalla balia che Umberto, di cui il cognome del padre è Poli, decide di assumere lo pseudonimo di Saba. Con la balia e il marito di lei, Saba vive fino a tre anni di età, periodo che ricorderà sempre come felice e sereno. Ma la madre lo rivuole con sé, e da questo momento impone al figlio un’educazione rigida e repressiva a cui si affianca un atteggiamento di vittimismo; queste saranno le premesse della nevrosi di Umberto che, nella sua vita, si sottoporrà prima alla psicoanalisi senza portarla a termine e poi a numerosi ricoveri. Saba compie studi irregolari benché legga molto e con passione: la formazione è analoga a quella di Svevo in quanto triestina, ma forse più superficialmente che sostanzialmente.

Tra il 1907 e il 1908 Saba è chiamato alle armi, dove compone i Versi militari. Nel 1909 sposa Carolina Woelfler, detta Lina, con cui instaurerà un rapporto ambiguo perché in parte lei assume anche il ruolo della madre. Nel 191 pubblica una raccolta di poesie, Coi miei occhi, che poi prenderà il titolo di Trieste e una donna. Nel 1919 acquista a Trieste una libreria antiquaria che costituirà la sua principale fonte di guadagno per molti anni; ciò testimonia come l’attività letteraria di Saba non sia volta sostanzialmente al guadagno, e quindi non serva per vivere, ma sia vissuta come un metodo terapeutico (un po’ come per Svevo). Nel 1921 esce la prima edizione del Canzoniere, che comprende tutta la produzione poetica di Saba e che verrà arricchito fino al 1950, fino ad un numero di 450 liriche.
Le persecuzioni razziali del fascismo e del nazismo lo costringono a peregrinazioni e fughe continue (ad esempio, a Firenze). Nel dopoguerra, finalmente apprezzato dalla critica, escono altre opere; nel 1946 Scorciatoie, nel 1948 Storia e cronistoria del Canzoniere. Nel 1956 muore Lina e dopo poco anche Saba.


Formazione

Quando Umberto nacque a Trieste, questa città apparteneva all’impero austro-ungarico. Solo dopo il 1918 Trieste cominciò a far parte dello stato italiano. Per questo motivo Saba ebbe con l’Italia un rapporto originale e complesso (in parte diverso da Svevo, che era più vecchio). Infatti Trieste restò estranea alle tendenze d’avanguardia italiane (Vociani,..) così che Saba prese contatto con la cultura letteraria italiana del passato formazione culturale arretrata.


Modelli


Gli esempi letterari a cui Saba si riferì furono quelli della grande tradizione lirica italiana del passato (Petrarca, Leopardi), a volte filtrati attraverso le esperienze più recenti di Carducci, Pascoli e D’Annunzio. Fondamentale per la sua formazione furono i libretti del melodramma, soprattutto di Verdi, come cultura popolare. Il legame con la cultura austriaca tedesca gli offrì l’opportunità di conoscere con anticipo rispetto agli altri intellettuali italiani le opere di autori di decisiva importanza; Nietzsche e Freud (con il quale ha una relazione diversa rispetto a Svevo). Saba utilizzò la psicoanalisi per affrontare la problematica dell’uomo contemporaneo, avvalendosi di strumenti conoscitivi moderni. La psicoanalisi, infatti, fu per Saba la chiave di decifrazione della realtà a cui restò sempre fedele; tra il 1929 e il 1931 si sottopose ad una terapia psicoanalitica con Weiss, allievo di Freud. Prima di aver sperimentato su di sé la psicoanalisi, comunque, era forte in lui un’esigenza di realismo Saba fu infatti influenzato dal Positivismo ottocentesco.


Funzione poesia

La concezione che Saba ha della poesia è lontanissima sia da quella ottocentesca (poesia come verità), sia dalle predominanti del Novecento (poesia come espressione della crisi o come impegno formale di conoscenza). Saba attribuisce alla poesia una precisa funzione insieme psicologica e sociale: aiutare l’uomo a ritrovare la propria identità ed integrità, ridandogli anche la possibilità di partecipare armoniosamente alla vita sociale. Questa concezione è opposta a quella di D’Annunzio, il quale, davanti alla crisi della funzione del poeta, riaffermava la figura del poeta-vate, dispensatore di verità e superiore all’uomo comune; Saba, invece, propone il poeta onesto. Il poeta ha il dovere di essere onesto e può esserlo realmente con il lettore solo se comincia ad esserlo prima di tutto con sé stesso e cioè cercando all’interno del proprio io le verità più nascoste (evidente approccio psicoanalitico). Le verità più nascoste ed intime sono anche universali, perché fondate sul principio dell’eros, del piacere, che guida l’uomo in ogni suo comportamento. Il poeta, dunque, non deve più inventare miti (D’Annunzio) ma riportare fedelmente la verità nascosta e profonda di tutti gli esseri, attraverso però un atteggiamento di umile onestà il poeta vuole sentirsi un uomo “tra gli uomini”. In questo modo il poeta ritrova una funzione (e, quindi, un’identità) ma, contemporaneamente può soddisfare il suo bisogno di socialità e di essere accolto, raccontando la propria esistenza.

Poesia narrativa che indaga i meccanismi profondi della psiche
Saba è lontano da ogni tipo di frammentismo (poesia del ‘900) e aspira ad una dimensione narrativa, dato che solo considerando la vita nella sua interezza e complessità è possibile individuare le coordinate psichiche. La poesia diventa dunque ricerca di verità, come scandaglio che cerca nel fondo; da qui c’è il rifiuto di ogni tipo di sperimentalismo formale a favore di parole semplici e chiare, la volontà di rivolgere l’attenzione più sul significato che sul significante. Preferendo versi brutti ma veri a versi belli ma falsi, Saba contrappone fortemente la verità alla bellezza (verità vs bellezza).
Questo privilegiare la verità sulla bellezza è chiaro anche nel Canzoniere, opera molto complessa perché le liriche che la compongono si richiamano continuamente tra loro. La lettura di una poesia, infatti, implica, se la si vuole capire davvero, la conoscenza di tutte le altre, e comunque, almeno, la conoscenza della trama nella quale è inserita. Non soddisfatto delle accortezze prese nel Canzoniere, Saba stesso scrisse un’opera di critica alle proprie poesie, cercando di chiarirne i presupposti ed i significati: Storia e cronistoria del Canzoniere (1948).


Saba prosatore


Soprattutto conosciuto e apprezzato per le sue poesie, raccolte nel Canzoniere, Saba è in realtà anche un originalissimo prosatore. Nonostante ciò la sua prosa è rimasta e rimane ingiustamente ai margini del canone novecentesco, mentre la poesia sabiana ha avuto più seguito, influenzando quella successiva. Il corpus delle prose sabiane comprende quattro opere messe insieme dallo stesso autore e nate in periodi diversi della sua attività (ma soprattutto negli anni Dieci e dopo la Liberazione):
1. Ricordi- Racconti
2. Scorciatoie e raccontini
3. Storia e Cronistoria del Canzoniere
4. Ernesto (incompiuto)
Inoltre scrisse anche pezzi giornalistici, saggi, recensioni.
1. Ricordi-Racconti, pubblicato nel 1956, è formato da una serie di scritti di vario tema, risalenti al 1910-1913,cui si aggiungono altri successivi. Vi si trova anche una replica della storia della provvisoria separazione tra il poeta e Lina, narrata in Trieste e una donna, ma con unfinale diverso da quello reale il protagonista maschile respinge la donna.
2. Scorciatoie e raccontini, pubblicato nel 1946, nonostante lo scarso successo ottenuto nei suoi anni, è uno dei libri più suggestivi della nostra letteratura del Novecento. Le “scorciatoie” consistono in 135 aforismi, quasi sempre brevissimi, aventi come oggetto tutti gli aspetti della vita sociale e culturale nei quali possa svelarsi un contenuto di verità, normalmente nascosta. Gli aforismi, frammentati e densi, richiedono un percorso più breve e spesso più erto, un sentiero dove possono andare “solo le capre”. Il presupposto degli aforismi è che il mondo sia ingannevole ma che sotto vi siano nascoste delle verità intuibili come un lampo, nella loro semplicità. La forma aforistica costituisce una notevole novità nel panorama italiano (l’unico fino a Saba, in un certo senso, fu Guicciardini con i suoi Ricordi) e rivela l’ influenza di Nietzsche e di Freud su Saba: dal primo, Saba prende il rifiuto della morale tradizionale come insieme di convenzioni falsificanti, nonché la scelta di affidare contenuti rivoluzionari a uno stile della massima leggerezza; da Freud riprende il metodo, fondato sull’indagine e sull’interesse del particolare rivelatore, del dettaglio banale che svela l’ipocrisia. La struttura conoscitiva è la seguente: ad un’osservazione per lo più banale e perfino ovvia cioè di fatti e comportamenti sotto gli occhi di tutti, segue un’interpretazione imprevedibile e bruciante; la “scorciatoia” è, appunto, la via brevissima che congiunge il dato al suo significato. Lo stile è sobrio, trasparente, volto alla massima efficacia, alla rapidità e alla chiarezza. I “raccontini” sono delle “scorciatoie” un po’ cresciute e ampliate.
3. Storia e cronistoria del Canzoniere è un libro scritto per rivendicare il valore della propria poesia e per sostenere le scelte di poetica. All’interno di quest’opera, inoltre, compaiono disseminati numerosi spunti narrativi, di carattere autobiografico.
4. Ernesto ,composto nel 1953 ma lasciato incompleto, è un romanzo autobiografico (nonostante scritto in terza persona). Il racconto riguarda l’esperienza di iniziazione erotica da ragazzo, esperienza duplice: all’omosessualità, da un collega più grande di lui, e con una prostituta. Al centro del romanzo campeggia la figura della madre severa che continuamente gli ripete di non comportarsi come il padre e la quale insiste su un’educazione all’insegna della negazione della virilità (il figlio deve essere buono e innocente). La tecnica narrativa è costruita su due registri temporali: quello del ricordo, che richiama in vita ed enumera gli episodi lontani dell’adolescenza, e quello della riflessione e del commento, che interviene a chiarire ed interpretare quei fatti e quei comportamenti alla luce sia delle esperienze successive sia, soprattutto, del rasserenante strumento psicoanalitico di conoscenza dei meccanismi profondi dell’io. A questi due registri temporali corrispondono due scelte stilistiche e linguistiche differenti: mentre il periodare mantiene la sua coerenza paratattica, semplice e coesa, anche se con la presenza di numerosi incisi e parentesi volti a consentire la giustapposizione di narrazione e commento, in alternanza Saba utilizza il dialetto triestino (richiamo, ancora una volta, alla madre) il quale diventa l’espressione delle pulsioni autentiche (infanzia, istinti inconsci, eros… ). L’uso dei due registri, quindi non è dettato tanto da un’esigenza di realismo quanto dalla volontà di dare espressione in modo diretto, come esigenza personale, alle pulsioni.

Letture:

Scorciatoie

Scorciatoie 1/2: fornite coordinate stilistiche e concettuali del libro con una rivendicazione dell’originalità di un metodo di conoscenza volto a mettere in brusco collegamento il dato osservato e il significato ultimo. Le scorciatoie sono “veri sentieri per capre”
Scorciatoia 3, Ultimo Croce: critica e duro sarcasmo verso Croce e al suo idealismo. L’Italia è una casa lacerata dalla guerra, dal fascismo e in questo contesto s’inserisce “la vecchia signora che suona la spinetta”, Croce stesso che con la sua concezione della cultura, della superiorità e autonomia di essa rispetto al contesto storico-sociale.
Scorciatoia 4, Storia d’Italia: ricostruzione in chiave psicologica dei complessi meccanismi storico-culturali italiani “Gli Italiani non sono parricidi, sono fratricidi”
Scorciatoia 55, Libri gialli: fenomeno comune collegato a fenomeni profondi.
Scorciatoia 101, Dio dei tedeschi: ritratto di Hitler eseguito nel 1933. Battuta bruciante e demistificatoria: Hitle affetto “da una malattia, una brutta malattia[..]. Si chiama paranoia”
Scorciatoia 31, Sincero: le persone sincere sono quelle che nascondono una sola cosa ma terribile.
Scorciatoia 36, Cuore; demistificazione del libro Cuore, il cui grande successo è fondato sul patetico.
Scorciatoia 41, Incomprensione: uomo che spegne la luce giustificandosi con la moglie dicendo di non averlo fatto apposta ancora peggio “L’incoscienza dell’atto consigliava un’interpretazione funesta” (atto mancato freudiano).

La confessione alla madre, in Ernesto

Intenzionato a interrompere la storia con l’uomo più grande di lui che lavora presso la sua stessa ditta, Ernesto vuole licenziarsi e ha scritto una lettera di insulti e rivendicazioni al datore di lavoro, il signor Wilder. La madre, però, ignara del tutto e non potendo sospettare il vero scopo del figlio, è riuscita a ottenere dal signor Wilder la riassunzione di Ernesto. Questi, non volendo tornare al lavoro, deve confessare alla madre la vera ragione del suo gesto, e dunque l’intera vicenda.
Si può notare la particolare tecnica narrativa seguita da Saba nel racconto, intrecciando la rievocazione dei fatti passati a una fitta sequela di commenti e di considerazioni presenti, che fungono da rete interpretativa. Benché vivacemente e realisticamente attualizzata, la vicenda è dunque rappresentata sotto una prospettiva ben lontana da quella che sia il protagonista sia gli altri personaggi avevano allora, al momento dei fatti narrati.


Il canzoniere


Composizione e vicende editoriali

Il Canzoniere è l’opera complessiva che raccoglie tutta la produzione poetica maggiore di Saba. I 437 testi che lo formano sono stati scritti in un periodo che va dal 1900 al 1954. La prima edizione, detta Canzoniere 1921, risale al 1921 ed è divisa in dieci sezioni comprendenti componimenti che vanno dal 1900 al 1921. Una seconda edizione venne pubblicata presso l’editore Einaudi di Torino nel 1945 e ,oltre a comprendere le otto raccolte pubblicate nel frattempo da Saba, ridisegna il progetto dell’opera: compare ora la divisione in tre grandi “volumi” il primo dei quali di fatto corrisponde al Canzoniere 1921. Il Canzoniere 1945 corrisponde a un’idea definitiva, che le varie aggiunte seguenti non modificheranno nella sostanza. Solo dopo la morte del poeta, nell’edizione del 1961 (la quinta Einaudi), vengono aggiunte altre quattro sezioni che vanno a far parte del libro terzo.
Titolo
La scelta del titolo mostra una chiara volontà di riconnettersi alla tradizione lirica italiana, istituendo un esplicito richiamo a Petrarca, dal quale però si differenzia per una diversa concezione dell’io. Il titolo esplicita inoltre l’intenzione di dare carattere unitario all’opera, nonostante sia diviso al suo interno da una sorta di “tappe”, i tre volumi e le varie sezioni. Sicuramente il titolo richiama anche la raccolta del poeta romantico tedesco Heine, Buch der Lieder (Libro dei canti), tradotta e pubblicata a Trieste negli stessi anni in cui Saba scrive.

Struttura
La struttura del Canzoniere è molto complessa. Il Canzoniere è organizzato in tra volumi ma ogni volume è poi a sua volta suddiviso in numerose sezioni, corrispondenti spesso a raccolte pubblicate a sé:
5. Volume primo: formato da otto sezioni e 156 poesie composte tra il 1900 e il 1920;
6. Volume secondo: suddiviso in otto sezioni, comprende 109 testi tra il 1921 e il 1932;
7. Volume terzo: (nell’edizione definitiva) nove sezioni, 172 poesie tra il 1933 e il 1954.
Da ciò si comprende che la realizzazione progressiva dell’opera risponde ad un disegno ambizioso e complesso, all’interno del quale una responsabilità importante è assegnata proprio alla struttura dell’opera. Saba ha invitato più volte il lettore a considerare l’opera in termini unitari, come, appunto, un’opera e non come una semplice raccolta di sequenze indipendenti (perché il libro si propone quale percorso psicologico-esistenziale). Nel disegno dell’opera non mancano puntuali strategie numeriche: i volumi sono tre e ogni sezione è divisa in molte parti individuate secondo multipli di 3 (6, 9, 12, 15…), a testimonianza del fitto labirinto di richiami. Ancora più rilevanti sono le relazioni tematiche tra una sezione e l’altra, con strategici smembramenti di eventi di particolare risalto in sezioni diverse, che spesso tendono ad una struttura circolare interna (spesso presente anche nella disposizione dei componimenti all’interno di una serie o di una sezione), come aspirazione all’armonia e alla chiarificazione. L’interesse a dare una struttura unitaria e circolare a questa raccolta indica la volontà di individuare il percorso della propria vita, attraverso una continua analisi della propria condizione; il libro si propone quale percorso psicologico-esistenziale.
La struttura è formata da una serie di tessere ad incastro, che vanno a creare un mosaico complessivo in cui le disparate esperienze di una vita trovano unità e coerenza, collocando dunque ciascun componimento all’interno dell’intera vicenda. Si è perciò spesso parlato, per la poesia sabiana, di tendenza narrativa o poematica, arrivando a considerare il Canzoniere come un romanzo. Questa centralità della trama, fittamente richiamata da rimandi e riprese interne e in contrasto con un orizzonte nazionale in cui le scelte poetiche tendevano alla purezza e all’assolutezza, definisce l’originalità dell’opera. La poesia non è dunque artificiosa, estetizzante, ma è vera e onesta, umile, capace di parlare a tutti ed ha una funzione terapeutica e di ricerca di una verità perché fondata sulla brama, sull’eros, sull’elemento di verità comune a tutti gli uomini.


I volume (1900-1920).
I sezione: Poesie dell’adolescenza e giovanili, con una funzione particolare; in questa sezione, infatti, in modo sintetico Saba presenta tutti i temi del Canzoniere focalizzandosi su alcuni temi particolari: il rapporto con la madre (conflittuale), con la moglie, con la balia… Viene quindi istituito un nesso tra mondo infantile-adolescenziale e identità psicologica del soggetto.
II sezione: Versi militari, sezione preannunciata dall’ultimo componimento della sezione precedente (pratica usuale). Parentesi si speranza e momento felice della sua vita, perché si trova in una condizione che gli permette di risolvere il suo bisogno di identità (divisa, no madre, amici) e (per qualche tempo) la sua nevrosi si sente uno tra tanti e piacere di una socialità mai sperimentata prima. Inoltre, la divisa del soldato ed il fucile si collegano agli anni della prima infanzia trascorsi con la balia, negativi invece dalla madre per la spiccata simbologia maschile.
III sezione: Casa e Campagna, tematica coniugale, centralità della moglie (moglie/madre, turbata da sofferenze). Di questa sezione celebre è la poesia A mia moglie.
IV sezione: Trieste e una donna, 45 versi di cui 15 formano i Nuovi versi alla Lina, centro narrativo della raccolta. Vicenda di separazione e di riconciliazione raffigurata in modo da esprimere bene la cultura melodrammatica di Saba e il suo dichiarato amore per l’opera di Verdi.
V sezione: La serena disperazione.
VI sezione: Poesie scritte durante la guerra
VII e VIII sezione: poesie dedicate a Paolina e Chiaretta. In alternativa alla donna-madre, qui Saba presenta la donna fanciulla: amore libero, svagato, che ritrova in alcune esperienza giovanili.

Letture:
5. A mia moglie, sezione Casa e Campagna. Moglie simili a degli animali mansueti (galline, mucche, cagne, coniglie, rondini, formiche, api) e non assomiglia a nessun’altra donna. Poesia che “provocò, appena conosciuta, allegre risate” dai critici e lettori, mentre irritazione dalla stessa Lina, che Saba dovette rassicurare dicendole che era la sua “più bella poesia”. L’andamento è simile a quello di un’offerta religiosa, di una preghiera recitata da un bambino. Questo è l’unico componimento a schema libero, in generale Saba usa forme della tradizione letteraria, molto lontano dallo sperimentalismo formale del ‘900. Pasolini disse che quello di Saba era un “apparente tradizionalismo ma per questo difficile” tutto quello che sembra chiaro, quasi scontato, in realtà ha un significato nuovo perché ogni parola è filtrata da un metodo significativo. All’uso delle forme tradizionali Saba affianca versi brevi sempre dispari (quinari, settenari …)
6. Città vecchia, sezione Trieste e una donna. In questa poesia il giudizio positivo è unanime, perché il componimento è un’originale ristrutturazione di una forma classica. Sul piano del contenuto, è presente il bisogno di Saba di fondere la propria vita con quella di tutti gli uomini. Nelle figure più umili (la città vecchia è il quartiere più antico e malfamato di Trieste), Saba ritrova la naturalezza istintiva con la natura, perché questi personaggi non sono corrosi dalla civiltà. Ritmo lento che riproduce i passi dell’autore nella città vecchia (vera, naturale), contrapposta a quella “vera”, civile, nevrotica, per poi accelerare nell’ultimo verso.

Ii volume: 1921-1932
I sezione: Preludio e Canzonette. Nel preludio si riprendono il tema e l’ambientazione della conclusione del volume I, ridando però spazio alle pulsioni vitali e alle ragioni della creazione poetica. 12 canzonette dedicate a Chiaretta, ispirate per la leggera forma metrica dalle Odi di Parini.
II sezione: Autobiografia. In 15 sonetti la vita di Saba: momento di alta concentrazione autoanalitica del Canzoniere.
III e IV sezione: rapporto di contrapposizione e di analogia. Entrambe mostrano un bisogno di oggettivazione e di raffigurazione realistica, come per alleggerire la troppo satura materia personale. Le sezioni si chiamano I prigioni e Fanciulle.
V sezione: Cuor morituro, una delle raccolte più rilevanti del Canzoniere. Alcuni testi importanti come Eros, appaiono strettamente legati all’ottava sezione, Il piccolo Berto e alla terapia psicoanalitica intrapresa nel 1928. Al centro dell’attenzione vi sono l’infanzia e l’adolescenza del poeta, con la rievocazione del rapporto difficile con la madre e con la riscoperta della balia e del suo valore pacificatore.
VI sezione: L’uomo, poemetto nel quale Saba “si era riproposto di scrivere la storia naturale di tutti gli uomini”, ricostruita attraverso la vicenda esemplare di una vita, dalla nascita alla morte.
VII sezione: Preludio e fughe. Dissidio psicologico sublimato in musica
VIII sezione: Il piccolo Berto. 16 poesie scaturite dall’esperienza della terapia psicoanalitica intrapresa da Saba nel 1928 presso lo studio del dottor Weiss. Il “piccolo Berto” è il poeta stesso bambino. La rievocazione di Berto nella memoria e nella poesia del poeta è frutto dell’indagine psicoanalitica. La raccolta è fondata su tre personaggi: il poeta bambino, l’amata balia, la madre.
Letture:
1) Tre poesie alla mia balia, sezione Il piccolo Berto. Omaggio all’amata balia e all’infanzia felice.
2) Eros, sezione: Cuor morituro. Poesia da riconnettere a il piccolo Berto sia per le caratteristiche metriche (endecasillabo narrativo, prosastico e spezzato) sia e soprattutto per il tema (direttamente psicologico e legato alla rievocazione del rapporto adolescenziale con la madre). In un cinema popolare, dopo la proiezione, si svolge un numero di “varietà” a forte connotazione erotica: una donna balla, abbozzando uno spogliarello. Il poeta osserva il comportamento di un ragazzo, che a tratti fissa la donna quasi desiderandola, a tratti abbassa gli occhi come a vergognarsene. Saba immagina le possibili ragioni di questo comportamento ambivalente. Le ipotesi avanzate dal poeta sono in realtà una rievocazione della propria adolescenza e dei meccanismi adottati per obbedire alla severa madre ma, al tempo stesso, per partecipare al fascino trasgressivo della situazione erotica. Eros= identità maschile.

Iii volume: 1933-1954. Stile più asciutto, forma più sorvegliata, in parte rinuncia alla vena narrativa, che viene riorganizzata in termini più rapidi e concisi. Questo cambiamento non incide sulla personalità della poesia di Saba, e mostra tuttavia l’effetto del contatto con altri autori importanti del ‘900 (Montale,Ungaretti).
I sezione: Parole, tema del tempo che trascorre, motivi e fatti del passato vengono ricordati con tenerezza e rimpianto. Sono gli anni cupi della dittatura fascista: il canto prende il sopravvento rispetto alla ricerca di scandaglio (“Ho più cose da cantare”). Qualcuno ha parlato di un Saba ermetico: in realtà non c’è vicinanza all’ermetismo perché nella parola non si nasconde nessuna misteriosa verità simbolica (ermetismo) ma il suo unico privilegio è quello espressivo: al linguaggio il poeta chiede di esprime la realtà in modo fedele e sinceroadesione alla realtà, seppure una realtà inconscia.
II sezione: Ultime cose, anni cupi della dittatura fascista.
III e IV sezione: 1944 e Varie, tema comune dell’occupazione nazista e della Liberazione, allargandolo con ricordi della prima guerra mondiale.
V sezione: Mediterranee. Qui riemerge il bisogno costante di giovinezza che anima il Canzoniere, ma oggettivato in figure mitiche e di giovinetti, oppure segnato dalla malinconia della rinuncia e del distacco.
Da qui in poi l’ordine delle sezioni è incerto, per cui se ne è seguito uno cronologico.
VI sezione: Epigrafe.
VII sezione: Sei poesie della vecchiaia. Qui, come nella precedente sezione, campeggiano amarezza e inquietudine. Tanto il riacutizzarsi della nevrosi, con periodi di forte depressione, quanto la percezione, dopo la fine della guerra, di trasformazioni sociali e culturali lontanissime dalla propria concezione del mondo spingono Saba a un rifiuto, per la prima volta, dello strumento pacificatore della scrittura poetica. Le poche eccezioni al silenzio portano il segno di questo disagio e quasi il peso di un fallimento.
VIII e IX sezione: Uccelli e Quasi un racconto sono scritte in brevi periodi di serenità e pause dalla depressione. La rappresentazione della vita di volatili, riaccende la personale vena narrativa della poesia sabiana, non senza facili deduzioni filosofico-esistenziali.

Letture:
1) Parole, sezione Parole. Funzione d’introduzione e di spiegazione. Inno alla parola co la sua funzione salvifica: la parola, nella sua centralità, è concepita come strumento di acquisizione di conoscenza (concezione uguale a quella di Freud). La parola è in questa poesia, guardata prima della civiltà: è quella cosa in cui l’uomo si specchi e si trova nudo, semplice la parola è in grado di rivelare l’identità.
2) Amai, sezione Mediterranee. Testamento poetico e dichiarazione di poetica, rispondendo all’accusa di scrivere poesie banali. Saba insiste che la poesia deve essere adatta ad esprimere le verità profonde e comuni degli uomini, perché il suo scopo è quello di esprimere onestamente la verità profonda delle cose, e in particolar quella della psiche umana. La fiducia di esserci riuscito gli consente, giunto alla fine della propria vita e “carriera” di poeta, di dichiararsi soddisfatto del risultato raggiunto con la propria opera, così come la fiducia nell’importanza dei valori in essa espressi gli permette di contare sulla comprensione del lettore, al quale egli dichiara il proprio amore.

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