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Gerusalemme liberata: caratteristiche principali

E’ l’opera rappresentativa di Tasso, ed è stata scritta tra il 1570 e il 1575: anni in cui iniziò a subire diversi disturbi psichici che lo portarono più volte a essere ricoverato.
Un elemento fondamentale che accomuna Ariosto e Tasso è la definizione di “poema infinito” perché la percezione che si ha leggendo entrambe le opere è quella di un testo senza una fine vera e propria, quindi è come se il capolavoro di Tasso fosse stato lasciato in fieri nonostante i 5 anni in cui vi si dedicò e le numerose correzioni successive.
Le versioni della Gerusalemme Liberata sono molte, e ognuna propone testi diversi rispetto all’originale pensato e scritto da lui.

Il contesto che Tasso ricostruisce all’interno dell’opera è tuttavia un elemento CHIARO: la prima crociata che si svolse tra gli anni 1996 e 1999. Rappresenta la cornice, all’interno della quale si intrecciano elementi nuovi e mai visti prima, dunque c’era la volontà di seguire la tradizione ma anche di innovarla con gli aspetti del meraviglioso, frutto di pazzia e originalità, e della maniacalità nel correggere di continuo l’opera perché ossessionato dalla perfezione.
E’ presente un aspetto fondamentale e innovativo: la teorizzazione del modello di eroe cristiano. Adesso come non mai l’eroe doveva avere, per essere definito tale, una moralità perfetta e incorruttibile, pertanto Tasso voleva proporre attraverso l’opera un modello forte che possa sostenere il cattolicesimo, appoggiare la controriforma e opporsi alla riforma protestante. Un modello forte per rendere forte il cristianesimo.
A livello schematico l’opera di organizza in 20 canti in ottave: tramite lo schema ricalca perfettamente la tradizione; nonostante l’articolazione in così tanti canti l’idea trasmessa dall’opera è di unicità drammatica perché all’interno e coesa e non è presente la stessa dispersione di Ariosto, che impediva di seguire un filo. Questo si riversa anche nello stile generale.
Le vicende si sviluppano in una geografia reale, ristretta e relegata solo alla Terra Santa, Gerusalemme, un territorio ben definito, a differenza di quello dell’Orlando Furioso in cui la geografia era ampia e a volte inventata, e prevedeva spostamenti.
I personaggi Tassiani rappresentano l’intersezione tra innovazione e tradizione perché non sono piatti, semplici, ma in loro si intrecciano da una parte le aspirazioni dell’essere umano e dall’altra il destino (inteso come volere di Dio che gli uomini non possono modificare) che decide cosa deve succedere nel pratico. Sono complicati, intimamente pieni di incertezze e contraddizioni e dunque lo specchio della dimensione soggettiva dell’autore, della sua interiorità.
Le azioni dei personaggi sono mosse sia dalla volontà di riaffermazione della cristianità, dettata dal contesto storico-religioso, sia dall’amore: con il tema amoroso ci si ricollega alla tradizione (innovativa, perché poco tempo prima era una novità) di Ariosto e Boiardo.
Nel poema, in maniera involontaria, si crea una forte antitesi tra amore, dunque vita, e morte, perché quando si parte per la crociata non è certo quando o se si tornerà da questa. La morte è dunque legata strettamente al contesto, perché è una sicura conseguenza della guerra.
Attraverso lo stile, Tasso riesce a far interpretare al lettore la storia e a far emergere la dimensione psicologica introspettiva dei personaggi, perché è composto da:
- asimmetria, determinata dall’ inconcinnitas ripresa da Sallustio (ellissi)
brevità, perché non si perde in troppe parole ma è coinciso (riprende anche la brevitas)
asprezza, dato che, quando necessario, fa ricorso a un linguaggio forte. Solitamente l’incisività viene conferita dalla paratassi, l’allineamento di tante proposizioni principali, e da una forte presenza della punteggiatura (asindeto).
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