Il teatro nel Seicento


In Italia come nel resto d’Europa, in particolare in Francia, in Inghilterra e in Spagna, il teatro conosce una straordinaria fioritura nel corso dell’età barocca. Attraverso il teatro, la cultura e soprattutto il potere cercano un rapporto diretto e più stretto con un pubblico vasto, che mira al controllo della società e del gusto. Un pubblico mai raggiunto dal teatro rinascimentale, conquistato e ammaliato anche grazie a effetti illusionistici e macchine sceniche complesse appositamente create da architetti, inventori e artisti di prim’ordine come Gian Lorenzo Bernini. Il palcoscenico è l’emblema delle inquietudini barocche che sfociano nella creazione di forme artistiche nuove, estranee ai canoni aristotelici.
Per quanto riguarda il teatro italiano, si segna il successo ottenuto dai drammi pastorali, frutto della commistione della tragedia aristotelica con contenuti più leggeri (si tratta di tragicommedie a lito fine) e destinati soprattutto al pubblico colto e raffinato delle corti. A inframezzare i cinque atti dei drammi pastorali ci sono degli intermezzi musicali, i quali segnano la nascita del recitar cantando che avvia la trasformazione della poesia in melodia e canto. Il più noto esempio di dramma pastorale, nato sul modello stilistico dell’Aminta del Tasso, è certamente il Pastor fido di Battista Guarini, cortigiano e diplomatico estense. L’opera, destinata insieme alla rappresentazione e alla lettura, è ambientata in Arcadia e mette in scena il contrastato amore di due coppie. Metricamente il testo alterna endecasillabi e settenari e sostiene sia la legittimità dei generi teatrali ibridi sia la possibilità di conciliare morale e piacere.
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