Letteratura francese del Seicento


La letteratura francese del Seicento produce i suoi risultati migliori nel genere teatrale. Tre sono le corone che si contendono il primato: Corneille, Molière e Racine. Il teatro di Pierre Corneille porta sulla scena personaggi che si trovano a dover operare una scelta tra due nobili atteggiamenti contrastanti: l’eroismo consiste nel fare la scelta più generosa. Massime virtù su cui sono impregnati i capolavori (Il Cid, Orazio, Cinna e Poliuto) sono la religiosità, l’onore e il patriottismo. Molière, pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin, ritrae con acuta penetrazione ed estremo realismo i vizi umani di ogni tempo e i malcostumi dell’epoca (Il misantropo, 1666; L’avaro, 1668). La sua grandezza nasce da una visione pessimistica della realtà, per cui il comico si vena di grottesco e il riso appare come liberazione dell’angoscia. Molière fonda di fatto la commedia moderna dipingendo un ritratto della società contemporanea: significative le opere La scuola delle mogli, Il borghese gentiluomo e Le furberie di Scapino.
Un’analoga penetrazione nell’animo umano viene attuata da Jean Racine nelle sue opere teatrali. Egli, sull’esempio della tragedia greca (Sofocle ed Euripide), rivela i travagli umani, rappresentando le passioni al loro acme. Con questa operazione Racine rompe gli schemi tradizionali, in base ai quali il teatro ha uno scopo pedagogico-morale, per approdare a un nuovo e moderno fine, quello della commozione, raggiungibile tramite la presa di coscienza del dolore portato sulla scena.
Sul versante poetico e favolistico eccelle Jean de La Fontaine, le cui Favole (dodici libri usciti fra il 1668 e il 1694) ispirate a Esopo e a Fedro, in apparenza puerili, toccano verità capitali, invitando a rifuggire gli eccessi e il fanatismo.
Il più importante scrittore francese del periodo è certamente il filosofo Michel Eyquem de Montaigne, la cui fama è legata agli straordinari Saggi. Scritti seguendo “l’andatura così vagabonda del nostro spirito” e animati da un appassionato scetticismo. I Saggi esaltano la libertà interiore dell’uomo (“ogni uomo porta l’intera forma dell’umana condizione”) e costituiscono uno dei testi fondamentali della cultura europea.
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