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Francesco Petrarca, Solo et pensoso i più deserti campi, (Canzoniere, XXXV)


Testo

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co•llui.

Parafrasi

Solo e pensieroso attraverso i campi più deserti
sto camminando in modo assorto e a passi lenti
e volgo gli occhi con attenzione per evitare
quei luoghi in cui un’impronta umana segni la sabbia.

Non sono in grado di trovare altri ripari che mi permettano di evitare
che la gente si accorga con chiarezza del mio stato;
affinché negli atteggiamenti che rivelano tristezza
dal di fuori si possa leggere come io arda nel mio intimo:

cosicché io ormai credo che monti e pianure
e fiumi e boschi sappiano di che qualità
sia la mia vita, che invece agli uomini è nascosta

Ma non so trovare luoghi tanto impervi ed inospitali
tali che Amore non mi accompagni sempre
colloquiando con me ed io con lui.

Commento


Il tema del sonetto è la ricerca della solitudine da parte del poeta per trovare un conforto al suo tormento interiore, ma tutto è inutile perché Amore, causa della sua sofferenza, non lo lascia mai un instante.
I sentimenti dominanti sono dunque la solitudine ed il contrasto intimo. Il poeta concentra l’attenzione sul suo io e lascia tutto il resto nel vago: la donna amata non è nemmeno ricordata, i campi sono deserti e solo indirettamente il lettore capisce la causa della sua inquietudine.
L’aspetto esterno è delineato da una serie di aggettivi o di espressioni, tipiche del campo semantico della tristezza: aspetto mesto, solitudine, fuga dagli altri, atteggiamenti lontani dalla gioia.. Il suo dissidio interiore, invece, è concretizzato da tutta una serie di antitesi: egli cerca i segni di una presenza umana solo con l’intento di fuggire gli altri uomini, cerca di nascondere agli altri la qualità della sua vita (v. 11), ma al vv. 9-10 si apprende che essa è nota a tutti, la strada che percorre è aspra e selvaggia, ma Amore, nonostante questo, continua a fargli compagnia, il suo atteggiamento è intriso di tristezza, ma il suo cuore arde. Diverse espressioni sono in antitesi: schermo/manifesto, monti/piagge. Inoltre il sonetto si apre con un’immagine di solitudine e termina con un colloquio fra il poeta e Amore che, si presuppone, accentui il tormento interiore.
Il sonetto è anche un chiaro esempio di naturalezza espressiva che si basa sul modello letterario classico che Petrarca ha sempre cercato di perseguire, anche con il suo continuo labor limae: il poeta tratta delle proprie passioni, ma le controlla, le domina razionalmente secondo quello che era l’ideale della saggezza degli scrittori antichi, antitetico al comportamento dei poeti romantici e moderni. Questa volontà di autocontrollo si rivela anche nel controllo della forma: le quattro strofe sono autonome dal punto di vista sintattico, all’interno di ogni quartina, si nota una pausa dopo ogni due versi (=distico) rappresentata da una virgola o da un punto e virgola, i versi dispari presentano degli enjambements. Questo crea un senso di regolarità, tant’è vero che i versi delle due quartine andrebbero letti due a due. Nelle terzine, la pausa è collocata in entrambe alla metà e alla fine del terzo verso. Il senso di pacatezza ci viene anche trasmesso dalla disposizione simmetrica di due termini accoppiati:
1° e 2° verso della 1.a quartina e 1° e 2° verso della 1.a terzina (solo e pensoso, tardi e lenti, monti et piagge, et fiumi et selve)
3° verso e 4° verso della 1.a quartina (gli occhi porto, l’arena stampi): in questo caso la disposizione simmetrica è data dalla presenza del complemento oggetto che precede il verbo.
In conclusione, si può dire che , in questo sonetto, Petrarca rievoca il suo tormento amoroso in modo ordinato e pacato, senza lasciarsi prendere da un’eccessiva spontaneità e a tale impressione si giunge non solo con le immagini ma anche con la metrica e la sintassi usata
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