Barocco

• l’età della controriforma va dal 1545 al 1680 circa, essa è suddivisibile in due fasi:
1) fino al 1610: Manierismo—> fioritura economica e classicismo
2) dal 1610: Barocco—> crisi economica (manifatturiera e mercantile) e rinuncia ai principi
Classici.
La fioritura del barocco dura fino al 1690 circa, con la nascita dell’Arcadia, il termine “barocco” deriva dal portoghese “barroco” che significa “perla irregolare”, sottolineando il suo “uscire dagli schemi” del classicismo, aspirando a temi bizzarri, insoliti, che creano meraviglia nel lettore.
• Con l’avvento della rivoluzione scientifica nasce nel ‘600 la necessità di novità, e il barocco cerca di accontentare così il proprio pubblico. Cose insolite vengono associate attraverso l’uso di metafore, allegorie, ed I collegamenti spontanei sono evitati poiché non generano stupore, si crea così un lavoro artificioso, controllato solo dall’ingegno, volto a meravigliare chi legge.
• Per uscire dalle righe si cerca di cancellare completamente le idee rinascimentali: abolito il concetto di imitazione (es. arte che imita la natura, l’arte imita solamente se stessa), vengono aboliti gli stereotipi della realtà come locus amoenus e vengono anche affrontati i suoi lati negativi (la bruttezza, la morte, ecc.). La stravaganza del barocco assumerà una critica positiva solamente nel corso del ‘800.
• il barocco è visto come poesia anti-classicistica della metafora, e si sviluppò maggiormente la dove la tendenza al rinnovamento era tanta, ossia in Italia ed in Spagna (in Francia a metà del secolo sopraggiunse il classicismo). Maggior teorico del barocco fu Graciàn, che scrisse il trattato “acutezza e arte dell’ingegno”, l’acutezza crea i rapporti tra le cose, l’ingegno è ciò che permette ciò. i rapporti generati sono permessi dall’uso di paradossi, metafore, esagerazioni.. più un artista è in grado di associare cose bizzarre suscitando lo stupore del lettore, più esso è arguto. Nasce qui il concettismo, ossia il lavoro sui concetti per individuarne gli aspetti più strani delle cose.

Ragioni di interesse novecentesco

Il vero interesse per il barocco si sviluppa nel 900, per 3 motivi:
1) ragione gnoseologica: per entrambe la conoscenza si può ricavare dall’esperienza o dalla fede, qui è la rottura tra scienza e religione, fra la conoscenza infinita e finita
2) ragione estetica e artistica: arte barocca e del 900 sono entrambe anti-classicistiche, non cercano più solo il bello, non derivano da Dio, non imitano la natura e nemmeno le sacre scritture, è solo un lavoro artificioso dell’artista.
3) ragione formale: entrambe le arti ricorrono alle allegorie, non ai simboli come quella rinascimentale dove Dio è nella realtà. Nell’arte barocca Dio e la realtà appartengono a blocchi diversi. Inoltre l’arte barocca come quella novecentesca tende a giochi metaforici.
Poesia lirica
i primi 30/40 anni del secolo vedono fiorente la poesia lirica. Scrivere poesia diventa una sfida tra gentiluomini e letterati. l’Acme della poesia lirica coincide con la pubblicazione, nel 1614, di “La lira” di Giambattista Marino. Il barocco era già diffuso alla fine del ‘500, ma da questo periodo inizia la sua fioritura. Le differenze con le poesie precedente sono:
1) i canzonieri non raccontano più una storia unitaria ma sono organizzati in modo tematico—> rifiutato il modello petrarchesco (una sola vicenda esemplare)
2) si riduce la canzone ed aumenta l’importanza del madrigale
3) la continua ricerca di novità porta a novità non solo sul campo tematico ma anche stilistico—>
nuovi modi di scrittura sulla pagina (es. calligrammi)
4) i temi affrontati riguardano sopratutto porzioni di figura femminile, più che la figura intera, (occhi, viso..) atti svolti quotidianamente (cucire, pettinarsi..) ma anche la realtà, non solo nella sua bellezza ma altresì nella sua bruttezza.

Poetica barocca

obiettivo principale della poetica barocca è suscitare meraviglia, adeguandosi al gusto e alle mode del tempo. (Marino disse che la poesia “deve adattarsi a tempo e luogo). Il poeta barocco mira a creare stupore nel lettore non facendogli sentire particolari sensazioni, ma stupendolo dimostrandogli la sua bravura nell’associare oggetti così bizzarri attraverso l’uso della metafora, la quale si basa sopratutto sull’Amplificatio.
Rete d’oro in testa della sua donna
• Madrigale
• i capelli biondi sono la rete che intrappolano il cuore del poeta, a loro volta sono intrappolati dalla reale rete dorata che li tiene fermi—> amplificatio.
• il v. 4 è isolato al centro degli altri versi, creando una metafora presente nel testo ma anche nella struttura di questo sulla pagina
• Il tema del capello biondo è ripreso dal Petrarca, qui però non è analizzata la figura femminile intera ma solo i capelli; inoltre non è presente la sensualità di Petrarca, piuttosto il sensualismo: mentre Petrarca descrive con sensualità i capelli al vento di Laura, qui la descrizione è più artificiosa e non è volta a generare emozioni amorose ma a stupire il lettore di fronte alla bravura nell’uso della doppia metafora.

Seno

• Sonetto che contiene una catena di metafore:
1. metafora di neve (candore del seno) e sole (lucentezza degli occhi)
2. metafora anche legata al tema della caccia: cuore del poeta visto come daino cacciato che si
rifugia nel seno della donna
3. metafora legata al tema dell’agricoltura: semina sospiri raccoglie baci
• L’anima del poeta, è infiammata dagli occhi (soli) della donna tanto da rifugiarsi nel candido seno che gli dona sollievo (neve)

Donna che cuce

• madrigale—> gioco di metafore: i primi 5 versi trattano di un ago che diventa freccia e trafigge il cuore del poeta, gli ultimi 5 del filo che diventa il filo della sua vita. Aracne passa quindi da tessitrice a diventare una Parca con in mano il destino del poeta.
• all’inizio e alla fine del sonetto riprende i 2 predicati “è strale” e “è fil de la mia vita”.
• è descritta qui una scena di vita quotidiana, tema ricorrente nella poesia lirica
• il gioco è dato dal rapporto alto-basso tra una cucitrice come Aracne e una divinità come una Parca, creando stupore nel lettore.

Bella schiava

• sonetto dove Marino ribalta l’ideale di bellezza classico presentando una donna di colore, la cui bellezza è descritta attraverso l’uso di antitesi, ossimori e metafore.
• il contrasto dato dall’accostamento del chiaro con lo scuro, del sole con la notte e del padrone che è servo della sua serva, comporta allo shock del lettore e quindi al suo stupore.
• L’ideale classico di bellezza sparisce facendo spazio ad una nuova bellezza; il paradosso viene presentato già all’inizio del sonetto “nera sì, ma bella”, rivelando con quel “ma” la stranezza del barocco ma allo stesso tempo il desiderio di uscire dagli schemi tradizionali.

Bellissima spiritata

• sonetto dove la donna amata del poeta diventa indemoniata e bestemmia in chiesa—> situazione paradossale che ribalta gli ideali di donna petrarcheschi.
• Lucifero in questo sonetto è inteso come portatore di luce in quanto era il più bello tra gli angeli, il poeta gioca quindi anche sul contrasto di angelo che in realtà è un diavolo.
• Il gioco delle metafore sta nell’associare la donna a Lucifero e il Paradiso alla chiesa, creando una vera e propria amplificatio.
• La donna è scelta da Lucifero in quanto emana una luce che ricorda la luce di Dio della quale il demonio tenta di appropriarsi; in questo modo egli attraverso un intruglio complicato riesce a spiegare la bellezza della donna creando stupore nel lettore.

Cedri fantastici

• sonetto in cui la natura non è più vista come locus amoenus, ordinata e perfetta, ma viene presentata la sua parte inquietante, bizzarra. Nelle 2 quartine prevale la sua bizzarria, nelle terzine la paura che genera.
• i cedri, soggetto dell’opera, vengono presentati solo dopo una catena di metafore che cerca di descriverli come esseri mutevoli, guerrieri e amanti, prima, e come animali feroci, fantasmi spaventosi, dopo.

L’orologio a rote

• sonetto dove il trascorrere del tempo scandito dall’orologio segna l’avvicinarsi della morte, i rintocchi ricordano il rumore di quando si bussa ad una porta che è la tomba.
• “sempre si more” inteso come “in ogni momento si può morire”, ripreso quindi il tema dell’agire in fretta perché la vita è breve, già visto in Catullo ma anche in Lorenzo de Medici.
• il componimento è ricco di assonanze “OR” “RO” che ricordano sia la parola “ORa” che la parola “mORte” • associando quindi attraverso un gioco di suoni le due parole.
Barocco —> illuminismo
Dal 1690 fino al 1748, con la pace di Aquisgrana, si apre un nuovo periodo che corrisponde al periodo artistico del Rococò. Comincia una ripresa economica ed inizia la stesura dell’Enciclopedia francese che anticipa la nascita dell’illuminismo. Questo periodo a cavallo tra illuminismo e barocco da un lato pone fine alle poetiche barocche e alla supremazia della chiesa e dall’altro apre le porte all’illuminismo, allo sviluppo industriale e alle grandi rivoluzioni del 1700.
2 razionalismi—> l’arcadia
in questo periodo si sviluppa un:
1) razionalismo critico: ribellione contro l’atteggiamento della chiesa e dell’assolutismo degli stati
2) razionalismo volto a restaurare il buon gusto classicistico ricercando il “comfort” nobiliare—>
poesia di evasione idilliaca, elegante e mai oltre misura.
Vi è quindi un ritorno alla classicità, rifiutando le bizzarrie barocche, che però viene adattato ai tempi correnti. Si utilizzano come modelli i classici del 500 italiani adattandoli al tempo con l’aiuto dei modelli europei moderni. Si rifiuta il culto del vero e si abbraccia la verosimiglianza, arricchita con la fantasia, senza sfociare però nell’esagerazione come nel barocco.
• Questi aspetti si concentrano attorno all’Accademia dell’Arcadia, nata a Roma nel 1690 da 14 letterati, per restaurare il buon gusto classico anti-barocco e creare un classicismo volto all’evasione della realtà. Inizialmente si riunivano intorno all’ex regina di Svezia, poi diedero vita alla vera e propria accademia, il cui nome deriva da una regione greca famosa per essere protagonista di un famoso romanzo pastorale.
• Il presidente dell’accademia era il “custode generale”, ogni membro assumeva il nome pastorale greco.
• Inizialmente vi erano solamente membri romani poi l’accademia si ampliò grazie a succursali chiamate “colonie”, portando così all’unificazione di letterati in tutta Italia sotto il pensiero comune anti-barocco. Gli intellettuali cominciano ad assumere più importanza considerandosi una nuova categoria sociale.
• I membri variano dalla nobiltà, alla borghesia ma anche alcuni ecclesiastici. L’accademia inizierà a perdere importanza già nella seconda metà del 1700.

Illuminismo

Nel periodo che va dalla pace di Aquisgrana (1748) fino al 1815 vi è uno sviluppo economico, demografico e una progressiva affermazione della borghesia. Le numerosi mutazioni dell’epoca precedente portarono a diversi cambiamenti:
1) In campo sociale, grazie alle 2 rivoluzioni (Americana e Francese), la borghesia prende potere.
2) in campo economico: In Francia crolla il sistema feudale e nasce la rivoluzione industriale in Inghilterra
3) in campo politico: in America e in Francia si sviluppa un sistema liberale parlamentare mentre in tutta Europa nascono idee democratiche e repubblicane
Questo periodo si divide in 2 fasi:
1) la fase delle riforme e rivoluzioni: va dalla fine della guerra dei 7 anni fino al 1789, interessa
soprattutto gli stati italiani con il fenomeno del dispotismo illuminato (governo di un illuminato), che rifiutano Francia e Inghilterra a causa del governo già saldo; il rifiuto di esso comporterà alla rivoluzione francese e americana. Questa fase comportato cambiamenti nel rapporto fra stato e chiesa, educazione, economia ecc.
2) la fase napoleonica che va da 1800 al 1815, che elimina gli ideali liberali della rivoluzione francese e americana
con la caduta di Napoleone inizia anche la caduta dell’illuminismo, che iniziò il proprio percorso con l’avvento de “l’’Enciclopedia” (1750), opera cardine dell’illuminismo francese. Iniziò a prendere forma il romanticismo.
L’illuminismo, diffusosi nell’età dei lumi, è il “lume” della ragione che prevale sul buio dell’ignoranza, bisognava sostenere il valore dell’intelligenza umana.

L’illuminismo è un epoca di esaltazione della ragione. Uno dei rami dell’illuminismo è il Sensismo con Rousseau, dove l’esaltazione della ragione è affiancata dal concetto della natura, la ragione funziona bene quando affiancata dalla natura. In tal periodo è importante anche il sentimento, visto come qualcosa nato dalla ragione stessa, opponendosi a quel periodo dove era necessario il controllo delle proprie emozioni—> culto della ragione e del sentimento.

Neoclassicismo

in campo artistico si sviluppa il Neoclassicismo, promosso dalla nascita dell’archeologia (scoperta di Pompei), esso si differenzia dal classicismo per:
1) l’imitazione del mondo greco è vista come nostalgia, sottolineando la sua lontananza
2) non esistono regole, tutto è affidato alla soggettività del gusto
3) rispecchia i valori illuministici
Con la decadenza del neoclassicismo vi è l’avvento del Romanticismo.
Intellettuale di corte—> intellettuale moderno
• con le nuove idee di libertà e l’accrescimento di potere della borghesia, l’intellettuale si libera dalla dipendenza nobiliare e segue gli interessi borghesi. Numerosi intellettuali sono anche borghesi, e il loro interesse era quello di proporre soluzioni ai problemi della società pubblicando i propri giornali, che dovevano colpire il pubblico con uno stile incisivo.
• Viene quindi eliminata la figura del “letterato” che si occupa solo di letteratura e non del bene sociale, mentre gli intellettuali illuministi, che si chiamano filosofi, cercano di analizzare e risolvere i problemi della società̀—> Gli intellettuali diventano quindi consiglieri dalla conoscenza universale e specializzata, così come affermato ne “l’enciclopedia” francese
• Gli illuministi si organizzano in gruppi di dibattito, chiamati “società̀”, che si riuniscono in salotti. Un esempio accade in Casa Verri, dove nasce nel 1761 l’accademia dei pugni, a cui partecipano Pietro e Alessandro Verri e Cesare Beccaria, da cui nascerà̀ poi la rivista “il Caffè”. Questa accademia è diversa da quelle come l’arcadia, tratta infatti questioni di pubblica utilità.
• Gli illuministi si organizzavano anche con riviste o giornali. diverso dal giornale erudito, poiché Il pubblico non è più̀ ristretto, gli argomenti sono numerosi e i rettori non sono più ecclesiastici ma laici professionisti. I modelli a cui si ispira sono 2:
1) lo “spectator” inglese: figura di uno spettatore che commenta un fatto.—> es.“la frusta letteraria” 2) La “enciclopedia” francese: dibattito di idee—> es. “giornale enciclopedico”
• Il Caffè riprende entrambe le tipologie, trattando diverse argomentazioni simulando un dibattito in un caffè milanese. Il giornale esce ogni 10 giorni dal 1764 al 1766. La sua finalità è l’utilità pubblica utilizzando uno stile che colpisca.
• Nascono poi le gazzette, si moltiplicano le stamperie e vengono proibite le censure.
• Molti illuministi per distribuire le proprie idee:
1) Aderirono a logge massoniche trasformandole in centri di diffusione di pensieri umanitari
2) modificarono il sistema educativo, sostituendo l’educazione dei parroci con scuole statali
3) Nelle università incoraggiarono lo studio di argomenti di attualità, giuridici e scientifici
Tutto ciò procede fino all’avvento di Napoleone dove gli illuministi si dividono in chi appoggia le sue idee (maggior parte) e in chi appoggia gli ideali dei giacobini di libertà e uguaglianza.

Il cittadino

Il cittadino a cui si riferiscono gli intellettuali è un cittadino che deve partecipare attivamente nella vita civile al fine della collettività, non deve essere più un semplice suddito ma deve essere consapevole dei propri diritti e, attraverso giornali, riviste e gazzettini, deve crearsi una propria
opinione pubblica che esprima le proprie idee. Il paradosso sta che, nell’antico regime, non è utile creare un opinione pubblica poiché resta impotente di fronte al governo del sovrano, l’illuminista deve quindi diventare consigliere e funzionario del sovrano per portare cambiamenti. Ma in un governo come quello americano, o quello francese con la “dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, nasce un nuovo cittadino la cui opinione conta e che è in grado di partecipare attivamente alla vita civile—> obiettivo dell’illuminismo.

Illuminismo in Italia

• In Italia le riforme illuministiche riguardano solo il regno di Napoli, la Toscana, la Parma e la Lombardia. Resiste per i primi anni la figura del letterato (es. fratelli Gozzi), lontano dall’illuminista francese. L’illuminista italiano si differenzia per il suo risolvere i problemi divenendo funzionario statale.
• In seguito alla metà del secolo, si realizza una svolta, sottolineata da produzioni quali “dei diritti e delle pene” di Cesare Beccaria, divenuta opera di spunto per tutti gli illuministi europei, la nascita dell’accademia dei pugni e la produzione del “Caffè”, fu data la cattedra di economia politica ad Antonio Genovesi; inoltre incominciano ad arrivare da tutta Europa teorie quali l’empirismo di Locke, la fisica di Newton, le idee degli enciclopedisti ecc. Portando a diventare l’Italia una delle sedi illuministiche europee.
• Capitale illuministica italiana è Milano, sia per ragioni economiche (molto sviluppata era l’agricoltura, l’industria) che sociali (era una delle città maggiori d’Europa), ma anche per ragioni geografiche: era infatti vicino alla Francia, sede dell’illuminismo per eccellenza, e a Vienna, sede della cultura. Gli illuministi milanesi, rispetto a quelli napoletani, seppero trovare un punto d’incontro con la politica riformista.

Teorie antilluministiche

In Inghilterra, con l’Ossianesimo, e in Germania con lo “Sturm und Drang” si sviluppano teorie antilluministiche:
1) In Inghilterra, James Macpherson, tradusse canti epici dei bardi gaelici inserendovi frammenti di sua produzione e spacciandoli come traduzione. L’opera, che fu chiamata “i canti di Ossian”, leggendario bardo principe gaelico, fu spacciata come traduzione quando era in realtà per la maggior parte di sua creazione. Il successo fu immenso e fu la scintilla per lo “Sturm und Drang”.
2) Lo “Sturm und Drang, premessa degli ideali romantici, si sviluppò in Germania tra il 1770 e il 1785, come polemica del classicismo francese. Herder e Goethe furono i principali rappresentanti. Nel manifesto del movimento vengono sottolineati i punti fondamentali:
1- al centro della poesia vi deve essere la potenza stravolgente della natura
2- l’arte deve manifestare il patriottismo tedesco
3- l’artista è visto come genio creatore, che obbedisce solamente ai propri sentimenti
(titanismo)

Pietro Verri

Pietro Verri, nato a Milano nel 1728, nel 1761, diede vita all’accademia dei pugni, chiamata così poiché solitamente i dibattiti finivano in rissa. Dall’accademia dei pugni nacque il “Caffè”.
L’idea di pietro Verri è che la vita sia un costante dolore e che il piacere sia solo un alleviamento di esso; Scopo della società è quindi quello di creare piacere pubblico, alleviando il dolore di quanti più è possibile. Verri tratta anche dell’immoralità e dell’assurdità a livello giuridico della tortura in “osservazioni sulla tortura”.
Morì nel 1797.

Cesare Beccaria

Cesare Beccaria, nonno materno di Alessando Manzoni, nasce nel 1738 a Milano.
Dei delitti e delle pene” pubblicato da Cesare Beccaria è il testo più noto dell’illuminismo italiano e Europeo, nonché base della “dichiarazione d’indipendenza” nella rivoluzione americana. inizialmente pubblicato anonimo poiché l’aurore aveva paura dello scandalo che in effetti venne a crearsi, sopratutto da parte della Chiesa, che inserì l’opera tra i libri proibiti. Fu difeso da Verri nel “Caffè” e i “philosophes” francesi lo videro come un capolavoro, tant’è che fu invitato a Parigi ma giunto là, poiché non gradì l’accoglienza essendo un uomo schivo, tornò in patria, deludendo a tal punto i fratelli Verri da rompere il legame con essi.
• Il tema di “dei delitti e delle pene” propostogli da Pietro Verri affrontava la questione della giustizia:
1) polemica sull’oscurità (non chiarezza) delle leggi—> se la legge non è chiara vale l’arbitrio
2) differenza tra accusa e condanna
3) rifiuto della tortura—> mezzo disumano e non porta alla verità
4) Rifiuto della pena di morte
5) proporzionalità tra delitto e pena
6) laicizzazione della pena: i peccati sono una cosa, i reati un’altra (piano cristiano/piano laico)
7) prevenire piuttosto che punire
8) importanza dell’educazione per prevenire crimini
Beccaria critica la pena di morte poiché non utile, criticandone la spettacolarizzazione che ne deriva; egli preferisce i lavori forzati, cosicché la massa temi la pena, poiché la cosa a cui l’uomo è più caro è la libertà—> la pena di morte non è deterrente. Le pene devono essere socialmente utili, tese al recupero e non alla repressione.

Contro la pena di morte

La pena di morte è una guerra tra la nazione e il criminale, che deve pagare con la morte se e solo se anche una volta privato della sua libertà possa risultare una minaccia per la nazione. Altro motivo può essere la necessità di distogliere gli altri dal compiere delitti, ma ciò che spaventa veramente l’uomo non è l’intensità della pena ma la sua estensione nel tempo. La cosa più cara all’uomo è la libertà ed ha il terrore di prenderla, l’istinto dell’uomo è essere libero. Nessun crimine quindi è vantaggioso se si rischia l’ergastolo, può esserlo con la morte perché è passeggera e non genera terrore. Per essere efficace la pena di morte dovrebbe essere frequente , ma allora frequenti dovrebbero essere i delitti e non avrebbe più senso. L’ergastolo è più doloroso poiché è l’insieme di più momenti dolorosi. Il criminale con la pena di morte ragiona in questo modo: “avrò un giorno di sofferenza ma molti anni di gioia e libertà”

Antonio Genovesi

Illuminista meridionale nato a Napoli nel 1713. Il tentativo suo è quello di collegare la nuova cultura Francese con filoni della tradizione italiana. Egli criticava certi aspetti dell’illuminismo francese ma ne appoggiava molti. Egli afferma che il fine della filosofia e delle lettere è giovare ai bisogni della vita umana, fine quindi di tipo pratico—> ottenere il bene degli uomini.
Ottenne la prima cattedra di economia politica in Europa e morì nel 1769.

Giuseppe Baretti

nato a Torino il 1719 e morto nel 1789, visse gran parte della sua vita a Londra, dove vi era un clima culturale più sereno. Tornato in Italia scrisse “la frusta letteraria”, rivista che uscì in 33 fascicoli tra il 1763 e il 1765. In questa rivista egli compie recensioni delle principali novità letterarie
italiane e gli articoli sono firmati con lo pseudonimo di Aristarco Scannabue, personaggio dietro il quale Baretti si nasconde, un militare a riposo a cui il curato della località legge le opere nuove e lui le commenta. Sono criticate le idee dell’arcadia, ma anche alcune posizioni illuministe. Le numerose polemiche lo costrinsero a cessare le pubblicazioni.
Baretti è il primo intellettuale moderno, il quale compie il propio lavoro di scrittore senza nessun mecenate che gli faccia da tutore, egli rende le proprie idee solo al pubblico, attraverso una grande efficacia comunicativa, dallo stile ora impetuoso ora ironico.

Gasparo Gozzi

Veneziano scrive di tutto (poligrafo) facendo soprattutto minuziose analisi della società. Fonda la “Gazzetta veneta” e “l’osservatore” (Preso sul modello dello spectator inglese), dai suoi scritti si nota un certo pessimismo che non lo identificano come illuminista vero e proprio.

Carlo Goldoni

Nasce a Venezia il 1707, figlio di un medico fa l’avvocato fino al 1747.Si dedica per hobby al teatro e ha un idea di esso completamente diversa rispetto alla commedia dell’arte, il suo tentativo di riforma si evolve nel 1747 con “la donna di Garbo”, che attira l’attenzione del capo-comico Girolamo Medebach con cui inizia a lavorare a Venezia. Con egli lavora al teatro sant’Angelo sotto contratto di 4 anni e con il dovere di fornire 8 commedie l’anno. A contratto finito si trasferisce nel teatro san Luca dove rimane fino a che le polemiche su di lui non diventano talmente tante che preferisce accogliere l’invito del “teatro all’italiana” a Parigi; qui però l’accoglienza non è delle migliori, è infatti costretto a comporre commedie che seguono la classica commedia dell’arte, rinunciando ai principi della sua riforma. Muore a Parigi nel 1793.

Riforma del teatro

• a Venezia, città natale di Goldoni, in seguito alla crisi economica del 600, i borghesi investirono molto sul teatro, che divenne una vera e propria “impresa” (impresa teatrale); Il teatro acquisì così un enorme importanza e lo stesso pubblico si allargò, non era più solo aristocratico ma ora tutte le classi vi partecipavano.
• Col passare del tempo la commedia dell’arte, i cui caratteri erano sempre fissi e le situazioni pressoché simili ogni volta, cominciava a diventare monotona e noiosa—> mancanza di fantasia e di situazioni particolari diverse da quelle tradizionali. In Italia la commedia dell’arte era caratterizzata da canovacci, quindi niente testi scritti e battute ma solo la trama generale, maschere e individui fissi al posto di veri e propri personaggi e dall’improvvisazione.
In questo clima si fa spazio Goldoni che attua una vera e propria riforma che affonda le radici nel desiderio di novità illuminista e di semplicità, la sua idea gli fu data da 2 libri figurali: del Mondo e del Teatro:
1) Teatro: vero protagonista era il pubblico, che si metteva in rapporto con l’attore stesso
(Goldoni in fatti in scena chiama spesso l’attenzione del pubblico) cercando di coinvolgerlo il
più possibile.
2) mondo: protagonista è anche la realtà, il mondo esterno viene proiettato in scena cosicché ilpubblico riconosca sé stesso nelle situazioni presentate. Le scenografie corrispondevano a veri e propri luoghi pubblici di vita quotidiana
si crea quindi un ponte tra teatro e mondo, il mondo entra nel teatro e ciò offre la possibilità al pubblico di riflettere e creare una propria opinione sulle situazioni sociali; Goldoni può quindi chiamarsi illuminista del teatro poiché innovatore a livello teatrale e ciò che compie lo fa per la fruizione pubblica, il pubblico non va più in teatro per fuggire dalla realtà ma per commentarla.
Nella sua riforma ruolo importante lo assume in oltre la borghesia, non più beffata ma rappresentata con i suoi problemi sociali in maniera seria (Epopea della borghesia), lo stesso pantalone viene conservato come onesto mercante veneziano.
la riforma è graduale poiché a Goldoni non giunse l’idea immediatamente ma si sviluppò man mano in scena attraverso prove (non è da una teoria che nasce la rappresentazione, ma dalla rappresentazione nasce una teoria), inoltre Goldoni non poteva presentare al pubblico un cambiamento così importante, poiché avrebbe generato solamente shock e non sarebbe piaciuto, e da impresario quale era necessitava di portare pubblico nel teatro, doveva quindi abituarlo. La riforma avvenne gradualmente in alcune delle sue oltre 200 opere teatrali, il suo obiettivo era di sostituire i canovacci con testi scritti, le maschere e gli stereotipi con personaggi unici e particolari nel loro genere ed eliminare la figura del servo:
1) “momolo cortesan” (1738): solo la parte del protagonista è scritta per intera
2) “la donna di garbo” (1743): prima commedia interamente scritta
3) “Pamela nubile”: furono eliminate le maschere
4) “I Rustighi” (1760): furono eliminati i servi
Nelle sue commedie, poiché il governo veneziano era aristocratico, non metteva in scena né la nobiltà veneziana né i preti, per evitare polemiche dal governo o dal clero; nonostante queste garanzie la riforma funzionò solo fino alla scadenza del contratto con Medebach, quando incontrò l’ostilità sia degli attori, che erano soliti fare 1 solo personaggio ed erano specializzati in quello , di Medebach con cui ebbe una discussione, che del pubblico stesso. Di fronte al rifiuto della sua riforma egli cominciò a criticare anche la borghesia stessa valorizzando il popolo, ne è l’esempio “i rustighi” dove vengono rappresentate le sfaccettature negative della borghesia attraverso 4 diversi vecchi mercanti. Con l’aumento delle proteste si trasferirà poi a Parigi e qui morirà nel 1793.
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