Eliminato 61 punti

Il teatro barocco

La rappresentazione teatrale ha origini antichissime che risalgono all’epoca greca, in cui infatti culturalmente era vista come uno strumento educativo, tanto che al tempo di Pericle la gente veniva pagata la somma di una giornata di lavoro per assistere alle opere teatrali le cui famosissime erano le tragedie e le commedie. Questa tradizione classica arriva in Italia, a Roma, molto più tardi, verso il ‘500. Anche in epoca latina il teatro esisteva come forma di intrattenimento, infatti era spesso incluso nei giochi come le lotte tra i gladiatori, ma le prime forme più serie di teatro apparsero durante il periodo medievale, dove le rappresentazioni teatrali si svolgevano nelle piazze dai giullari, che continuavano a voler intrattenere il popolo. Qui però, la Chiesa si fece sentire: ella infatti condannava questi artisti per la loro forma di vita. La Chiesa stessa voleva provare a mettere in scena delle rappresentazioni sacre e infatti, si costruirono una sorta di “palcoscenico” in luoghi interni alla Chiesa che fungevano da locazione per le varie rappresentazioni: queste opere sacre avevano intento pedagogico in quanto si voleva cercare di educare il popolo a fortificare la propria fede e a scacciare l’atmosfera di paura e terrore che la gente viveva dopo l’atmosfera di passaggio dall’anno 900 all’anno 1000.
Il rinascimento è caratterizzato da una vera e propria rinascita del teatro, dovuta anche alle caratteristiche di sicurezza che la gente del secolo stesso cominciava ad avere in sé stessa e nelle proprie capacità. Il primo rinnovamento fu dovuto alla locazione scelta per la rappresentazione teatrale, infatti nel teatro rinascimentale il luogo prediletto saranno gli spazi chiusi tra cui la corte, nella quale anche Ariosto lavorò. Con la nascita del teatro inoltre, ritornò una modalità di produzione degli spettacoli, quale la Commedia dell’Arte: essa è appunto una tradizione latina che prevede che gli attori indossino una maschera durante la propria parte. La presenza delle maschere serviva per la creazione di “tipi fissi”, ovvero dei personaggi fissi che non vengono affetti da un’evoluzione psicologica. Elemento importante del teatro rinascimentale è l’assenza di una trama ben definita e per questo, l’uso del canovaccio ovvero un elemento di base della trama di un’opera che da’ spunto all’attore stesso di costruire una trama più articolata. L’intento continuava ad essere di divertire la gente, diversamente da come invece vedremo nel ‘700 con la riforma goldoniana in Italia che prevede invece dei temi completamente diversi, con l’uso di un copione e non più del canovaccio e con l’uso di un registro linguistico che fosse pertinente al livello di cultura del pubblico presente. Tra l’altro, la riforma goldoniana è possibile essere considerata simile alla riforma shakespeariana che avverrà in Inghilterra intorno al ‘500, riforma che sarà caratterizzata da una più pressante presenza della censura, la quale stavolta vorrà imporsi perché spaventata dei messaggi che l’opera shakespeariana cerca di portare attraverso temi più forti, per cui c’è da dire che questa nuova forma di teatro non fu vista di buon occhio in quanto cercava di sfuggire alle regole in vigore in quel contesto storico.

Il teatro inglese

Il teatro inglese, meglio conosciuto come il teatro elisabettiano, nasce appunto durante il periodo in cui Elisabetta I Tudor rese splendore al paese. In realtà le sue origini sono collocate un po’ prima, dove la rappresentazione teatrale era incentrata sulle opere sacre. Uno dei personaggi più emblematici del teatro greco è William Shakespeare. Egli, pur essendo ancora non del tutto noti i dettagli della sua vita, viene gode di una vasta notorietà nel mondo sia come attore sia come drammaturgo. Gli eventi più importanti della sua vita sono ovviamente correlare alle esperienze teatrali, per cui l’aver fatto parte di una compagnia teatrale nota come i Chamberlain’s Men, e in seguito la creazione di un proprio teatro quale il Globe Theatre. Nonostante sia conosciuto per aver scritto sia commedie sia drammi storici e tragedie, nell’ultimo periodo della sua vita Shakespeare vive un dissidio interiore dato dall’affermazione del puritanesimo, dalla diffusione delle peste che portò alla chiusura dei teatri e dalla perdita del figlio, pertanto si dedicherà alla scrittura di sole tragicommedie.
I testi drammaturgici occupano la parte più importante della produzione shakespeariana, che è caratterizzata dalla versatilità dei temi e di forme, e un elemento caratterizzante è la fonte ricca da cui l’autore ricava i propri riferimenti storici, tra cui Boccaccio e Geoffrey Chaucer. Il principale spunto di ispirazione per Shakespeare è la vita, che viene vista come sfuggente, e soprattutto la precarietà dell’esistenza che lotta continuamente contro la presenza di morte e del dubbio, elementi che caratterizzano il cammino intero dell’uomo. Correlato con questo, importante per il drammaturgo inglese è il rapporto tra realtà e sogno, in contrasto con lo stato di confusione tra essere e apparire: riusciremo ad avere una più completa spiegazione di questo tema con Luigi Pirandello, il quale pensava che ognuno di noi indossi una maschera per riuscire a conformarsi meglio alla realtà dei nostri giorni e anche per paura di essere giudicati in modo spiacevole se ci dimostrassimo con le nostre proprie qualità, ma dice anche che se le maschere riescono a prendere il sopravvento possono annullare la personalità dell’individuo in sé. Per Shakespeare questa confusione è data dal l’impossibilità di raggiungere un equilibrio tra le due fazioni a causa di questa vita precaria. Un altro elemento di particolare rilievo nel teatro shakespeariano è la figura del “fool” o meglio “folle”, il quale grazie ai suoi interventi nonsense riesce a dire la verità che da sobri non si sarebbe potuta svelare, quindi diciamo che possiamo considerare questa caratteristica del folle come una maschera vera e propria, anche se c’è da dire che la follia ci toglie dalla gabbia in cui siamo costretti a vivere.
Il personaggio più conosciuto che riesce perfettamente ad incarnare la parte è Amleto, opera famosissima di Shakespeare, il quale è incerto e vive questo dubbio che oscilla tra il desiderio di vendetta per la morte del padre, ucciso da suo zio il quale sposò sua madre e diventò re, e gli eventi che invece fanno sì che questo non accada. Amleto è considerato anche responsabile della propria condotta, in virtù del libero arbitrio. Questo tra l’altro, può essere paragonato alla personalità di Don Chisciotte, il quale è caratterizzato dal contrasto interiore tra voler realizzare un progetto e non potere, per cui è molto simile ad Amleto.

Il teatro spagnolo

A partire dal Seicento il Barocco spagnolo è nel momento di suo massimo splendore, infatti ci troviamo in quello che veniva considerato “il siglo de oro” per la letteratura spagnola, grazie a dei grandi protagonisti e scrittori famosi quali Lope de Vega, Tirso de Molina e Calderón de la Barca. La prima esperienza viene fatta da de Vega, il quale mira a una concezione di teatro sganciata da una comprensione esclusivamente d’élite, con l’intento di attirare il pubblico attraverso a delle opere comiche o tragiche, servendosi tra l’altro delle caratteristiche del quotidiano e della normalità per rappresentare al meglio le opere.
Calderón de la Barca è considerato il massimo interprete di questa opera barocca spagnola. La caratteristica principale di questo autore è la versatilità, che accompagna de la Barca nell’elaborazione di opere di generi e temi diversi per creare un teatro che non si fermi solo alla realtà spagnola ma che vada oltre i confini nazionali. Inoltre è un autore poliedrico, cioè che rielabora il passato in chiave più moderna. Lo spunto di riflessione di de la Barca è la riflessione sulla condizione della vita umana e dell’individuo stesso, quindi per questo possiamo dire che il teatro spagnolo può essere paragonato al teatro shakespeariano per la presenza di questa riflessione sulla vita, vista come qualcosa di incerto e di precario (come vedremo inoltre in una sua opera). Un altro punto di incontro con il teatro inglese è la presenza di tematiche più forti come lo scontro generazionale tra padre-figlio o tematiche legate alla realtà politica del suo tempo quali lo scontro tra le fazioni antirealista e realista e il sopravvento del potere assoluto, tematiche che non erano presenti nel barocco italiano.
“La vita è un sogno” di Calderón de la Barca è uno dei suoi testi più celebri, in cui vi sono presenti tutti i temi più cari all’autore. Quest’opera parla di un principe di Polonia, Sigismondo, che viene fatto imprigionare dal padre in modo da proteggere il paese perché egli venne detto da un oracolo che il figlio, una volta salito al trono, sarebbe diventato un tiranno. Basilio, il padre, passato un po’ di tempo, lo fece uscire dalla prigionia ma una volta ritornato in prigione, Sigismondo visse in uno stato di confusione dato dall’inconsapevolezza di considerare l’esperienza vissuta fuori la prigionia un sogno o una realtà, tema già presente nell’Amleto di Shakespeare. Nell’atto III, vediamo come infatti il protagonista viva un dissidio interiore caratterizzato dal dubbio tra realtà e sogno, e come questo sia correlato al dissidio che provava Amleto dalla scelta di continuare a vivere o suicidarsi. Inoltre ci sono presenti molti riferimenti alla precarietà della vita, grazie alla presenza del topos letterario dell’attimo fuggente (il Carpe Diem di Orazio, testo classico): l’atmosfera della vita che si muove tra realtà e apparenza ci spinge ad assaporare intensamente ogni singolo evento della nostra vita perché potrebbe essere l’ultimo. Anche il piacere è visto come qualcosa di fuggente, come un elemento che è destinato a scomparire velocemente. Inoltre vi è presente una riflessione tra tradizione e modernità: da un lato si vuole recuperare le tradizioni classiche, mentre dall’altro lato c’è la presenza di questo eroe tragico che vuole portare le tradizioni classiche ad una evoluzione del proprio tempo.

Il teatro francese

Il Seicento in Francia è il secolo della “fondazione” della lingua, dove infatti vi è l’unificazione della lingua e l’annullamento delle differenza tra lingua di prosa e lingua di poesia, come accadde nel ‘500 in Italia. Inoltre, il Seicento viene visto come il secolo della grande letteratura del classicismo francese, considerato come un ideale di suprema chiarezza e come richiami ai valori morali e nobili classici elaborati in chiave moderna. Nel periodo noto come il ventennio d’oro che va dal 1660 al 1680 si affermano Pierre Corneille, Molière e Racine, Pascal e de la Fontaine.
Pierre Corneille è il primo personaggio emblematico di questa produzione barocca francese. Egli pratica generi del teatro diversi, che spaziano dalla commedia alla tragedia, grazie alla volontà di ricercare costantemente. La sua fama è legata innanzitutto alla produzione del “Cid”, opera considerata come vera prima tragedia classica della letteratura francese, con la presenza del tema cavalleresco. In seguito, Corneille prova a tentare la strada della tragedia di argomento romano per arrivare alla scrittura del “Nicomède”, uno dei suoi capolavori. Dopo quest’opera, Corneille vive un periodo di inattività, e quando cerca di ritornare in pista ormai la ribalta è incentrata tutta su Racine e Molière.
Jean Racine è considerato come l’autore dei versi più puri e perfetti della produzione linguistica francese. Arriva al successo negli anni ’70, dopo essere stato in contatto con la corte di Luigi XIV e con un convento di giansenisti, con il suo capolavoro “Andromaque”. La sua poesia è fedele alla tradizione antica, infatti i personaggi sono tratti dalle opere classiche, ma è anche capace di sganciarsi dai testi presi a modello. Una particolarità del teatro di Racine è l’elemento lirico che la compone, grazie alla volontà di mettere in scena le passioni e l’espressività. La tragedia per Racine sta nella rappresentazione di una crisi colta nel momento in cui la passione esplode e da’ il via all’azione drammatica.
Molière è il soprannome di Jean Baptiste Poquelin, capocomico e interprete delle pièces francesi. Tanto era legato al teatro che vi morì durante una replica del “Malato immaginario”. Anche lui, come in Shakespeare e de la Barca, osservò la condizione dell’essere umano, spostandosi più sulla via delle dinamiche sociali, focalizzando la propria attenzione sulle figure rappresentative delle tipologie umane (dall’avaro all’ipocrita), denunciando i difetti della società e mettendo in ridicolo i vizi umani e, attraverso la satira, riesce a sviluppare un’azione moralizzatrice con la quale indica una condotta migliore e virtuosa. Grazie ad essa, Molière riesce a mettersi contro la religione, le convenzioni sociali. Tra i personaggi più celebri della sua produzione abbiamo Argan, protagonista della sua opera “Il malato immaginario”. Egli, convinto di essere affetto da tutti i mali del mondo, si fa curare malattie e dolori inesistenti da dottori e ciarlatani, e tanto ha fiducia nel mondo dei medici che vuole costringere la figlia a sposare il figlio del dottor Cagherai, nonostante lei sia innamorata di un altro uomo. Nell’atto III vediamo come il fratello di Argan, Beraldo, cerca di convincerlo che non è malato e che la medicina è solo una forma di superstizione, arrivando a dimostrargli come sia assurda l’idea che qualcuno possa guarire un altro, quindi qui Molière mette in scena la contraddizione tra razionalismo e superstizione, incarnate dai due fratelli. In modo comico, vi si presenta il carattere di Argan: pauroso, superstizioso e ossessionato dai pareri medici.
Hai bisogno di aiuto in Contesto Storico?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Barocco - Innovazioni